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Street art, tra grandi firme e utilità sociale
Le storie dei murales più amati (Fotogallery)

ASCOLI – Nella seconda tappa della nostra rubrica si parla di street art. Non solo arte urbana, ma anche forma di recupero sociale. L'esempio di "Arte Pubblica", progetto che coinvolge artisti di fama mondiale per ridare tono ad alcune zone della città. L'opera "dimenticata" dietro al tribunale
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L’opera di Gomez in via Lazio

di Andrea Vagnoni (fotoservizio) e Andrea Pietrzela (testo)

Arte visiva legata al sociale, icona della cultura pop ed espressione dell’inquietudine giovanile. Nata come forma d’arte illegale e non riconosciuta ufficialmente, oggi la street art si è allontanata dal concetto di vandalismo per diventare una vera e propria spressione artistica che prende forma negli spazi pubblici. Girando per le vie del centro storico di Ascoli e per i quartieri limitrofi, è possibile scorgere suggestivi disegni su edifici e pareti realizzati da street artists di fama mondiale grazie al contributo del Comune e all’impegno dell’Associazione culturale Defloyd, che tramite il suo progetto Arte Pubblica ha contribuito a riportare l’attenzione generale su luoghi rimasti in ombra e a riqualificare intere aree.

Il murale di via Galiè

Un esempio è l’opera intitolata “Backpack home” a firma di Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, disegnato su una facciata di un condominio di via Galiè. Ovunque decida di andare, il personaggio raffigurato porterà sempre con sé il suo zaino di travertino (omaggio alla città), elemento che simboleggia le origini e la storia dell’individuo, cioè l’intero bagaglio di emozioni che costituisce la sua personalità e che lo rende la persona che è oggi, sia nel bene che nel male. Il murale, realizzato nell’immediato post sisma (dal 9 al 15 settembre 2016), assume un significato ed un valore ancora più forti.

«In questo periodo particolare per questa regione e questa città, ho sentito la necessità di sottolineare il concetto di credere sempre nel futuro» scriveva l’artista quarantunenne barese. Ma non solo: l’opera, autofinanziata da Defloyd tramite fondi e sponsor privato, «ha contribuito a puntare i riflettori su una zona di Ascoli che non era conosciuta da tutti – spiega Leonardo Faraglia, curatore dei progetti di Arte Pubblica – ed ha condotto ad una richiesta di manutenzione dello stabile: abbiamo unito così una questione artistica ad una questione sociale».

Qui la firma è di Andrea Tarli, quartiere Piazzarola

Anche se realizzarla non è stata una passeggiata. «Insieme a Silvia Giardini, collega che si occupa della parte amministrativa e gestionale, siamo riusciti a convincere tutti i residenti del palazzo e a coinvolgerli nella scelta del murale. Ma soltanto dopo tantissime riunioni di condominio…» continua Faraglia. E così Millo, dopo aver dipinto sulle facciate esterne di palazzi di tutto il mondo da Roma a Torino, da Londra a Kiev e da Shanghai e Chicago, ha messo la sua firma anche su una facciata di Ascoli Piceno.

Altra artista di fama mondiale è Alice Pasquini. «Ho dipinto in tutti i continenti meno l’Antartide», scherzava durante un’intervista per Tpi. Autrice di oltre 2.000 opere in giro per il mondo ed artista fortemente contestuale, nel 2016 è stata definita “imbrattatrice di muri” e condannata dal tribunale di Bologna mentre dall’altra parte del mondo il New York Times recensiva le sue opere. Ad Ascoli la sua firma è in pieno centro storico: in via Cristoforo Colombo e visibile da dietro il tribunale, vicino ai due murales degli ascolani Francesco Mariani e Pietro Cardarelli, c’è “See Me Grow”.

L’opera della Pasquini coperta dalla vegetazione

L’arte di Alice è fortemente contestuale: nell’area dove si trova il murale fu rinvenuto un mosaico di epoca romana (oggi nel Museo Archeologico di Ascoli) in cui il viso di un anziano, se visto dalla prospettiva opposta, ere il viso di una giovane donna. La figura femminile ha ispirato il lavoro di Alice. La pittura murale, realizzata con vernice acrilica e vernice spray, è stata realizzato nel dicembre 2015 e finanziata sia da Arte Pubblica che dal Comune ma, come si può notare dalle foto, ad oggi è quasi totalmente nascosta dalla vegetazione che si arrampica sulla facciata. «Era prevista una manutenzione annuale della zona per tenere l’opera pulita – ricorda Faraglia– cosa che poi non è stata fatta. Noi abbiamo sollecitato l’attuale amministrazione alla fine dello scorso anno, poco prima della pandemia da Covid-19. Speriamo che in un futuro prossimo l’opera di Alice possa tornare a vedere la luce».

Com’era prima

Restando in zona centro è impossibile non citare i dipinti di Andrea Tarli, ragazzo ascolano che con le sue opere è arrivato fino alla Galleria di Arte Urbana di Lisbona. Per la sua città, Andrea ha realizzato due lavori: in via delle Canterine c’è Azul #1, realizzato nel 2016 ed autofinanziato insieme al proprietario del palazzo su cui sorge. Si tratta del primo murale in cui l’artista ha utilizzato gradazioni di blu per raffigurare donne giganti in scenari urbani quasi surreali: qui la donna rappresentata è Madre Natura che si riappropria della città coprendo con il colore il grigiore dei palazzi del cemento dei palazzi. Nell’arco in cima a via D’Azeglio, invece, c’è “Solo.Aria.Gratis”, realizzato con l’aiuto del Comune nel 2014 per ridare vita al passaggio pedonale che sfocia in via Barro, in cima a via Pretoriana. Il murale, che si sviluppa su tre facciate, rompe la “scatola” del sottopassaggio grazie alla forza della cultura e al superamento del pregiudizio, elementi rappresentati dai fogli di carta sparsi che volano liberi fino al cielo dipinto sul soffitto.

Da Porta Solestà a Porta Tufilla, fino ad arrivare a Porta Maggiore. In zona San Marcello, più precisamente in via Lazio, c’è “Aika” dello street artist romano Luis Gomez De Teran, conosciuto nell’ambiente più semplicemente come Gomez. Il murale sorge sulla facciata di una casa popolare ed è stato realizzato tra agosto e settembre 2018 con finanziamenti Comunali. La particolarità dell’opera è la lacrima di cemento sul volto della fanciulla, dipinta con vernici a quarzo. «Gomez non voleva creare un ritratto di bellezza pura – ricorda Faraglia – ma ha voluto graffiare e sporcare l’opera con dello stucco a essiccazione rapida per far capire che non è tutto oro quello che luccica, anche in un quello che era uno dei quartieri-simbolo della città. Ascoli è bellissima, ma sotto sotto c’è anche tanto disagio sociale». Proprio come abbiamo documentato la scorsa settimana parlando della condizione in cui versa il quartiere Tofare.

«Con Arte Pubblica, abbiamo organizzato quasi tutti i murales della città -conclude il presidente dell’Associazione culturale Defloyd Alessandro Piccioni-. Ora abbiamo in cantiere il progetto R3 di Monticelli, che avrebbe dovuto prendere vita proprio in questi giorni ma che è stato rimandato all’anno prossimo a causa dell’emergenza coronavirus. Ancora un po’ di pazienza dunque, poi tra le strade di Ascoli sarà possibile ammirare l’ennesimo, imponente e prezioso dipinto a cielo aperto».


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