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Omicidio Albertini, il superperito:
«La vittima non morì
per la caduta in casa»

ANCONA - Il professor Cristian D'Ovidio ha consegnato la relazione sul decesso dell'ascolano morto il 17 febbraio del 2016 dopo un pestaggio in piazza del Popolo. Grande attesa per la sentenza dei giudici
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Cristian D’Ovidio

C’è grande attesa per la sentenza di Appello del processo per la morte dell’ascolano Giovanni Albertini avvenuta il 17 febbraio 2016 a seguito di un pestaggio in piazza del Popolo. L’udienza è ancora in corso ad Ancona. Intanto sono emersi alcuni particolari della perizia-bis chiesta dai giudici anconetani che hanno incaricato l professor Cristian D’Ovidio dell’Università di Chieti già consulente nel caso ella target dell’Hotel Rigopiano. In particolare era stato chiesto a D’Ovidio, su richiesta degli avvocati difensori dei due condannati in primo grado, di chiarire se la successiva caduta in casa di Albertini (in bagno) sia stata una causa determinante del decesso. Il perito, invece, che ha sostituito il medico che svolse la prima consulenza, ha escluso che la successiva caduta accidentale in casa “possa rientrare nello sviluppo causale che ha condotto al decesso Albertini”. In primo grado sono stati condannati il pugliese Damiano Chirico, a 12 anni in quanto ritenuto maggiormente responsabile dei colpi che provocarono le lesioni mortali e il tabaccaio ascolano Giorgio Giobbi a 2 anni per lesioni.

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