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Strage dei Tornado, in Tribunale
la verità del perito dell’accusa

ASCOLI - Il comandante Giuliano Currado ha confermato le "carenze organizzative" nella missione che costò la vita ai quattro piloti militari. Sotto accusa anche la mancanza di comunicazione con la base di Brindisi

Le vittime

Una testimonianza fiume del consulente della Procura per ripercorrere gli ultimi momenti di vita dei quattro piloti militari primo dello schianto mortale sui cieli ascolani avvenuto il 19 agosto del 2014. E’ quello che è accaduto stamattina in Tribunale durante il processo per la morte di Mariangela Valentini, Paolo Piero Franzese, Giuseppe Palminteri e Alessandro Dotto (leggi l’articolo) per cui sono stati rinviati a giudizio (leggi l’articolo) due ufficiali dell’Areonautica accusati di omicidio e disastro colposi. Si tratta dell’inchiesta bis condotta dalla Procura di Ascoli. Di fronte al giudice Matteo Di Battista è stato ascoltato il comandante Giuliano Currado incaricato (insieme a Mario Pica, purtroppo nel frattempo deceduto) dal procuratore capo Umberto Monti. Il perito ha ripercorso le ultime fasi della missione addestrativa dei due Tornado fino al tragico scontro incrociando dati, piani di volo e le registrazioni audio dei piloti recuperate all’interno delle scatole nere ritrovate integre nelle campagne ascolane. Nel mirino sono finite soprattutto alcune “carenze organizzative” legate alla missione, confermate anche oggi in aula, e la mancanza di comunicazioni tra gli equipaggi e la torre di controllo di Brindisi dopo aver raggiunto San Benedetto. Senza dimenticare che erano partiti dalla base di Ghedi (Brescia) in modo invertito pur rimanendo in un range di tempo limite di 10 minuti. E così i Tornado “Freccia 21” e “Freccia 11”, non ricevendo alcuna indicazione, come confermato anche dagli audio degli stessi piloti, e non sapendo la posizione dell’uno e dell’altro finirono per scontrarsi sopra i cieli ascolani. Il processo è stato poi aggiornato a marzo per proseguire con l’audizione dei testi dell’accusa.

rp


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