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Convegno, arredi che inviano
segnali dalle macerie:
è l’idea di Unicam

Terzo ed ultimo incontro di “Ricostruire il Piceno, riabitare l’Appenino”, il tavolo di confronto che ha raccolto le idee dei protagonisti della zona picena e marchigiana riguardo la condizione attuale e le maggiori problematiche, come la ricostruzione post sisma e la ripartenza dopo la pandemia, dei territori dell’Appennino e delle aree interne.

Il progetto “Officina Italia” di Carsa, però, non si esaurisce qui: nel prossimo mese di ottobre l’organizzazione tornerà infatti in città con altre tre giornate per conoscere, approfondire e divulgare ulteriori tematiche di interesse popolare.

Nel primo panel si pone al centro del dibattito il problema dell’abitare i territori dell’Appennino, questione già presente da prima degli eventi sismici e pandemici.

BUONE PRATICHE – La soluzione potrebbe essere ripartire dalle buone pratiche che già esistono in alcune aree, come lo stimolo e l’indotto prodotto sul territorio dalle Università e dal sistema turistico.

Così Lucia Pietroni dell’Università di Camerino: «Sul territorio è cambiata la metodologia di lavoro, oggi si parte mettendo al centro la comunità di riferimento. Questo vuol dire ascolto, partecipazione e coinvolgimento, mettendo sul tavolo diverse competenze e diversi settori.

Riguardo la ricostruzione, ci siamo resi conto del ruolo degli arredi, durante un evento sismico. Con il progetto Safe Design puntiamo a rendere funzionali gli elementi non strutturali all’interno di un edificio.

Questi arredi che salvano la vita sono anche dotati di nuovi sensori, in grado di raccogliere informazioni ambientali e di fornire segnali utili anche da sotto le macerie.

Siamo partiti testandoli negli uffici pubblici e nelle aule delle scuole, dove i banchi saranno realizzati con materiali chimici antibatterici.

Abbiamo realizzato tutto ciò lavorando con prodotti già esistenti sul mercato, coinvolgendo anche tante aziende regionali».

Achille Buonfigli (Foto Vagnoni)

IL RUOLO DEL CUP – Achille Buonfigli, Presidente del Consorzio Universitario Piceno, ha illustrato il lavoro del suo ente senza tralasciare l’impatto prodotto sull’intero territorio: «Il nostro Consorzio è nato nel 1974 con la missione di favorire l’inserimento dell’Università nel nostro territorio.

Grazie alla lungimiranza di alcuni grandi imprenditori tra cui vorrei ricordare Costantino Rozzi, è nato un nucleo forte e stabile che oggi preserva quell’area in cui agiscono i tre soggetti fondamentali sempre coinvolti in un processo di sviluppo: gli enti pubblici, l’Università e le imprese.

Noi ci proponiamo come coordinatori tra questi tre attori e finora la nostra esperienza può dirsi più che positiva. Abbiamo misurato il peso che l’Università esercita sul territorio in termini economici: ogni euro investito ricade sul territorio moltiplicato per otto volte.

Noi stimoliamo gli enti a investire in certe direzioni tramite la nostra conoscenza del mondo universitario: il nostro lavoro è prevedere quali saranno gli sviluppi dei fabbisogni formativi per poter fornire concorrenzialità alle aziende. Sono queste le buone pratiche che offriamo a tutto il nostro territorio.

Per il futuro, sarebbe molto utile istituire un ente di istruzione post Università: una scuola di dottorati di ricerca e di master, un organo che stressi il sistema attraverso la qualità.

Dopo l’epicentro del terremoto, per fornire nuova linfa sociale ed economica al territorio dovremmo puntare a diventare l’epicentro di nuovi studi e di nuovi saperi».

Il rettore Claudio Pettinari

IL FUTURO DI UNICAMClaudio Pettinari, Rettore dell’Università di Camerino, che ha denunciato il rischio che sta vivendo l’Università: «Noi siamo un soggetto potenzialmente utile al sistema per la ricostruzione, ma allo stesso tempo siamo un soggetto gravemente ferito.

Oggi lavorano con Unicam circa 1880 unità di personale, che ricevono mensilmente un salario ed abitano la nostra Regione generando un indotto economico importante sul territorio.

Il primo compito che abbiamo è quello di mantenere la forza lavoro su dei territori dove è forte il tentativo di fuga da parte di tutti. Abbiamo continuato ad investire risorse anche in professionisti per la ricostruzione, ma per il momento non abbiamo avuto in cambio ciò che ci aspettavamo.

Sono preoccupato per il futuro, perché a distanza di 4 anni dal sisma non riusciamo ancora a recuperare le opere pubbliche di cui abbiamo bisogno, senza considerare il Covid che ci ha messo definitivamente in ginocchio. Dobbiamo lavorare per farci trovare pronti la prossima volta, dobbiamo sapere come aggredire l’emergenza e mitigare la catastrofe tramite legislazioni snelle per non perdere definitivamente alcuni territori.

Le immatricolazioni per le matricole l’anno prossimo saranno gratuite, io investendo nel lungo periodo sto rischiando tanto ma spero che i giovani che verranno a vivere nei nostri territori investano sul territorio e rappresentino il futuro da cui ripartire».

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