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All’albero del Piccioni tornano i briganti
Mostra, bivacco e pulizia per le giornate Fai

ASCOLI - La bella giornata ha favorito l'afflusso ai luoghi. Il recupero dell'area alle porte della città con il maestoso arbusto monumentale è stata la principale novità. Domenica 25 ottobre il bis

Figuranti in abiti storici all’albero del Piccioni, alle porte di Ascoli

di Claudio Romanucci

Due weekend per riscoprire luoghi storici ed ambientali. Le giornate del Fondo per l’Ambiente Italiano partono con il piede giusto. Tre le aperture previste ad Ascoli: palazzo e pinacoteca vescovile, il nuovo allestimento del museo diocesano e l’albero del Piccioni, con l’area recentemente recuperata, ripulita delle erbacce, messa in sicurezza e con la nuova cartellonistica. Nel corso della giornata odierna i presenti hanno visto la partecipazione di figuranti in abiti ottocenteschi (tra di essi anche il consigliere comunale Emidio Premici) e la riproposizione di un bivacco d’epoca: sono stati accompagnati alla conoscenza dell’albero monumentale dalle 10 alle 16 in gruppi dal numero limitato. Hanno preso parte l’associazione “Officina del sale” di Mozzano e i professori Giuliano Cipollini ed Ermenegildo Baldini.

L’Albero del Piccioni (o Albero del Piccione) è un platano (platanus orientalis) che si trova  sulla Salaria a circa 3 chilometri da Ascoli e fa parte dell’elenco degli alberi monumentali italiani redatto dal Corpo forestale dello Stato. Il platano si eleva verso il cielo con imponenti dimensioni ed ha il tronco internamente cavo. La circonferenza del suo fusto è di 8,7 metri (primato regionale delle Marche), e alto 24 metri, arricchito da un’importante chioma. Menzionato per la prima volta col nome “Albero di Picciò” nel 1718, la tradizione attribuisce il nome “Piccioni” alle vicissitudini di un Giovanni Piccioni che, durante il periodo dell’annessione al Regno d’Italia, nella seconda metà dell’Ottocento, fu comandante degli ausiliari pontifici riorganizzando il fenomeno del brigantaggio antiunitario. Secondo questa leggenda egli avrebbe utilizzato il tronco vuoto del grande albero come nascondiglio per tendere imboscate ai viandanti.

La mostra allestita nei pressi dell’arbusto

 

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