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Sisma, scuole e sicurezza
Il Comitato: «Tutto uguale a 50 anni fa,
la totalità degli edifici
senza vulnerabilità né certificazioni»

ASCOLI - A una settimana dall'inizio dell'anno scolastico tornano a farsi sentire gli esponenti della onlus che si interessa del delicato tema: «Dalla nuova Amministrazione comunale tante promesse ma pochi fatti. In città la situazione è bloccata, nessun istituto possiede il “Certificato di rispondenza alla normativa antisismica”. Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti ma non c'è stata risposta». A Castel di Lama il progetto "Mettiamoli al sicuro" con rilevatori e banchi antisismici partirà in via sperimentale alla "Mattei"
sabato 7 Settembre 2019 - Ore 16:47
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di Luca Capponi 

Manca una settimana all’inizio del nuovo anno scolastico. Ma la battaglia del Comitato Scuole Sicure è andata avanti anche d’estate. Poggiandosi su un dato che finora non ha trovato smentite: «Ad Ascoli non esiste una sola scuola con indice di vulnerabilità pari a 1, esistono due scuole di cui si conosce l’indice ma è bassissimo; delle altre possiamo solo immaginarlo».

Enrico Gaspari

A parlare è il presidente del comitato, Enrico Gaspari, che si mostra molto critico con l’atteggiamento che l’Amministrazione comunale sta tenendo sul tema da qualche tempo a questa parte. Piccola parentesi: l’indicatore di rischio sismico si ottiene dal rapporto tra la capacità resistente del fabbricato e la domanda in termini di resistenza o spostamento prevista dalla Normativa Tecnica: è positivo se l’indicatore è maggiore (o uguale) a 1, negativo se minore di 1.
«Dopo i vani tentativi di dialogo con l’Arengo -continua Gaspari- abbiamo lanciato il progetto “Mettiamoli al sicuro” (ospitato e lodato anche in Parlamento lo scorso aprile, ndr), che consiste nel dotare le aule di sensori e banchi antisismici, recepito però solo dall’Amministrazione di Castel di Lama che ha individuato una scuola pilota, la “Mattei”, per metterlo in pratica. Ad Ascoli ci si dichiara aperti e pronti al confronto ma nei fatti non è così, finora solo muri. Abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti ormai da mesi, ma anche questo ci viene inspiegabilmente negato. Di fatto tutto è uguale a 50 anni fa».

Un esempio di banco antisismico

Quello che denuncia il Comitato Scuole Sicure, in sostanza, oltre alla mancanza di alcuni fondamentali requisiti negli istituti (altro dato fornito: il 100% delle scuole ascolane non dispone del certificato antisismico), è lo scarsa considerazione del problema da parte degli stessi genitori e la mancanza di ascolto da parte degli enti preposti.
Parentesi numero due: come riportato dal sito del Cae (che si occupa, come da acronimo, di Certificazione Antisismica Edifici), “Gli edifici scolastici devono possedere per legge il “Certificato di rispondenza alla normativa antisismica” e tale certificato deve essere allegato al “Documento di valutazione dei rischi” che viene predisposto in ogni istituto scolastico ad opera del dirigente scolastico. Se la scuola non possiede tale certificato deve richiederlo all’ente proprietario, ovvero al Comune nel caso di scuole fino al 1° grado, oppure alla Provincia per le scuole superiori. E’ lo stesso ente proprietario che deve provvedere agli eventuali interventi di adeguamento sismico e, se questo non interviene, è compito del dirigente scolastico anticipare il costo dei lavori o sospendere le attività”.

«Tutti si ricordano di questo argomento solo quando tornano le scosse di terremoto, purtroppo, genitori compresi -è la conclusione di Gaspari-. Il nuovo sindaco Marco Fioravanti ha dichiarato di avere progetti pronti e che si sarebbe confrontato con le associazioni; a noi risulta di essere l’unica onlus registrata che tratta il tema della sicurezza nelle scuole ad Ascoli ma con noi non ha parlato nonostante abbiamo chiesto un incontro formale e fatto richiesta di accesso ai progetti. Tanta ostilità (presente anche nella precedente Amministrazione) non ce la spieghiamo, se non per evitare confronto con chi può ribattere ed è informato. Potremmo far domande, chiedere delle vulnerabilità che non ci sono, chiedere di vedere progetti, e forse andrebbero in difficoltà; potrebbe essere questo il motivo. E’ un’idea mia, sia chiaro, che si eviti il confronto con chi potrebbe dibattere seriamente. Vediamo tante promesse, ma concretamente nulla di fatto».

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