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Coronavirus, gli effetti sul turismo:
agenzie di viaggio, si lavora
tra speranza e preoccupazione

PICENO - Gli operatori alle prese con il caos generato dall'arrivo della malattia nelle Marche. «Restiamo positivi nonostante l'incertezza». In molti telefonano per avere delucidazioni su arrivi e partenze. C'è un sito Internet di riferimento che riporta le indicazioni dell’Unità di Crisi della Farnesina

di Federico Ameli 

A distanza ormai di una settimana dall’avvento del nCoV-2019 nel nostro Paese, abbiamo contattato alcune agenzie di viaggi operanti sul territorio per analizzare gli eventuali risvolti negativi a livello turistico dell’attuale emergenza sanitaria su una provincia che, è bene ricordarlo, ad oggi non presenta casi accertati di Coronavirus.

L’aeroporto di Falconara

Stando a quanto dichiarato dal titolare di un’agenzia delle cento torri che preferisce restare anonima, i problemi più gravi sono quelli legati al vuoto normativo creatosi a seguito dello scontro Conte-Ceriscioli. «C’è molta preoccupazione nell’aria, anche per via dei tanti titoli a effetto di questi giorni e di una diffusa ignoranza in materia di legislazione e di diritti del consumatore: di cancellazioni vere e proprie non ce ne sono state, tuttavia continuiamo a ricevere decine di telefonate al giorno da parte di clienti alla ricerca di delucidazioni e chiarimenti su eventuali penali da pagare e su questioni di esclusiva competenza delle istituzioni». In casi come questo, il sito Internet di riferimento è www.viaggiaresicuri.it, che riporta le indicazioni dell’Unità di Crisi della Farnesina. «Solo per le località indicate come chiaramente sconsigliate dal Ministero degli Esteri non è previsto il pagamento di una penale per disdire una prenotazione nelle strutture ricettive locali» assicura l’operatore, che come già accennato parla di pochissime cancellazioni per le zone più calde, come la Cina – che comunque resta una meta poco gettonata in questo periodo dell’anno, anche al di là della contingenza legata al Coronavirus – e il sud-est asiatico, ma anche per il turismo incoming, quello che riguarda più da vicino Ascoli e provincia. «Riceviamo in continuazione telefonate dall’estero da parte di clienti ansiosi di sapere se il nostro territorio è ancora un posto sicuro da visitare e noi, ovviamente, offriamo loro tutte le rassicurazioni del caso. Nonostante tutto, c’è ancora molta voglia di viaggiare».

Sabrina Traini, direttore tecnico dell’agenzia My Marche Travel di Ascoli, sostiene che gli unici problemi significativi, almeno per il momento, derivino dalla cancellazione dei viaggi di istruzione in Lombardia disposta dal Miur. «In questo periodo dell’anno non avevamo in programma partenze per la Cina» dichiara Traini, che relativamente al nostro territorio parla invece di alcuni viaggi opzionati e poi non confermati, con motivazioni non necessariamente legate al caso Coronavirus. «Avevamo ideato un itinerario nelle Marche in programma nella prossima primavera, ma per il momento alcuni gruppi organizzati non hanno confermato la loro opzione».

Spostandoci verso la Riviera, la titolare di un’agenzia di viaggi di San Benedetto, la cui mole di lavoro è calata drasticamente a seguito degli ultimi eventi, non può fare a meno di vedere il bicchiere mezzo vuoto di fronte alla situazione degli ultimi giorni. «Il panico del weekend ha bloccato gran parte degli arrivi e delle partenze, con alcuni Paesi esteri che hanno posto dei divieti allo sbarco dei nostri connazionali» dichiara la donna, che per sdrammatizzare afferma di averci potuto dedicare qualche minuto del suo tempo «anche perché non c’è poi così molto da fare in questo periodo».

Le misure precauzionali affisse negli aeroporti

Di tutt’altro avviso Giorgia Capretti di Maè Viaggi, altra agenzia di San Benedetto particolarmente attiva anche nel mercato cinese e più in generale asiatico. «Da un mese a questa parte, ossia da quando ha iniziato a circolare la notizia di questo nuovo virus, non abbiamo riscontrato particolari problemi con le prenotazioni e i visti per la Cina e l’Estremo Oriente. I nostri clienti non si sono lasciati spaventare dalla situazione, anche se c’è da dire che buona parte dei viaggi sono in programma nei mesi a venire. La situazione è un po’ cambiata negli ultimi giorni – ammette l’addetta – per via dei Paesi che stanno negando l’accesso ai nostri connazionali, ma per il momento i nostri clienti sono tranquilli e non abbiamo ricevuto disdette o cancellazioni». Un barlume di speranza sembra arrivare anche dal turismo locale: «Sebbene non siamo soliti occuparci di incoming, stiamo organizzando un evento nel mese di settembre in collaborazione con alcune aziende americane, che per il momento hanno manifestato l’intenzione di confermare l’impegno preso» aggiunge Capretti, che conclude con un «restiamo positivi» che riecheggia come un messaggio di speranza particolarmente indicato per un territorio che deve fare i conti, più che con un’inevitabile pandemia, con un allarmismo che rischia pericolosamente di distorcere la realtà dei fatti.

Conte e Ceriscioli

Sì, perchè tutto ha avuto inizio, almeno nel Piceno, sabato 22 febbraio, con il rinvio di Ascoli-Cremonese per motivi precauzionali. Fin qui nulla di strano: nella giornata di venerdì si era già diffusa la notizia dei primi focolai in Lombardia – regione di provenienza degli ospiti – e in Veneto, ma evidentemente Ascoli e provincia non erano ancora pronte a fronteggiare, dal punto di vista logistico ma soprattutto psicologico, la minaccia del Coronavirus, che fino a qualche ora prima sembrava distante migliaia di chilometri dal nostro territorio. Nel momento in cui è stato disposto il rinvio del match con la Cremonese, in città si è subito generato un gran caos, alimentato a dismisura dalla disinformazione e dall’uso distorto dei social network, due ingredienti fondamentali affinché un tutto sommato giustificato timore degenerasse in una psicosi priva di fondamento. Tra presunti contagi all’interno dello staff dei grigiorossi e veglioni di Carnevale prima annullati – ovviamente solo a detta dei “beninformati” – e poi confermati, con tanto di sold-out e biglietti rivenduti all’ultimo momento a prezzo di saldo, nel Piceno è ufficialmente scattato l’allarme Coronavirus.
Un tam-tam di voci e dicerie che non ha fatto altro che alimentare un panico che, tuttavia, non ha inciso in maniera particolarmente significativa sui festeggiamenti del Carnevale. A complicare ulteriormente la situazione, poi, ci ha pensato la confusione generata dai provvedimenti emanati in aperto contrasto con le direttive del Governo dal governatore Luca Ceriscioli, che in un primo momento aveva sospeso lezioni e manifestazioni di qualsiasi natura fino al 4 marzo. Un provvedimento, quello della Regione Marche, immediatamente impugnato dall’Avvocatura dello Stato e sospeso giovedì dal Tar, a cui ha fatto seguito nel giro di qualche ora una nuova ordinanza dello stesso Ceriscioli, identica alla precedente nei contenuti ma limitata ai giorni di venerdì e sabato. Un disordine istituzionale, insomma, che non ha fatto altro che evidenziare quanto labile sia il confine tra precauzione e allarmismo, tra cautela e psicosi.

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