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Caporalato, 8 arresti: operai sfruttati e picchiati
reclutati ad Ancona per lavorare
a yacht di lusso a La Spezia

L'OPERAZIONE è stata portata avanti dagli uomini della Guardia di Finanza ligure. Per le persone finite in manette, anche il sequestro di beni. Nelle indagini coinvolto anche un consulente del lavoro di Ancona
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Operai stranieri, soprattutto bengalesi, che lavoravano in importanti cantieri di yacht di lusso nella zona spezzina, pagati 4 o 5 euro l’ora, per essere poi anche picchiati e minacciati.

E’ quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di La Spezia che ha eseguito otto ordinanze di custodia cautelare – sette in carcere e uno ai domiciliari – sottoponendo a sequestro preventivo oltre 900.000 euro.

L’operazione è stata condotta anche ad Ancona, Carrara e Savona. Nel capoluogo dorico, infatti, ha sede la società di reclutamento.

Gli operai, da quanto emerso a seguito delle indagini, erano costretti a lavorare nel cantiere spezzino anche se avevano la febbre, nonostante l’attuale emergenza Covid.

Accertamenti che sono stati portati avanti dalle Fiamme Gialle a seguito di una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno permesso di provare l’esistenza di un sodalizio tra bengalesi e un italiano.

Pochi euro di paga l’ora, per turni di lavoro che arrivavano anche a 14 ore al giorno. Inoltre, in caso di positività al Covid, i giorni di malattia non venivano remunerati. Ferie, riposi o permessi erano categoricamente negati.

I finanzieri hanno inoltre appurato che i lavoratori venivano retribuiti con buste paga in regola ma che, successivamente, i caporali picchiavano i lavoratori nel caso in cui non ne avessero restituito una parte. La busta paga era dunque fittizia. Il meccanismo si apprende inoltre che fosse stato studiato da un consulente del lavoro di Ancona. Nelle indagini è coinvolto anche un consulente del lavoro di Ancona.

Su proposta della Procura spezzina, al termine delle indagini, il gip ha disposto la custodia cautelare nei confronti degli 8 della banda oltre al sequestro dei loro beni, per un valore di circa un milione di euro.


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