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A14, i camionisti: «Ok alla Terza Corsia,
ma quanto tempo servirà per farla?»

ASCOLI - Parla il segretario generale della Pmi-Autotrasporto, Roberto Galanti: "Più spazio c'è e meglio è, ma attenzione poi a non chiudere le corsie per i lavori che a mio avviso andrebbero fatti di notte quando c'è meno traffico". Scatta l'allarme sui costi dei pedaggi: "Ormai incidono come il gasolio sui conti delle imprese"

Segnalazione di code sul tratto piceno dell’Autostrada A14

di Renato Pierantozzi

«Siamo certamente favorevoli alla terza corsia dell’Autostrada A14 (leggi l’articolo), ma attenzione ai tempi e alla funzionalità». E’ la presa di posizione del segretario generale della Pmi-Autotrasporto, Roberto Galanti, in prima linea nelle vertenze calde del mondo dei bisonti della strada e anche oggi impegnato a Roma in una audizione al Senato della Repubblica.

Segretario Galanti, forse ci siamo per sbloccare l’allargamento dell’A14 dopo gli annunci anche del Ministro De Micheli (leggi l’articolo). E’ davvero la volta buona?

«Speriamo di sì, l’unica incertezza sono i tempi di realizzazione che, se saranno troppo lunghi, non ci permetteranno di…..ricordare l’opera».

Ma non crede che l’allargamento, almeno nel tratto piceno, non sia più rinviabile?

Roberto Galanti

«Più spazio c’è e meglio è, purché tutto il sistema funzioni. Mi spiego meglio. Possono esserci anche 10 corsie, ma se poi, a causa dei lavori, ne sono aperte due allora non abbiamo risolto niente. L’attuale tracciato comunque non è più adeguato anche perché è stato fatto quando l’autostrada non attraversava i grossi centri costieri che ci sono oggi».

Dopo anni di disagi a causa di lavori e restringimenti, qual è la vostra “ricetta” per evitare il ripetersi di tali inconvenienti?

«Fare i lavori di notte. Secondo noi è la soluzione per evitare congestionamenti e intralci alla circolazione. Ma ci sono anche altre problematiche che interessano l’autotrasporto».

Quali?

«Tra non molto, per le imprese, il costo del pedaggio sarà vicino a quello del gasolio visto che le autostrade italiane sono le più care d’Europa».

Quanto si paga all’estero?

«In Austria l’abbonamento annuale alla rete autostradale costa 87,30 euro l’anno per gli automobilisti e 34,70 per i motociclisti. In Italia con 34 euro si percorrono 400 chilometri. In Svizzera l’abbonamento costa 40 franchi l’anno, circa 38,12 euro. In Francia il sistema di pedaggi è simile al nostro, ma meno caro: Parigi-Lione sono più o meno 450 chilometri, €19,80 in moto, €33,30 in auto. In Italia la tratta Ventimiglia-Bologna, chilometraggio equivalente, costa 40,50 euro. In Spagna le autostrade si chiamano Autovie e sono gratuite; solo per le Autopistas si paga. In Slovenia il costo dell’abbonamento annuale è di 55 euro per i motociclisti, di 110 per gli automobilisti. In Italia con la stessa cifra si percorrere una volta la Milano-Napoli andata e ritorno».

Che impatto hanno i pedaggi sui conti delle imprese e dei cittadini?

«Le tariffe in continuo aumento annuale sono un salasso insostenibile per gli utenti, di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale dei rincari che è pari al 2,74%, ovvero un quinto di quanto invece subiranno gli automobilisti fruitori delle suddette autostrade. È ora di calmierare il meccanismo al rialzo che diventa sempre più un peso per tutti coloro che per lavoro sono obbligati a spostarsi giornalmente. Per non parlare poi del turismo e delle conseguenze negative che comporta l’avere le strade più costose d’Europa. In virtù dei cambiamenti previsti al sistema autostradale da parte del Governo è auspicabile una evidente riduzione dei pedaggi autostradali».

Che cosa propone la sua associazione?

«Ipotizzare la totale gratuità non ha logica, ma un abbonamento annuale forse si. Un capitolo simile per il settore dell’autotrasporto che, dati alla mano, è il maggiore “azionista-utente” delle strade a pedaggio. Nella peggiore delle ipotesi, uno sconto da avere al casello non a carico dello Stato, ma dell’Ente gestore? Chissà….. a volte l’uovo di Colombo ha una certa logica a prescindere!».


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