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Omicidio di Maria Biancucci:
arrestato un uomo di 49 anni,
decisive le tracce di dna

MONTEGIORGIO - Ad incastrare L.D., residente a Porto Sant'Elpidio (Fermo), sono state le tracce del dna trovate dai Carabinieri del Ris sotto le unghie della vittima e sul nastro usato per immobilizzarla
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Maria Biancucci

di Giorgio Fedeli

Clamorosa svolta nelle indagini sull’omicidio di Maria Biancucci, la 79enne di Alteta di Montegiorgio (Fermo) uccisa la notte dell’11 marzo scorso. Si tratta di L.D., 49 anni, di Porto Sant’Elpidio (Fermo), senza fissa dimora. L’uomo nei giorni scorsi è stato sottoposto a fermo preventivo, convalidato dal gip di Fermo che ne ha disposto la custodia cautelare nel carcere ascolano di Marino del Tronto con le pesantissime accuse di rapina e omicidio aggravato.

A incastrare l’uomo, nulla facente e con precedenti reati di droga e contro il patrimonio, sarebbero state delle tracce di dna trovate dai Carabinieri del Ris sotto le unghie della vittima e sul nastro usato per immobilizzarla. Da quanto emerge dalle indagini sembra che i Carabinieri di Montegiorgio e i reparti investigativi e scientifici del comando provinciale dell’Arma di Ascoli fossero sulle tracce dell’uomo, o comunque che lo avessero identificato già da diverso tempo. Ma hanno atteso prima di far scattare il fermo per identificare eventuali complici.

Sì, perché fin da subito si era capito che a far irruzione nella casa della 79enne uccisa nella sua dimora di Alteta, erano state almeno due persone. Insomma gli inquirenti, guidati dal procuratore della Repubblica di Fermo Domenico Seccia e dal sostituto procuratore Francesca Perlini, pensano che la banda sia composta da tre persone.

Quella tragica notte, a trovare la donna priva di vita, immobilizzata sul letto, era stato il figlio Marcello al rientro a casa. Da lì l’sos ai sanitari e ai carabinieri. E subito scattate le indagini, partendo da quella finestra rotta sul retro della casa, dalla quale i criminali si sono introdotti in casa. Per poi fuggire con 300 euro.

I rilievi tecnici effettuati in quelle ore dai Carabinieri, permisero di repertare tracce di natura biologica (saliva e formazioni pilifere) sul nastro adesivo usato per legare la vittima e sul letto dove era riverso il corpo. Nel corso dell’autopsia venne poi rinvenuto materiale biologico sotto le unghie della donna. Durante le indagini sono anche stati analizzati i filmati delle telecamere pubbliche e private presenti sul territorio, i tabulati telefonici nonché effettuata la comparazione dei profili genetici emersi durante il sopralluogo che sono risultati compatibili con quelli del 49enne.

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