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Matteo Piermanni e “Il giardino dei colori”, la lotta contro il bullismo passa anche dalla cultura

MONTEPRANDONE - Il giovanissimo scrittore di Centobuchi è l’ospite della nuova puntata di “Leggi che ti passa”, che questa settimana punta i riflettori sulle importanti tematiche sociali trattate da Matteo all’interno dei suoi libri
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di Federico Ameli

In una società in cui da qualche anno a questa parte pc, smartphone e tablet dominano incontrastati la scena del tempo libero e dell’intrattenimento, non capita poi così spesso di imbattersi in millennial ben disposti a trascorrere qualche ora in compagnia di una buona lettura anziché divorare la serie tv appena uscita o tenere costantemente aggiornati i propri profili social.

Questa non vuole essere una polemica nei confronti delle nuove tecnologie, anzi: è probabile che anche qualche decennio fa, quando per loro (s?)fortuna i giovanissimi non avevano ancora a disposizione un così ampio ventaglio di distrazioni, la lettura non fosse esattamente sui primi gradini del podio delle priorità delle nuove generazioni. Certo è, però, che negli ultimi anni riuscire a trovare ragazzi con il pallino della lettura è diventato sempre più difficile.

leggi che ti passa

Matteo Piermanni

Tuttavia, in questo panorama culturale non esattamente esaltante, per fortuna c’è ancora qualcuno che non solo continua imperterrito a sfogliare pagine su pagine, ma che ultimamente ha addirittura deciso di fare il grande salto e passare dall’altra parte della barricata. Parliamo di Matteo Piermanni, giovanissimo scrittore di Centobuchi, che lo scorso anno ha pubblicato ben due libri con l’editore Capponi di Ascoli, imponendosi sulla scena letteraria locale alla tenera età di quindici anni.

A dispetto di quanto registrato all’anagrafe, Matteo ha infatti superato da un pezzo quota quattrocento libri letti e, in attesa dei cinquecento, ha iniziato a mettere nero su bianco le sue idee e i suoi valori trasponendoli in interessanti contesti narrativi. D’altra parte, quella per la lettura è una passione che affonda le sue radici nei primissimi anni di vita di Matteo, che oggi dice di ispirarsi a Luis Sepúlveda, J. K. Rowling, Gianni Rodari e Jules Verne, ma che, un po’ come tutti noi, ha iniziato da testi molto meno profondi e impegnativi.

«Tutto è iniziato quando frequentavo il secondo anno di asilo. Le mie insegnanti si sono accorte che avevo iniziato a leggere ad alta voce le consegne e hanno insistito affinché rinunciassi all’ultimo anno di scuola materna per andare direttamente a frequentare la prima elementare. I miei genitori, però, hanno preferito non bruciare le tappe, facendomi proseguire nel percorso scolastico insieme ai miei coetanei. Ad ogni modo, da lì in poi non ho più smesso di leggere».

Se Geronimo Stilton è stato il suo primo amore letterario, con il passare degli anni Matteo si è cimentato nella lettura dei generi più disparati, sviluppando poi una certa predilezione per il fantasy che qualche anno più tardi ha finito per fornirgli lo spunto per la sua prima raccolta di racconti, “Un lupo speciale e altre creature fantastiche, vincitrice del Premio Internazionale Michelangelo nella categoria riservata alle giovani promesse.

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Il primo vero incontro con la scrittura risale però a qualche anno fa, quando il giovanissimo Piermanni frequentava ancora la scuola primaria. «In terza elementare ho partecipato a un concorso di poesie con un mio componimento dedicato alla pace. A partire da allora, ho continuato a scrivere versi che poi, in alcune occasioni, sono anche confluiti nei miei libri».

Purtroppo o per fortuna – è proprio il caso di dirlo – a stimolare la creatività di Matteo e a indirizzarla verso la prosa è stata una sua difficile esperienza personale, messa poi alle spalle proprio grazie alla scoperta della funzione terapeutica della scrittura, che in un primo momento non aveva neppure lontanamente a che fare con un vero e proprio progetto editoriale.

«Ho ripreso a scrivere in seconda media, in un periodo particolarmente buio per me: il pianoforte e la scrittura sono ben presto diventate le mie valvole di sfogo. I miei testi, nati in forma privata e originariamente non destinati alla pubblicazione, sono ben presto finiti in un cassetto, dove sono poi stati ritrovati da mia madre dopo il mio esame di terza media. È stata lei a spingermi a continuare su questa strada, altrimenti con tutta probabilità quei racconti sarebbero rimasti finiti nel dimenticatoio».

Da questo punto di vista, al di là del puro aspetto stilistico e narrativo, grazie a un forte messaggio educativo e sociale che prende le mosse dalle esperienze vissute in prima persona dall’autore, le storie di Matteo raccontano ben più di mondi immaginari e storie fantastiche. Stesso discorso per il suo secondo esperimento narrativo, “Il giardino dei colori”, pubblicato sempre da Capponi lo scorso novembre, i cui proventi, così come per “Un lupo speciale e altri racconti”, sono stati devoluti alla causa dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.

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«Nel mio secondo libro ho scelto di parlare di temi a me molto cari, come l’amicizia, l’amore e i tipici problemi adolescenziali, ma soprattutto di bullismo e razzismo, che per me hanno diversi punti di contatto: entrambi, infatti, costituiscono forme di esclusione del diverso.

Io stesso sono stato vittima di alcuni episodi di bullismo alle scuole medie, motivo per cui ho cercato di trasmettere al lettore le mie sensazioni e le mie opinioni su una tematica piuttosto delicata nel tentativo di raggiungere non solo i più giovani, ma anche i maggiorenni e più in generale gli adulti».

A questo proposito, c’è da dire che, in casi del genere, solitamente l’attenzione pubblica è rivolta esclusivamente o quasi alla vittima. Non questa volta: nel descrivere il percorso intrapreso da Kristen, il protagonista de “Il giardino dei colori”, ma anche da sé stesso per uscire dall’incubo del bullismo, Matteo non rinuncia infatti ad approfondire la questione anche da un punto di vista generalmente messo da parte, quello del bullo, dimostrando una profondità di pensiero fuori dal comune per un ragazzo della sua età.

«Alle vittime di episodi di bullismo consiglio sempre di confidarsi con un adulto. Nel mio caso, ho deciso di parlarne al mio insegnante di pianoforte, che insieme ai miei genitori è stato una delle prime persone a venire a sapere delle mie difficoltà. La cosa più importante in queste situazioni è non dare troppo peso alle parole del bullo, che non è un altro che un ragazzo debole.

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Molto spesso le sue parole, pronunciate con l’obiettivo di far sprofondare l’altro nel baratro, sono una diretta conseguenza di una complessa situazione familiare. Solitamente, infatti, il bullo vive in un contesto familiare da cui riceve troppe o troppo poche attenzioni, il che lo porta a comportarsi in questo modo. È necessario focalizzarsi anche sulle sue difficoltà e cercare di aiutarlo perché, in un certo senso, parliamo pur sempre di un ragazzo che prova dolore e sofferenza».

Nel giro di un anno, per via di una vicenda personale fuori dal comune, ma soprattutto di uno stile incisivo e di contenuti originali e dall’altissimo valore formativo, Matteo Piermanni ha conosciuto un notevole successo di pubblico e di critica, riuscendo a tenere incollati alle sue pagine intere generazioni di lettori. Ciò nonostante, il giovanissimo scrittore di Monteprandone continua a tenere i piedi per terra, proseguendo a passo spedito nel suo percorso scolastico.

Già, perché oltre a essere uno scrittore di successo, tra qualche mese Matteo frequenterà il terzo anno del Liceo linguistico “Augusto Capriotti” di San Benedetto. Dato che la scuola riveste un ruolo chiave all’interno della sua narrativa, come se la caverà il giovane Piermanni tra i banchi di scuola? La risposta rischia di essere scontata, ma pur presentandoci gli ottimi risultati conseguiti fin qui Matteo si dimostra ancora una volta un ragazzo umile e ben più maturo di quanto la sua carta d’identità possa dichiarare.

«Mi piacciono molto le lingue, a scuola studio inglese, francese, spagnolo, e negli ultimi due anni ho avuto modo di approfondire anche la lingua latina, di cui sono un grande appassionato. Devo confessarti, però, che c’è una materia in cui sono davvero una frana: educazione fisica!

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In questi ultimi mesi, soffrendo anche di mal di testa, ho rimpianto molto la didattica tradizionale: oltre ad avermi privato dell’affetto dei miei compagni di scuola, in più di un’occasione, per evitare di affaticarmi troppo davanti allo schermo, l’emergenza sanitaria mi ha costretto a fare i compiti sul quaderno e a farli trascrivere al pc da mia madre. Non è stato semplice, ma spero che la situazione possa presto tornare alla normalità».

Alla tenera età di sedici anni e con già due pubblicazioni alle spalle, Matteo ha tutte le carte in regola per diventare uno degli autori più quotati nel panorama letterario italiano. Una prima dimostrazione arriva anche dal fatto che, di fronte al peso delle responsabilità, il giovane scrittore non si tira certo indietro, anzi, rilancia con un’ambiziosa lista di progetti futuri.

«Ho molte idee in cantiere: in primo luogo, ho intenzione di lavorare a una seconda versione di “Un lupo speciale e altre creature fantastiche”. Dopodiché, l’obiettivo è quello di scrivere una seconda opera narrativa – ancora top secret ambientazione e titolo – e di dedicarmi poi alla stesura di una trilogia fantasy».


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