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Effetto Coronavirus, in Riviera
la paura del contagio si fa sentire

SAN BENEDETTO - Qualche attività ricettiva ha abbassato le serrande per “auto-prevenzione”. Netto calo di gente al mercato rionale e previsioni fosche per il turismo pasquale. Con le scuole chiuse sono aumentate le vendite dei giochi per bambini

Il mercato del venerdì a San Benedetto

di Marco Braccetti

Iniziamo dal comparto turistico: locomotiva di San Benedetto. Fino a poche settimane fa, gli addetti ai lavori davano previsioni ottimistiche per Pasqua, generalmente primo banco di prova della stagione. Ma da qualche giorno a questa parte, il barometro è virato su “tempesta”. «Prepariamoci per una Pasqua negativa – fanno sapere dall’Itb: il sindacato degli imprenditori turistici balneari presieduto da Giuseppe Ricci -. La speranza è che i danni siano limitati alla Pasqua e che poi la stagione estiva possa proseguire bene. Lo scopriremo solo vedendo come evolve la situazione Coronavirus. Certo è che prevediamo già un netto calo degli incassi. Le istituzioni devono aiutarci». Un esempio pratico lo propone lo stesso presidente Ricci: «Noi diamo un surplus di canone demaniale alla Regione, pari al 10%. Ebbene, per sostenerci in questo momento difficile, la Regione dovrebbe restituirci questa somma, che noi reinvestiremo nelle nostre attività».

Gli scaffali di un supermercato

Per quanto riguarda le vendite nei supermercati: certo, fortunatamente lungo la costa Picena non si sono registrati “assalti” visti nel Nord Italia. Comunque sia, al supermercato “Sì con Te” di via Roma a San  Benedetto hanno registrato un boom di vendite di alcol e di ogni altro genere di disinfettante, sia per gli ambienti che per l’igiene personale. Gli scaffali sono rimasti vuoti, segno di quanto per la grande distribuzione sia difficile, in questi momenti concitati, rifornirsi di certi prodotti richiestissimi in tutta la Nazione.

Anche nelle farmacie sono praticamente introvabili mascherine e  disinfettanti per mani, come l’amuchina. Qualche attività, come la Farmacia Carlini, vista la difficoltà di riordinare nuovi stock di prodotto, sta provvedendo a “crearli” autonomamente nel proprio laboratorio galenico. «Diffidate delle ricette da fare a casa che circolano in giro piuttosto consultatevi con il vostro farmacista» dicono dalla Carlini.

«Noi purtroppo non vendiamo certi articoli» afferma con amara ironia Roberto Razzetti, responsabile locale del settore commercio su Aree Pubbliche di Confcommercio, che sta risentendo molto degli effetti Coronavirus. «Stiamo subendo le conseguenze di un eccesso di allarmismo – dice il rappresentante degli ambulanti – con la conseguenza che i mercati sono molto meno frequentati del solito, così gli incassi si riducono in maniera sensibile. Spero solo che ci sia presto un’inversione di tendenza, perché se si andrà avanti così, purtroppo, diversi ambulanti saranno costretti a chiudere. Vista la situazione ci aspettiamo qualche sostegno concreto, con qualche sgravio economico. Ci sarebbe poi da ragionare sul perché sono stati posti dei limiti alle fiere, mentre i grandi centri commerciali hanno sempre lavorato. Qui si fa figli e figliastri, in un clima d’incertezza generale e di panico a mio avvio ingiustificato, alimentato pure da certe trasmissioni televisive che, pur di fare audience, alzano i toni in maniera esagerata».

Altra questione è la domanda se il propagarsi dell’infezione abbia fatto crescere la voglia d’informazione tra la gente. Col Coronavirus si vendono più giornali? «A livello di vendite di quotidiani, non noto una grandissima differenza rispetto a prima dell’esplosione del problema – dice Roberto Pompili, edicolante di piazza Montebello -. Mentre con la chiusura delle scuole sto vendendo più articoli legati a bambini e ragazzi. Parlo di oggettistica varia, piccoli giochi e figurine. Questo perché, con lo stop alle lezioni, è aumentato molto il viavai quotidiano di giovani e giovanissimi».

Curiosità finale. Nel centro di San Benedetto, il titolare di un B&B ha deciso autonomamente di chiudere l’attività, non accettando più ospiti. Serrata iniziata qualche giorno fa, con la deflagrazione dell’emergenza Covid-19: «Manterrò chiuso almeno fino agli inizi di marzo –  dice l’operatore turistico, preferendo rimanere anonimo – l’ho fatto per eccesso di scrupolo. Non posso sapere dove sono state le persone che arrivano da me, se magari pochi giorni prima erano in qualche area di contagio. Volendo evitare del tutto ogni pericolo, ho preso questa decisione, che comunque inciderà sui miei guadagni, ma preferisco così che correre anche un minimo rischio».



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