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File ancora più serrate
contro il Coronavirus al “Mazzoni”
Tac ai sintomatici
anche se negativi al tampone

EMERGENZA - La misura si aggiunge alla decisione di sottoporre a test tutte le persone che hanno bisogno di sottoporsi ad un intervento chirurgico o anche solo di essere ricoverate nell'ospedale non Covid. Le urgenze, Milani: «Saranno valutate all'occorrenza, ma non lasceremo morire un paziente nè metteremo a rischio i sanitari». 
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Cesare Milani

Crescono paura e preoccupazione nei presidi ospedalieri dell’Area Vasta 5 per colpa del Coronvirus che senza dubbio sta mettendo a dura prova, fisicamente e mentalmente, i protagonisti della Sanità picena. L’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto, Covid Hospital, conta al momento 45 pazienti ricoverati, tra cui 17 della provincia di Ascoli. Mantiene però servizi dedicati ai non Covid come la Dialisi, l’Hospice e la Psichiatria per acuti. «Quest’ultima sarà presto spostata ad Ascoli – annuncia Cesare Milani, direttore generale dell’Area Vasta 5 – appena saremo in grado di allestire il reparto, che non è come tutti gli altri, necessità di sbarre ad altre accortezze. Per quanto riguarda gli altri servizi, i percorsi sono talmente separati che a volte rimango bloccato anch’io».

Il non Covid di Ascoli dovrebbe rimanere “pulito”, ma non è sempre facile. E’ il caso in un paziente, intubato e trasferito dal “Murri” di Fermo con una diagnosi di negatività confermata da due tamponi negativi e la tac. «I medici ascolani – racconta Milani – si sono insospettiti delle sue condizioni, hanno riletto la Tac e deciso di sottoporre il paziente a broncoaspirato. Era positivo. Immediatamente è stato portato a San Benedetto e abbiamo fatto il testo a tutto il personale che è entrato in contatto con lui. Nessuno è risultato contagiato per ora. Non si esclude che ripeteremo l’esame».

Il Pronto Soccorso di San Benedetto

Erano tre i tamponi negativi a carico dell’infermiera di San Benedetto, risultata però positiva dopo un prelievo di campioni direttamente dai bronchi. «Era stata intubata e ora sta un po’ meglio», commenta il direttore. Episodi che hanno indotto Milani a prendere decisioni drastiche: «Tutti i pazienti che arrivano con sintomi sospetti, polmonite in particolare, anche se il tampone è negativo, saranno sottoposti a Tac». Sono in corso al “Mazzoni” i lavori per la realizzazione di un settore destinato ad ospitare una Tac esterna ai locali del Pronto Soccorso, proprio per queste situazioni che devono restare ben separate dal percorso ordinario.  

Fondamentali, per assottigliare il margine di rischio di contagio sono i dispositivi di protezione individuale che vengono centellinati. «La difficoltà maggiore – spiega Milani – sta nel reperimento delle Ffp3. Ora ne abbiamo per almento 3, 4 giorni ed è una conquista rispetto a periodi in cui ne abbiamo avuti solo per mezza giornata. Ma mai nessuno è rimasto senza».

La parsimonia nell’utilizzo dei presidi più performanti nei giorni scorsi ha creato disagi sopratutto nel blocco operatorio del “Mazzoni”, dove ora tamponi saranno fatti a tutti quelli che necessitano di un intervento chirurgico, ma anche di un ricovero. Resta da capire come verranno trattate le urgenze, che vanno dal parto cesareo al cittadino vittima di incidente, malore o patologia tempo dipendente.

«Può capitare – ammette il direttore generale – che arrivi un paziente che ha bisogno di un’angioplastica in emergenza o che deve essere operato per rottura della milza. Di certo non lo lasceremo morire nè esporremo il personale al rischio di contagio. Valuteremo caso per caso e adotteremo tutte le misure precauzionali».

Infine Cesare Milani risponde al sindacato Nursing-Up di Ascoli e San Benedetto il quale, tra le altre cose, chiede di estendere l’indennità di rischio a tutto il personale sanitario. In una lettera che verrà presentata all’Area Vasta 5 a firma di Roberto Tassi cita una delibera dirigenziale del 23 marzo che riserva il beneficio al solo personale impegnato nei reparti dedicati all’emergenza Coronavirus. «In questo momento sono troppo impegnato a salvare le persone e far sì che i dipendenti non si ammalino – sostiene – piuttosto che a preoccuparmi dello stipendio. Questo è un aspetto di cui mi occuperò in seguito con l’ufficio personale. Per ora posso dire soltanto che tra gli operatori ce ne sono alcuni più esposti di altri ed a questi deve essere riconosciuto un trattamento diverso».

Stamattina, infine, le autorità civili e militari del territorio parteciperanno ad una manifestazione di solidarietà e vicinanza agli operatori sanitari e non dell’ Area Vasta 5, impegnati nella difficile lotta all’epidemia da Covid-19.


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