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“A che servono gli uomini”,
Nancy Brilli mattatrice al Ventidio Basso

ASCOLI - In attesa del bis, la prima ascolana nel Massimo cittadino inizia con mezzora di ritardo, ma è valsa la pensa di aspettare. Le prestigiose firme dell'autrice Iaia Fiastri, le musiche del figlio Jacopo e Giorgio Gaber, il riadattamento curato dal Premio Oscar Lina Wertmuller

di Walter Luzi

Weekend con Nancy al teatro Ventidio Basso. La prima ascolana di “A che servono gli uomini” inizia con mezzora di ritardo ma è valsa la pena aspettare. Perchè lo spettacolo vanta firme prestigiose, come quelle dell’autrice Iaia Fiastri, e della neo Premio Oscar Lina Wertmuller, che ne ha curato il riadattamento. Due donne, talento puro il loro, e una lunga scia di successi lunga quasi due secoli. Iaia, regina della commediografia italiana, se n’è andata poco più di un anno fa. Il figlio Jacopo firma le musiche dello spettacolo insieme ad un altro fenomeno inconfondibile, Giorgio Gaber. La responsabilità di riportare in scena la commedia, a trentadue anni dall’esordio, è stavolta sulle spalle di Nancy Brilli, Daniele Antonini, Nicola D’Ortona, Fioretta Mari, Giulia Gallone e Igi Meggiorin.

Nessuno di loro tradisce le attese. La lunga ovazione finale di un gran pubblico, pur inizialmente tiepido, ne è eloquente testimonianza. Fioretta Mari fonde l’applausometro oscurando anche Nancy. La biondissima cinquantaseienne star romana arriva in ribalta, a sorpresa, dalla platea. Lei è Teo, Teodolinda Rosselli, single attraente e matura, delusa dagli uomini, ma assetata d’amore. Rassegnata dall’inettitudine sentimentale maschile fino a considerare una botta di culo l’essere riuscita ad evitarsi un matrimonio, ma, comunque, anelante alla maternità. Senza ricorrere, ovviamente, alla collaborazione di un uomo. A che servono gli uomini? E’, appunto, la domanda. Molte delle tante donne in teatro avrebbero, pronta, la stessa risposta: a cambiare le lampadine in casa. Maramalde. La soluzione dell’ inseminazione artificiale, in cui la bella Teo si avventurerà, dà il via alle risate.

Come sottolinea saggiamente una superba Fioretta Mari, nel ruolo della mamma del …donatore dell’indispensabile spermatozoo, non ci si capisce più niente: “Una volta volevamo… fare senza ingravidarci. Oggi vogliono ingravidarsi senza fare”. Non c’è davvero più religione. Il donatore è Osvaldo Menicucci, piacione irresistibile, sciupafemmine seriale, convinto mammone, e refrattario a ogni forma di relazione stabile e duratura. Un genere di macho latino verso la cui caratteristica tipologia cerebrale e comportamentale stanno mutando anche molte moderne girls d’assalto. Come la giovane procace e disinibita Samantha. Con l’acca ovviamente, che fa più sexy. Il cacciatore diventa preda. E si riaffaccia così l’eterna querelle fra sesso e amore. Chi cerca il primo può trovare, se è fortunato, anche il secondo. Chi cerca il secondo rischia, se è sforunato, di non trovare nulla.

Pene d’amore e defaillance erettili, conflitti personali quotidiani e incompatibili diversità genetiche, incombono sulla coppia. Gravidanze che possono unire, ma anche spaventare, e dividere. Soprattutto quando il nascituro ha la pelle nera, e il donatore (presunto) del seme, invece, bianca come la neo-mammina. Miracoli dell’amore. Che è sempre più forte di tutto. Vengo a prenderti stasera, sulla mia Torpedo blu.

Domenica 26 gennaio replica con inizio alle ore 17,30.

Nancy Brilli, Lina Wertmüller e una domanda: “A cosa servono gli uomini?” Riparte la stagione di prosa del Ventidio

 


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