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Dossi-montagna,
attraversamenti e strettoie:
«La pista ciclabile è piena di errori»

ASCOLI - La critica arriva dagli "Amici della Bicicletta" e riguarda il tratto che il Comune sta realizzando dalla stazione al ponte di San Filippo. Sotto accusa i passaggi tra via Cola d'Amatrice e viale della Repubblica: «Così non si incentiva la mobilità dolce, esistevano alternative più economiche e pratiche»

di Luca Capponi 

Dossi alti come montagne, attraversamenti continui della carreggiata e, soprattutto, lo snodo tra via Cola d’Amatrice e viale della Repubblica, con tanto di sovrapposizione ardita tra pista e camminamento pedonale: sono queste le perplessità, per usare un eufemismo, che gli “Amici della Bicicletta” esprimono in merito al nuovo tratto di pista ciclabile che collegherà la stazione al ponte di San Filippo.

La ciclabile nel tratto di via Cola d’Amatrice

Alle polemiche dei giorni scorsi relative al dosso realizzato e poi eliminato davanti all’istituto industriale “Fermi”, più che dosso una vera altura che con la prima pioggia si è trasformata in piscina, seguono i rilievi dell’associazione capitanata da Enzo Impiccini, che vanta una solida base nazionale ed è attiva da anni sul territorio.
«Così come sta sorgendo rischia di essere una cattedrale nel deserto ed uno spreco di soldi pubblici -attacca-. I problemi per ciclisti e automobilisti restano irrisolti poiché il tracciato risulta pieno di errori progettuali, nessuno sarà invogliato a percorrerlo. Eppure la mobilità dolce andrebbe stimolata. Ci sono realtà in cui la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, composta da persone che utilizzano le due ruote tutti i giorni della settimana, collabora fattivamente con le Amministrazioni, e i risultati si vedono. Ad Ascoli questo dialogo col Comune non c’è mai stato e si va avanti a tentoni».

In bocca al lupo a chi percorre il passaggio pedonale nelle ore di entrata o uscita delle scuole

Tra le criticità esposte, come detto, ci sono i continui attraversamenti di carreggiata della pista, in totale cinque più un incrocio, in cui per regola il ciclista dovrebbe scendere dal mezzo e procedere a piedi. A un certo punto, in via Cola d’Amatrice, il punto più “cervellotico“: la pista si interrompe, occorre anche lì scendere e percorrere a piedi il passaggio pedonale che scende a sinistra lungo viale della Repubblica per arrivare davanti alle scuole “Ulpiani” e “Fermi”. «E’ stretto persino per una bicicletta, inadatto ma anche pericoloso perché nella svolta non si vede nulla e si rischia di andare addosso ai pedoni che già faticano a passarci. Pensate cosa può accadere all’uscita o all’entrata delle vicine scuole» spiega Stefano Farina, anche lui degli Adb, che si produce anche in una esplicativa dimostrazione pratica di quanto sostenuto. Certo, c’è anche un segnale specchiato di segnalazione, peccato però che sia inutilizzabile poiché offuscato dagli spray delle bombolette.

Stefano Farina mostra la svolta con tanto di segnale inutile

«Ci arroghiamo il diritto di dire che siamo i massimi esperti di mobilità ciclistica e che non siamo mai stati contattati sui possibili percorsi alternativi ed economici per arrivare al Ponte di San Filippo e quindi a Monticelli -aggiunge Impiccini-. Visto che il sottopasso non potrà mai accogliere una ciclabile, bastava bypassarlo. Una soluzione sarebbe stata continuare la ciclabile che scende da viale Indipendenza a fianco della Camera di commercio fino alla rotatoria per poi percorrere via Cola d’Amatrice fino al Conad e quindi servirsi del sottopassaggio ferroviario a sinistra che ci porterebbe vicinissimi al ponte di San Filippo. Un’altra soluzione? Al semaforo che incrocia via Marini e via Murri (davanti Aci) la ciclabile poteva inoltrarsi nel quartiere Pennile di Sotto e percorrendo le sue strade interne arrivare dentro l’Istituto Agrario e da lì verso il Ponte di San Filippo. Un’altra alternativa ancora più economica? La circonvallazione, passando per lo stadio delle Zeppelle; un’arteria pensata alla fine degli anni ’60 estremamente sovradimensionata per il traffico. Per quanto è grande è capace addirittura di contenere due ciclabili in entrambi i sensi».

Farina e Impiccini

Insomma, questo è quanto. Anche se poi la questione mobilità dolce non si esaurisce. «Nel 2009, inaugurando la ciclabile a Villa Rendina, il sindaco Castelli disse che entro un anno saremmo arrivati al mare. Dopo dieci anni non abbiamo ancora idea di come arrivare a Colli. Non c’è una progettualità e le idee vengono cambiate in continuazione. Ascoli non ha diramazioni nei quartieri, non ha “zone 30”, non ha il senso unico eccetto bici, non ha postazioni avanzate ai semafori, non permette alle bici di percorrere le corsie degli autobus cittadini, non incentiva chi va al lavoro in bici né chi compra una bici soprattutto elettrica. Tutte queste cose elencate sono il futuro e parecchi Comuni le stanno realizzando ma non Ascoli che ancora naviga nel passato. Basta guardare quello che è accaduto con il bike sharing».

Il dosso davanti alla Questura

Infine, un parere sull’obbrobrio (chiamarla pista non ha più senso) sul Castellano (qui l’articolo). «Quella pista non doveva vedere la luce in quel punto, a ridosso del fiume; ci spiace dirlo ma va lasciata morire, la natura faccia il suo corso. -conclude Impiccini- Spendere altri soldi oltre quelli già stanziati sia per il progetto che per le riparazioni successive (oltre 2 milioni di euro dalla Provincia) non ha senso».
Gli Amici della Bicicletta, per tutti i martedì di aprile alle 18, organizzano una serie di incontri sulla mobilità dolce alla Bottega del Terzo Settore.
Post scriptum: ovviamente i dossi davanti alla Questura e in via Cola d’Amatrice, alti tanto quanto quello della discordia davanti alle Industriali, sono ancora lì. Ma se era pericoloso uno (anche per i mezzi di emergenza di 118 e pompieri), non lo sono tutti? Mistero.

 

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