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Rcf, il sito di San Benedetto
resta dov’è con un ruolo
di eccellenza per il gruppo

VERTENZA - E stato questo l'esito dell'incontro il Regione con i vertici dell'azienda emiliana e le rappresentanze sindacali. Castelli: «Abbiamo ravvisato il significato di cultura d'impresa» Vicari: «La decisione dopo aver incontrato i lavoratori. Ci serve però sostegno economico»
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L’incontro in Regione per la vertenza Rcf di San Benedetto

 

La Rcf di San Benedetto non chiuderà ed anzi sarà rilanciata.

Questo, in estrema sintesi, l’esito molto positivo dell’incontro di oggi in Regione, alla presenza dell’assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi e dell’assessore al Bilancio e alle Aree di crisi complessa Guido Castelli.

Al centro del tavolo, l’annuncio a metà gennaio da parte dell’azienda di voler trasferire la produzione a Reggio Emilia, a discapito della sede sambenedettese, della quale erano a rischio 23 lavoratori (leggi qui).

L’incontro è stato convocato dall’assessorato regionale al Lavoro e ha coinvolto le rappresentanze sindacali provinciali di Fiom Cgil (c’erano il segretario regionale Tiziano Beldomenico, provinciale Alessandro Pompei e la Rsu Luigi Spinozzi) e Uilm Uil (rappresentata dal segretario provinciale Marco Piattelli e la Rsu Fabrizio Traini), i vertici aziendali con l’ad Arturo Vicari e i dirigenti della Rcf tra cui il direttore generale Fausto Incerti.

L’Amministratore delegato ha espresso la volontà di non chiudere il sito di San Benedetto ma anzi ha comunicato di aver pensato di riconvertire lo stabilimento in un centro di eccellenza a livello internazionale, potenziandone il ruolo e quindi i livelli occupazionali, dopo la visita allo stabilimento nei giorni scorsi e l’incontro con i lavoratori e i sindacati.
«Vorrei che tutte le vertenze finissero così – ha commentato l’assessore Aguzzicon imprenditori illuminati che guardano al capitale umano come la più grande risorsa aziendale, valorizzandolo e potenziando le produzioni e le parti sociali aperte al dialogo costruttivo sempre nell’ottica di tutela dei livelli occupazionali prima di tutto.

Sarebbe l’ideale in questo periodo di crisi, ma abbiamo fiducia che ci possa comunque essere un’inversione di tendenza non appena la situazione pandemica si alleggerirà con un effetto “rimbalzo” di segno positivo, dovuto anche al fattore psicologico delle persone, più tranquille grazie alle vaccinazioni.

Questo tavolo è stato definito dai Sindacati e dai vertici aziendali, che ringrazio per la disponibilità dimostrata, una “ buona prassi”. Sono molto lusingato e soddisfatto. Ecco vogliamo continuare su questa linea: ci adopereremo per un confronto improntato al dialogo costruttivo e affinché la Regione possa svolgere un ruolo di intermediazione davvero concreto ed efficace».
«Oggi abbiamo ravvisato il significato di cultura d’impresa – ha sottolineato l’assessore Guido Castelliavevamo già la percezione di una reputazione più che positiva dell’azienda di Reggio Emilia ed oggi ne abbiamo avuto conferma».

Poi l’assessore Castelli ha ricordato alcune misure di sostegno alle imprese tra le quali una nuova che prevede la riprogrammazione delle vecchie risorse europee proprio in favore delle aziende che non hanno dismesso ma che mantengono l’occupazione riproponendo progetti di riconversione.
L’ad Vicari, 80 anni fra pochi mesi, ha chiesto alla Regione la possibilità di trovare canali di finanziamento per un progetto di riconversione industriale che si impegna a inviare fra due settimane sui tavoli degli uffici regionali.

«Non abbiamo disponibilità per gli investimenti per un indebitamento pregresso e per la crisi che ci ha colpito dall’8 marzo scorso, ma vogliamo invertire la tendenza: non delocalizzare le produzioni, ma territorializzare in Italia quello che produciamo all’estero, e avevamo già in programma di creare un centro d’eccellenza.

La scelta è caduta su San Benedetto solo dopo aver incontrato le persone che lavorano con grande impegno e entusiasmo e perché le Marche hanno una vocazione e una specializzazione sulla componentistica elettronica di tutto rilievo».

Insomma il contatto umano è stato essenziale per far cambiare decisione sulla ventilata chiusura con il trasferimento per accorpamento della produzione dei 23 dipendenti nella sede centrale di Reggio Emilia e un potenziale rischio di licenziamento. Una preoccupazione che era stata rimarcata dai Sindacati con la richiesta di un incontro in Regione per definire e dare forma a un accordo.


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