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L’Ascoli e la salvezza
arpionata in extremis:
la partita con il Benevento
specchio di una stagione

SERIE B - Al fischio finale clima teso sul rettangolo di gioco e tifosi del Picchio davanti allo stadio per insultare gli avversari e il loro allenatore Inzaghi. Si chiude il campionato che verrà ricordato come quello del Coronavirus e del lockdown, ma anche come quello dei quattro allenatori e di una impressionante serie di errori
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Dionigi e alcuni bianconeri dopo il fischio finale (Foto Ascoli Calcio)

di Andrea Ferretti

Ascoli salvo, ma che paura ragazzi! Il Picchio stavolta ha rischiato grosso, ovvero disputare i playout come accadde due stagioni fa con l’Entella quando l’allenatore era Cosmi. A proposito, il buon Serse ha preso in mano il Perugia e tutti si aspettavano gli umbri stabilmente nella griglia playoff. Invece l’ex trainer dell’Ascoli ha forse deciso che era meglio provare di nuovo il brivido degli spareggi. E alla fine, anche senza di lui (esonerato e sostituito dal redivivo Oddo), sono stati proprio il Perugia e il Pescara a regalare all’Ascoli la permanenza in cadetteria. Già, più Perugia e Pescara che non Venezia e Chievo. Queste ultime sono le due squadre che, in contemporanea alla brutta figura rimediata dal Picchio al “Del Duca” col Benevento, hanno battuto quelle che saranno le protagoniste dei playout.

Pulcinelli brinda alla salvezza

Ascoli salvo al termine di un campionato che verrà ricordato per la lunga sosta obbligata dal Coronavirus e per la faticosa ripresa post lockdown con partite a porte chiuse che hanno annullato quel fattore campo che in B ha spesso fatto la differenza. Ma soprattutto verrà ricordata dai tifosi dell’Ascoli come la stagione dei quattro allenatori (Zanetti, Stellone, Abascal, Dionigi) e di una serie di errori commessi dal club sulla gestione della squadra, nonostante i quali l’Ascoli ha raggiunto una salvezza sofferta che, a un certo punto del campionato, sembrava seriamente compromessa.

Senza ripercorrere tutte le tappe negative, non si possono dimenticare le follie di Ninkovic (e anche di Da Cruz) con Zanetti allenatore, l’esonero troppo frettoloso di quest’ultimo, la chiamata di Stellone che resta un’assoluta meteora, il suo successivo allontanamento con la scommessa (persa forse ancor prima di cominciare) del giovane Abascal che ha comunque vinto il campionato Primavera.

L’abbraccio tra Pulcinelli e Dionigi

Poi i divorzi a metà stagione con direttore generale (Lovato) e direttore sportivo (Tesoro) che fino a poche settimane prima apparivano un corpo e un’anima con il patron Pulcinelli. In campo non scendevano né Lovato nè Tesoro, così come successivamente non hanno giocato né il ds Bifulco nè il vice presidente Di Maso. Ma c’è stata una fase in cui l’attenzione è stata decisamente spostata molto più sull’assetto societario (dimissioni di Tosti e Ciccoianni dal CdA comprese) che sul gruppo squadra.

Alla fine Dionigi, bravo e fortunato, ce l’ha fatta. Ha conquistato 14 punti in nove partite. Lui sperava che i punti fossero 15, ma il Benevento non ha dato seguito ad antichi patti non scritti che nel calcio sono però sempre esistiti. Gli esempi possono essere migliaia. Uno su tutti – chi ha i capelli grigi lo ricorderà – un Ascoli-Roma 0-0 in Serie A ai limiti dello scandalo.

Benevento, abbracci dopo il gol

Il Benevento ha ottenuto la promozione in A con largo anticipo, ma è anche la squadra che prima di arrivare al “Del Duca”, nelle ultime partite aveva perso 3-0 a Crotone, 2-0 a Trapani, 0-1 col Chievo e pareggiato 1-1 in casa col Venezia. Questo non autorizzava l’Ascoli e i suoi tifosi ad assistere all’ennesima “calata della Befana”, ma forse ci si aspettava un altro atteggiamento da parte di un avversario che ha invece cercato (e trovato) anche il quarto gol quasi allo scadere. La gara è stata corretta e l’arbitro ha tirato fuori il cartellino giallo solo due volte.

A fine partita tensione sul rettangolo di gioco e molte decine di tifosi giunti davanti allo stadio. Festeggiare la salvezza è passato in secondo piano, perché hanno inveito contro il Benevento e il suo allenatore Inzaghi. In fin dei conti rei solo di… aver giocato. I campani non hanno rubato nulla. E del resto non ce n’è stato davvero bisogno contro l’Ascoli che, alla sua ultima uscita del 2019-2020, ha giocato molto male. Inoltre Dionigi ha sbagliato formazione, salvo correggerla all’intervallo, Scamacca è apparso svagato, diversi altri imbambolati. Da salvare i gol di Morosini e Trotta, due giocatori arrivati a gennaio che hanno chiuso con sei reti ciascuno, anche pesanti, solo tre meno di Ninkovic e di Scamacca.

Ascoli-Benevento 2-4 è stata semplicemente lo specchio dell’intera stagione. E’ andata bene. Meglio così. E mettiamoci una pietra sopra.

L’Ascoli è salvo e resta in B nonostante il 2-4 con il Benevento Decisive le sconfitte di Perugia e Pescara


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