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L’addio di San Benedetto
al presidentissimo Ferruccio Zoboletti
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SAN BENEDETTO - Tanta gente all'ultimo saluto al massimo dirigente della Samb dei tempi eroici in B. Toccante lettera letta dalla nuora Nicoletta Broggi. Il figlio Afro: «Dicevi che eri un uomo fortunato, ma i fortunati siamo noi ad averti avuto come padre». Tanti ex rossoblù e lo stato maggiore dell'attuale società

di Benedetto Marinangeli

Tante persone hanno reso l’ultimo omaggio al presidentissimo Ferruccio Zoboletti. Fiori (c’era anche una corona con la scritta curva sud Ballarin) e maglia della Samb personalizzata sulla bara ma anche tanta commozione per la scomparsa di un uomo che ha lasciato un segno profondo in tutta San Benedetto. Tutti si sono stretti nell’abbraccio alla moglie Diana Lanciotti Zoboletti ed ai figli Afro, Stefania e Andrea.

Per ciò che Zoboletti ha rappresentato sia a livello imprenditoriale che a livello sportivo, ci si aspettava una maggiore partecipazione ma il gran numero di gente presente alla cattedrale Madonna della Marina e le parole appassionate di don Gianni Croci, di Afro Zoboletti e soprattutto la lettera lasciata dal “presidentissimo” ai familiari hanno cancellato tutto, nel ricordo di un uomo veramente speciale.

Una lettera che è stata letta al termine della funzione religiosa dalla nuora Nicoletta Broggi moglie di Andrea Zoboletti. Parole estremamente toccanti ma allo stesso tempo semplici.

“Sono venuto qui a San Benedetto che avevo ventuno anni – si legge – tutti i giorni in campagna dove la gente ha apprezzato la serietà degli impegni presi. Sono passati così 62 anni ed ora seduto sulla mia poltrona di sempre mi ritrovo a ricordare il passato per me molto fortunato. Su tutto la famiglia, la salute, il riconoscimento sul lavoro e negli altri settori dove mi sono impegnato cercando di fare bene, però mai da solo, ma con amici appassionati come me che hanno contribuito con dedizione e sacrificio nella Samb come nel Circolo Tennis. Quello che mi sorprende è quando qualcuno che mi stringe la mano mi dice che è un onore conoscermi. Certo, sono cose che fanno piacere, ma mi sembra esagerato. Io faccio quello che ho sempre fatto, il mio dovere. Con l’impegno, la passione per il lavoro e per lo sport. Le persone nel loro ruolo sono tutte importanti. Non so perché scrivo queste cose, forse alla mia età è una specie di cammino verso il traguardo finale. Quando non ci sarò più forse i figli dei miei nipoti chiederanno “com’era vostro nonno, cosa faceva? Leggendo cose di allora si divertiranno a parlare di me come fanno ora, anche loro con me. Ho tanti bellissimi ricordi, volti e voci di amici, di affetti, di tempi passati insieme in una vita piena. Siamo di passaggio, dobbiamo fare la nostra parte. Non possiamo prevedere e programmare. Ed è per tutti uguale. E’ giusto”.

Don Gianni Croci, nell’ omelia, ha ricordato così la figura di Ferruccio Zoboletti. «Penso alla Porto d’Ascoli del dopoguerra e alle tante persone che avevano bisogno di lavoro. Per loro – ha detto – Zoboletti è stato una risposta con la sua azienda ortofrutticola. Lavorare da Zoboletti significava essere alle dipendenze di una persona rispettata e rispettabile, vedersi sempre pagati stipendi e contributi. La testimonianza più grande che arriva dalla sua vita è che si può fare tanto senza alzare la voce. Anche per me che non sono ferrato in tema sportivo il nome di Zoboletti equivaleva agli anni d’oro della Sambenedettese, ai grandi campioni che hanno giocato qui. Ha messo in campo la propria genialità e creatività con disinteresse e slancio».

Ha infine preso la parola Afro Zoboletti. «Grazie a tutti per il calore e l’affetto, avete trasformato un momento di dolore in un momento di orgoglio. Abbiamo ringraziato anche l’Ascoli Calcio che ci ha inviato un bellissimo messaggio, ma soprattutto i suoi ex calciatori della Samb che considerava i suoi figli e gli amici del C.T. Maggioni. Senza dimenticare i ragazzi della Curva Nord. Dicevi sempre che eri un uomo fortunato, ma devo contraddirti: i fortunati siamo noi ad averti avuto come padre. Riposa in pace».

All’ uscita dalla Cattedrale c’erano gli ultras della Samb con il loro striscione “Ciao Ferruccio, presidente di altri tempi” ed è subito partito il coro: “C’è solo un presidente” ed alla fine la bara è stata accompagnata dai versi di “Nuttate de luna” intonata dai tifosi presenti. Presente lo stato maggiore della Samb con il diggi Walter Cinciripini, il team manager Italo Schiavi ed il segretario Nazzareno Marchionni che ha avuto l’onore di lavorare con Ferruccio Zoboletti. Ma anche tanti ex rossoblù non sono voluti mancare all’ ultimo salto al presidentissimo.

A partire dalla bandiera Paolo Beni, Francesco Chimenti, Nicola Ripa, Maurizio Simonato, Ivo Di Francesco, Alfiero Caposciutti, Bruno Ranieri, Enrico Piccioni, Bruno Piccioni, Pasqualino Minuti, Pino D’ Angelo, Ottavio Palladini, tanto per fare dei nomi. Da Roma è arrivato anche Carlo Pascucci che per una sola stagione ha vestito la maglia della Samb. E poi gli ex sindaci Paolo Perazzoli, particolarmente commosso e Giovanni Gaspari. Nei primi banchi ecco il primo cittadino Pasqualino Piunti, gli assessori Andrea Traini e Annalisa Ruggieri ed il consigliere comunale Pierfrancesco Troli. Tutti uniti nel ricordo del presidentissimo Ferruccio Zoboletti.

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LA FOTOGALLERY DI ALBERTO CICCHINI

 

 

 


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