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Zona gialla e tavoli all’aperto:
quiete prima della tempesta
«E concorrenza sleale tra locali»
(Le foto)

ASCOLI -  In vista del weekend del primo maggio, ad Ascoli, chi può garantire il servizio all'esterno lavorerà molto solo. Daniele Fabiani (Fipe-Confcommercio): «Domanda alta e offerta dimezzata» «Sarebbe stato meglio far aprire tutti ed investire sui controlli»
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Piazza del Popolo la sera del 29 aprile

di Maria Nerina Galiè

La quiete prima della tempesta. In una città per troppe settimane rimasta senza “vita”, dove solo a prendersi un comodo caffè al bar era precluso per le restrizioni anti Covid, ieri sera, 29 aprile, i tavoli semi vuoti delle attività del centro di Ascoli non suscitavano desolazione.

Daniele Fabiani

Lucidi, sanificati si spera, e ben ordinati, si preparano ora ad accogliere ascolani e non, per il weekend caratterizzato dal primo maggio.

«Domanda alta, tenendo conto del fine settimana e dell’uscita dopo mesi, offerta dimezzata, controlli discutibili. Chi potrà, lavorerà a più non posso. E giustamente».

Lo afferma Daniele Fabiani, presidente provinciale dei pubblici esercizi della Confcommercio di Ascoli.ù

Fabiani però non esita a mettere in evidenza quanto le nuove regole – potrà lavorare solo chi ha tavoli all’aperto – sono foriere di «una concorrenza sleale tra operatori, anche se involontaria».

Ad Ascoli, tra bar e ristoranti, ci sono 271 attività (dati relativi al 2020 del centro studi Confcommercio), 170 dei quali in zone periferiche e 92 nel centro storico.

«Di queste ultime – continua Fabiani – stimo che solo la metà ha potuto riaprire. Gli altri no poiché non dispongono di spazi esterni».

Deve essere super partes il presidente Fipe Confcommercio. Ma non può nascondere l’amarezza personale (il suo locale, il ristorante “Vittoria”, non ha possibilità di mettere tavoli fuori) e per chi si trova nella sua stessa condizione.

«Piazza Viola, liberata dalla Saba e fatta salva una quindicina di posti auto per residenti, diventerebbe un luogo di aggregazione cittadina e di passeggio.

E’ un progetto per il quale io e gli altri gestori dei ristoranti che vi gravitano ci stiamo battendo da un anno. 

Nel frattempo stiamo cercando altre soluzioni con il Comune di Ascoli.

Gli amministratori sono disposti a concedere, gratuitamente, suolo pubblico fino a 100 metri dal locale. E’ meglio di niente se andrà in porto. Ma è chiaro che è una soluzione ugualmente penalizzante.

Prendiamo il mio caso. Devo rivedere totalmente il menù, togliendo intanto quello alla carta. Saremo costretti ad un drastico cambiamento nella gestione del servizio. Ma, lo ripeto, è sempre meglio che stare chiusi».

Qual è la sua opinione in merito alle nuove direttive?

«Ribadisco che sono contento per i colleghi che lavoreranno e per i cittadini. La voglia di uscire, di mangiare fuori, è palpabile. Però non condivido la scelta di permettere la riapertura solo a chi può servire all’aperto.

Era più giusto, ma anche logico, dare questa possibilità a tutti ma investire di più per intensificare i controlli».

Poi Fabiani spiega.

«Chi può stare aperto, in base alla normativa attuale, deve tener conto del coprifuoco che impedisce di fare il doppio turno. Quindi si lavora di meno delle reali potenzialità. Ma alle 21,45 di sabato sera, coloro che si alzano dal tavolo, vanno a casa? Stento a crederlo.

Si riversano per le strade, sfidando le sanzioni, o nelle abitazioni private, vanificando tutti i nostri sacrifici».

Ai tavoli non possono stare più di 4 persone se non appartengono allo stesso nucleo familiare. Non deve essere facile gestire questo aspetto.

«Ora, se il ristoratore riceve una prenotazione per 6 o 8 persone che cosa fa, dice di no? I clienti dichiareranno di essere conviventi. Ma i controlli saranno pochi o zero.

E’ necessario permettere a tutti di lavorare.

Certo con le giuste precauzioni. Per la maggior parte, e parlo dei locali del centro di Ascoli, i ristoranti hanno soffitti alti, si prestano ad una buona aerazione. Dovranno essere ben sanificati, i menù rigorosamente digitali e sarà garantito il distanziamento.

In questo modo non si correranno pericoli. Per di più adesso la maggior parte delle persone a rischio è stata vaccinata. Lo scorso anno non si sono registrati focolai a seguito di pranzi o cene all’interno nei locali».

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FOTOGALLERY DELLA SERA DEL 29 APRILE


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