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Bimbi malati, genitori preparati:
le dritte del primario di Pediatria

SANITA' - Ermanno Ruffini ha affiancato i medici di "Una mela al giorno", di Radio Ascoli, per spiegare come gestire i sintomi delle più comuni patologie pediatriche. Il coronavirus sarà al centro del prossimo appuntamento radiofonico. Un’utile precisazione: non serve più il certificato medico per la riammissione a scuola dopo 5 giorni di assenza per malattia

Ermanno Ruffini, direttore di Pediatria e Neonatologia di Area Vasta 5

di Maria Nerina Galiè

Quando i bambini stanno male, a volte i medici non sanno se dover rivolgere le loro attenzioni più al piccolo paziente che al genitore. Spesso apprensivi più del dovuto, mamme e papà vanno nel panico di fronte a sintomi che compaiono per la prima volta o difficili da attribuire sulla base delle loro competenze. Per questo i medici di “Una mela al giorno”, la trasmissione in onda su Radio Ascoli il giovedì con cadenza quindicinale, hanno ritenuto di dedicare una puntata all’argomento, avvalendosi dei preziosi consigli di Ermanno Ruffini, direttore del reparto Pediatria e Neonatologia dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli.

IL CERTIFICATO MEDICO PER IL RIENTRO A SCUOLA – Prima di entrare nel merito, ma rimanendo in ambito pediatrico, un’utile precisazione sulla riammissione a scuola dopo la malattia: nelle Marche non c’è più l’obbligo del certificato medico da presentare dopo 5 giorni di assenza per malattia. E’ la legge regionale di aprile 2019 a dirlo, in linea con la maggior parte delle altre regioni italiane, nell’ottica di un piano di semplificazione burocratica. Ma attenzione, l’obbligo decade in caso di semplici influenze, mentre resta in vigore per la riammissione di studenti che hanno avuto malattie esantematiche o altre che sarà il pediatra stesso ad indicare in ragione di una precisa circolare ministeriale.

I medici Cristiana Saporosi e Ilenia Silvestri

L’ETA’ DEL BAMBINO –  Le dottoresse Ilenia Silvestri e Cristiana Saporosi hanno esposto al dottor Ruffini i casi più frequenti che si presentano loro durante i turni di continuità assistenziale (ex guardia medica), soprattutto in questo periodo dell’anno. Tanto per cominciare, è stato chiarito che un fattore determinante per concedersi un po’ di più all’apprensione, da parte di mamme e papà, è l’età del bambino. Una semplice tosse, ad esempio, nel bambino al di sotto dei 6 mesi va valutata dal medico, «perché può facilmente sfociare in bronchiolite», avverte il pediatra. Anche l’otite, nel paziente di più di due anni si può trattare per 1 o 2 giorni con l’antinfiammatorio, nei più piccoli invece va sempre chiesto un consulto pediatrico. In caso di raffreddore, nei bambini non si usa il mucolitico nell’aerosol perché peggiora in quadro respiratorio.

LA FEBBRE – Si parla di febbricola fino a 38 gradi, febbre è oltre. Ed è un meccanismo di difesa. Ma qui subentra l’occhio attento del genitore. «Se all’innalzamento della temperatura sono associati sonnolenza, irritabilità, difficoltà a respirare, colorito non roseo – sottolinea Ruffini – è bene rivolgersi al medico. Ci sono bambini che con 39 di febbre sono vispi, giocano e mangiano come se nulla fosse. Oppure che con una temperatura più bassa piangono disperato, soprattutto se piccoli».

L’ANTIPIRETICO – L’antipiretico è un buon alleato. «In genere – dice Ruffini – si somministra con febbre al di sopra dei 38, 38 gradi e mezzo e fa effetto entro 30 minuti, 1 ora. Non deve necessariamente riportare la temperatura sotto ai 37 gradi, l’importante è che la febbre si abbassi e che il piccolo recuperi la sua vivacità. I medici spiegano che l’ibuprofene è anche antinfiammatorio, quindi indicato nei casi di febbre associata ad infezioni. E’ più “forte” del paracetamolo e può essere utilizzato laddove la febbre di rialza poco dopo aver preso la tachipirina. «I due farmaci si possono associare, ma attenzione ai tempi di somministrazione – avverte Ruffini -. Tra paracetamolo e paracetamolo si devono attendere 5, 6 ore. Tra ibuprofene e ibuprofene 8 ore. I due principi attivi si possono utilizzare contemporaneamente ma con un intervallo di almeno 2 ore tra l’uno e l’altro». Quello che invece il primario raccomanda è di non usare d’iniziativa personale è il cortisone: «Lo definiamo la cenere che copre il fuoco che sta sotto. E’ deleterio e modifica anche il quadro ematico in caso fosse necessario fare delle analisi del sangue. Va quindi somministrato solo se lo stabilisce il medico». Saporosi e Silvestri hanno evidenziato un dubbio di molte mamme, su cosa fare se il bambino vomita dopo aver preso l’antipiretico per bocca o ha diarrea poco dopo la suppostina. Devono somministrarlo di nuovo? «Il principio attivo – chiarisce Ruffini – si assorbe in circa 30 minuti. Se gli episodi di vomito e diarrea avvengono prima, va ridato il farmaco. Altrimenti no».

LE CONVULSIONI – Una delle più grandi preoccupazioni dei genitori di bimbi con febbre alta è rappresentata dalle convulsioni. «Possono insorgere tra i 6 mesi e i 6 anni, con più probabilità se in famiglia ci sono stati altri casi. Pertanto è indicato in queste situazioni intervenire sulla febbre già intorno ai 37,5 gradi, senza aspettare chi si alzi ulteriormente». Davanti al primo episodio ci si può trovare impreparati, se non terrorizzati. Chiamare il 118 è la prima cosa. «Le convulsioni durano 1, massimo 2 minuti. E’ importante mettere il bambino in posizione di sicurezza, cioè laterale. Non serve fare altro, tanto meno mettergli le mani in bocca. Se il genitore è più “esperto”, dopo un minuto può fare il clisterino di diazepam».

LO STREPTOCOCCO – Il mal di gola, specie se associato ad ingrossamento dei linfonodi del collo, può nascondere un’infezione da streptococco che, sebbene riguarda solo il 20% dei casi, può avere fastidiose conseguenze. Prima però di somministrare l’antibiotico va fatto il tampone. «Bisogna avere la certezza che si tratti di streptococco – sottolinea il primario di Pediatria – perché può confondersi con virus come la mononucleosi dove addirittura l’antibiotico è sconsigliato».

VOMITO E DIARREA – Tra i maggiori rischi in caso di infiammazioni e soprattutto vomito e diarrea c’è la disidratazione. I medici consigliano di tenere sotto controllo lingua e labbra e di invitare spesso il bambino a bere, anche a piccoli sorsi. «La diarrea può essere virale o batterica, in questo caso si possono trovare tracce di sangue nelle feci. Normalmente – continuano le dritte del medico – nei piccoli non si usano farmaci, ma solo fermenti lattici. E’ consigliabile però eliminare dalla dieta lattosio e uova. Nei piccoli allattati al seno, si può tranquillamente continuare». Non è raro per le dottoresse di medicina di continuità assistenziale assistere bambini sfiniti per Il vomito. «A vomito e febbre – è ancora Ruffini che parla – può associarsi l’acetone, dovuto al bruciare dei grassi in quanto l’organismo ha perso tutti gli zuccheri, e che aggrava i sintomi. Vanno integrate le riserve idrosaline». L’appuntamento con “Una mela al giorno” torna giovedì 30 gennaio, alle ore 16, su Radio Ascoli. Si parlerà del temuto e attualissimo coronavirus.

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