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Impianti del Monte Piselli chiusi
Insorgono i maestri di sci:
«Stagione compromessa
e perdita di lavoro»

ASCOLI - Dopo l'annuncio del ricorso al Tar hanno deciso di alzare la voce. Sono i lavoratori della montagna che vivono di sport invernali. «La stazione di sci è morta e per la montagna non esiste una strategia di sviluppo. Cotuge simbolo di una politica miope. E Comune e Provincia sembrano contenti di non doversi occupare del futuro per questa fetta di territorio così importante per la città»

La partenza della seggiovia al Monte Piselli con molti sciatori in fila

«Il Cotuge è il simbolo di una politica incompetente e quantomeno miope alle esigenze del Piceno. Tale gestione sta mettendo a repentaglio il valore identitario di una città che ha fatto dello sci un pezzo importante dell’ascolanità». E’ un duro attacco quello dei maestri di sci nei confronti del Consorzio turistico del Comprensorio dei Monti Gemelli dopo la vicenda della gestione degli impianti di risalita del Monte Piselli. Col bando di gara vinto dalla società “Marco Finori srl” e col successivo ricorso al Tar da parte della “Remigio Group” che ha, di fatto, bloccato l’apertura delle piste almeno fino al 15 gennaio, giorno fissato per la sentenza.

I maestri Tania Montani, Andrea Montani, Ugo Cittadini, Emanuele De Santis, Stefano Odoardi, Sara Sirocchi, Alessandra Allevi, Lorenzo Alesi, Mauro Romano, Marco Romano, Luca Canala, Massimiliano Bolla, Giulio Latini, Carlo Trebaldi, Roberta Fioravanti, Giuliani Andrea, Franco Perini, Giovanni Scarpitti, Stefano Ferretti,  Francesco Cherri, Domenico Cagnetti, Mauro Marcucci, Serena Celani, Maurizio Celani in una lunga nota scrivono: «Un ente (il Cotuge, ndr) nato per la promozione e valorizzazione turistica del territorio montano del Colle San Marco, della Montagna dei Fiori e del Monte Foltrone e che, invece, nel corso degli anni non è stato in grado di rispondere alle esigenze del territorio impoverendo sempre più l’offerta, dismettendo impianti e attuando una politica di gestione senza nessuna visione né strategia. Per quanto riguarda il campo di nostra specifica competenza come maestri di sci – continua la nota – dopo la dismissione del Campo Scuola Monte Piselli 1 e 2, dopo lo smantellamento della Sciovia Tre Caciare, l’abbandono, per mai chiariti motivi, del tappeto acquistato dall’Amministrazione Comunale di Ascoli e posizionato a quota 1700 metri, quota con garanzia di neve per 90 giorni l’anno che ha sempre consentito ai Maestri di Sci di lavorare e agli appassionati di poter sciare con continuità, la chiusura del Rifugio Walter Pizi, la mancata assegnazione al vincitore del bando a seguito del ricorso al Tar di una delle società concorrenti è il colpo di grazia ad una realtà in sofferenza da anni. La stagione invernale – sottolineano i maestri di sci – è evidentemente compromessa e ciò determinerà la perdita di lavoro per molti professionisti della montagna che operano presso la stazione sciistica, quali i maestri di sci, oltre a un grave danno per le attività commerciali di settore come i negozi di articoli sportivi e i noleggi di attrezzatura invernale».

Lo splendido scenario del Monte Piselli

«SBIGOTTITI DALLA SUPERFICIALITA’ CON CUI L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE STA TRATTANDO IL PROBLEMA COTUGE»

«A ciò – continua la nota – si aggiunge il danno che subiranno le Società sportive della federazione Italiana Sport Invernali, costrette ad organizzare i campi di allenamento nelle stazioni di Sarnano, Bolognola se non in Abruzzo, Campo Felice, Campo Imperatore, con pesanti implicazioni logistiche e di costi aggiuntivi.  E infine, l’impossibilità di poter organizzare la formazione per le scuole primarie e secondarie della città durante le settimane dei mesi invernali. Un danno enorme che evidentemente poco importa agli amministratori. Si rimane sbigottiti dalla superficialità con cui l’Amministrazione comunale stia trattando il problema Cotuge. Questo nuovo Cda insediato ormai da un paio di anni doveva, con la sua azione, determinare il rilancio dell’intero territorio, ma purtroppo, alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni, ne ha determinato la chiusura. Al di là dei toni trionfalistici usati sui social e sulla stampa, a seguito di convegni, approvazioni di bilancio, nulla si nota di diverso e il declino appare inesorabile. Il problema – sottolineano i maestri di sci – è certamente antecedente gli ultimi eventi, di fatti, in tutti questi anni, amministratori e gestori che si sono succeduti hanno solo saputo reiteratamente concepire il favoleggiato mega impianto di risalita come bacchetta magica per un radioso futuro della montagna, senza nemmeno domandarsi o chiarire effettivamente quali impatti complessivi e quali costi annuali di gestione questi implicassero, e chi li sosterrebbe; e rimanendo rigidamente indisponibili persino ad ascoltare proposte provenienti da ampie rappresentanze della variegata comunità dei frequentatori e conoscitori della montagna. Comune e Provincia, che sono gli azionisti di maggioranza del Co.Tu.Ge., sembrano contenti di non doversi mai seriamente occupare di quale futuro ci debba essere per questa fetta di territorio così importante per Ascoli. intanto – puntualizzano i maestri – la stazione di sci è praticamente morta, per la montagna nel suo insieme non esiste alcuna vaga strategia di sviluppo. Non entriamo nel merito della gara di assegnazione per la gestione degli impianti di Monte Piselli, i partecipanti alla gara hanno tutto il diritto di tutelare la loro capacità di fare impresa ed i loro interessi, sono vittime come gli utenti e i lavoratori del settore di un sistema che non funziona».

Le piste da sci Monte Piselli

«COME SI PUO’ PENSARE DI FARE UN BANDO PER LA GESTIONE DI UNA STAZIONE INVERNALE AD OTTOBRE?»

«Ci chiediamo come sia solo lontanamente immaginabile poter pensare di fare un bando per l’assegnazione della gestione di una stazione invernale per 5 anni ad ottobre – riprende la nota -. Gli amministratori Cotuge hanno una vaga idea di cosa significhi programmare, mettere in moto, gestire una stazione invernale, ma soprattutto, gli enti proprietari hanno una vaga idea di cosa sia il turismo invernale, o quello legato agli sport invernali di come si faccia sistema, di quale sia il focus, lo standard, l’offerta minima. Peraltro, per un’area come quella dei Monti Gemelli, andrebbe messa a punto una strategia territoriale complessiva, da formulare in concerto con le tante vocazioni, qualità, frequentazioni e legami con il territorio circostante. Una strategia complessiva da cui anche il turismo, nelle sue varie declinazioni, possa trarre importante e necessaria linfa. Di questa sensibilità – stigmatizzano ancora i maestri – non vi è traccia tra gli amministratori, nonostante aperti solleciti e suggerimenti siano stati avanzati ripetutamente in questi ultimi anni. Chiediamo agli amministratori ascolani, Comune e Provincia, di prendere immediatamente posizione a riguardo della situazione creatasi, per cercare di capire se almeno una parte della stagione sciistica e quindi il lavoro di diverse decine di persone possa essere salvato, contestualmente si rende necessaria una inversione di rotta del Cotuge che va riformato subito, nel senso di un approccio complessivo di cui sopra».

La seggiovia di Monte Piselli

«CI AVVICINIAMO ALLA FINE VITA TECNICA DELLA SEGGIOVIA TRE CACIARE. QUALI SONO LE POSIZIONI DI COMUNE E PROVINCIA?»

«Chiediamo una presa di posizione forte su una ulteriore urgenza, che aggrava la situazione della stazione sciistica – fanno notare ancora i maestri -, ovvero, ci avviciniamo alla fine vita tecnica della seggiovia Tre Caciare, la programmazione per la sostituzione dell’impianto va fatta ora, (progettazione, richiesta di finanziamento, coinvolgimento del Parco Gran Sasso Monti della Laga) altrimenti la stazione chiuderà per sempre. Quali sono le posizioni del Comune di Ascoli e della Provincia? Volete la chiusura dell’impianto dopo 50 anni? Ditelo, a coloro i quali ci lavorano, i professionisti della montagna, i titolari di attività commerciali e ditelo a tutti gli appassionati, prendetevi la responsabilità di una comunicazione chiara e netta, fate capire che tipo di sviluppo avete in mente per le generazioni future. La tradizione, la cultura, l’identità valoriale di un territorio che è molto più che un solo luogo di sport, non possono essere cancellate da gestioni approssimative e inadeguate oltreché da politiche messe in atto da Enti locali che risultano tristemente inconsapevoli di un così grande patrimonio. E’ necessario che gli attori principali, gli enti proprietari del Cotuge – conclude la nota – facciano delle scelte nette al fine di non permettere che l’improvvisazione metta a rischio un bene comune, la stazione invernale, che abbiamo il dovere di preservare».

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