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Ambasciatore ucciso in Congo:
la testimonianza di padre Sciamanna,
Saveriano e originario di Comunanza

L'ATTENTATO ha scosso il religioso che dal 2013 gestisce la missione di Kindu: «Luca Attanasio era atteso nella nostra casa regionale per il rinnovo dei passaporti in via di scadenza e così risparmiarci il viaggio andata e ritorno a Kinshasa per firmarli, che ci costa 850 dollari»
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Padre Mario Sciamanna, di Comunanza, dal 2013 gestisce la missione di Kindu in Congo

Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano ucciso in Congo il 22 febbraio, insieme con il carabiniere Vittorio Iacovacci (leggi qui) ed il loro autista Mustapha Milambo, era atteso nella casa regionale dei Missionari Saveriani  a Bukavu.

A dirlo e padre Mario Sciamanna, originario di Comunanza, in Congo da diversi anni e responsabile della missione di Kindu.

Profondamente scosso da quanto è capitato al giovane diplomatico, che la sera prima dell’agguato fatale era stato a cena proprio in una missione saveriana, dove “era di casa” avevano detto i confratelli di padre Sciamanna nell’imminenza della tragedia, ecco cosa scrive il religioso comunanzese in una nota inviata via mail.

«Vi scrivo pochi giorni dopo l’uccisione del nostro caro ambasciatore Luca Attanasio, 43 anni, del suo autista e del carabiniere, nei parchi dei Virunga.

L’ambasciatore era in visita agli italiani di Goma e soprattutto ai Missionari Saveriani.

Poi sarebbe arrivato a Bukavu con il Console e sarebbero ospitati nella nostra casa regionale a Bukavu, soprattutto per facilitare il rinnovo dei passaporti in via di scadenza, e così risparmiarci il viaggio andata e ritorno a Kinshasa per firmarli, che ci costa 850 dollari».

Padre Mario Sciamanna, dal 2013 gestisce la missione di Kindu (400.000 abitanti) su incarico del Vescovo della locale Diocesi. Lo scopo della missione è quello di terminare la realizzazione del “Centro dei giovani”, dedicato a mussulmani, protestanti e cattolici.

Per loro i padri Saveriani stanno costruendo campetti da calcio, pallavolo e basket, una biblioteca con sala lettura fino alle 21 –  «i giovani a casa non hanno luce», spiega padre Sciamanna – e portando avanti attività di catecumenato personalizzato per giovani e adulti, mussulmani, protestanti e cristiani. Non mancano la messa della domenica e la via crucis nella Quaresima.

«Con l’aiuto di tanta brava gente – scrive il religioso – abbiamo realizzato diversi lavori, altri sono in corso. Il Covid ci ha bloccato per mesi, ma adesso l’arcobaleno appare all’orizzonte. Nel Maniema, con capitale Kindu che ha 400.000 abitanti si sono registrati solo 17 casi».

m.n.g.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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