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Terremoto e crisi, sindaci all’attacco
Stangoni: «Pronti a scendere in piazza»
Petrucci: «Grave non si parli del sisma»

A TRE ANNI dal 24 agosto 2016 gli interrogativi sono tanti e le prospettive latitano. Il nuovo probabile cambio di governo, con le dimissioni del presidente Conte, gettano altra incertezza. Ad Acquasanta ed Arquata i primi cittadini non mollano, annunciando forme di protesta e denunciando una situazione di oblio perdurante

di Luca Capponi 

«Se dovesse continuare questa situazione di non ascolto siamo pronti a scendere in piazza e a mettere in atto forme di protesta molto forti». Il messaggio è chiaro. E ancor più sdegnato dopo quanto accaduto durante il discorso del presidente del consiglio Giuseppe Conte, che nel dare le dimissioni in Senato (ed elencando le cose fatte dal suo governo) non ha speso una minima parola sulla ricostruzione post terremoto. Cosa che non è di certo passata inosservata, soprattutto nel cratere dove da ormai tre anni si soffre e si stenta a tirare avanti.

Stangoni e Petrucci a Rimini per parlare di sisma

Un tema, questo, affrontato anche tra i padiglioni del Meeting di Rimini in corso di svolgimento nella città romagnola, dove sono intervenuti, tra gli altri, i sindaci Aleandro Petrucci (Arquata del Tronto) e Sante Stangoni (Acquasanta Terme). Due che di certo non le mandano a dire.
«Le scelte vengono fatte a Roma ed è lì che si decide cosa si vuol fare del sisma -attacca Stangoni-. Abbiamo chiesto anche al commissario Farabollini di riferire per evitare una nostra protesta forte. Tutto deve essere ragionato ma allo stesso tempo dobbiamo ricordarci che oggi non c’è un governo. Se prima non c’era un interlocutore con il governo presente, adesso che non c’è neanche quest’ultimo non si sa proprio con chi parlare. E’ inutile fare qualsiasi cosa perché non ti dà ascolto nessuno. Se dovesse perdurare questo stato di cose, ripeto, siamo pronti a farci sentire anche in maniera vibrante».

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«Trovo gravissimo che nessuno, tanto meno Conte, durante la seduta di commiato abbia parlato del terremoto del centro Italia -specifica Petrucci-. Non un accenno, un discorso, una prospettiva. Niente. Ci siamo battuti in questi anni per avere una legge organica sul sisma, un provvedimento ad hoc, e invece si è andati avanti a intermittenza, senza una visione d’insieme. Ora rischiamo di avere il quarto cambio di commissario dal 2016. Questa nostra tragedia è finita nel dimenticatoio e il paradosso è che rischiamo di scendere in strada a protestare, ma contro chi?».
Durante l’evento riminese, si è parlato sì di negatività, ma anche di come poter rilanciare un territorio già in sofferenza prima della tragedia. «Oltre alla ricostruzione e a tutte quelle mancanze dell’esecutivo sul sisma, ci siamo giustamente soffermati sulle potenzialità attrattive e sulle peculiarità delle nostre zone -continua Stangoni-. L’obiettivo è di incentivare il turismo e far passare anche gli aspetti positivi, le bellezze paesaggistiche e culturali che abbiamo, in un’ottica di rilancio futuro».

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