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Domenico Capponi,
storia di un editore “curioso”

ASCOLI - Il titolare di Capponi Editore racconta il suo amore per i libri ripercorrendo le tappe fondamentali di un percorso fin qui ricco di soddisfazioni, ma non certo privo di ostacoli. Tante le novità in arrivo, dallo sbarco sui marketplace Amazon alla grande attenzione al territorio

di Federico Ameli

«Si alzava ogni mattina con la stessa idea: trovare uomini e libri capaci di modificare la sua e la nostra percezione del mondo». (Giulio Einaudi descritto da Ernesto Ferrero, ex direttore della casa editrice)

35 anni, un figlio in arrivo e una carriera decisamente ben avviata in un importante studio legale. È il 2007 e Domenico Capponi, laureato in Giurisprudenza all’Università di Macerata, sta finalmente iniziando a raccogliere i frutti di tanti anni di studio. «Avevo un’autostrada davanti» confessa, ripensando alla scelta di vita fatta ormai 14 anni fa.

Domenico Capponi

«Stavo per iniziare a praticare l’avvocatura in pianta stabile quando mi sono reso conto che, semplicemente, quella non era la mia strada». E allora riparte da capo, da una passione che in fondo era sempre stata al suo fianco, accompagnandolo lungo un percorso che ormai Domenico non sentiva più suo.

«I libri, la lettura e, nello specifico, la poesia mi affascinavano da sempre – prosegue – negli anni dell’università avevo anche scritto dei piccoli libri di poesia e, dovendo cambiare strada, ho pensato che quella potesse essere davvero quella giusta. D’altra parte, i libri mi avevano già dato tanto a livello di interpretazione della vita, dandomi le giuste risposte per le problematiche della quotidianità. Cos’è il libro, se non un amico che leggi e che al tempo stesso ti legge?».

Oggi, a 14 anni di distanza, Domenico Capponi è il titolare di Capponi Editore, casa editrice ascolana che nel tempo ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo nel mercato nazionale e – più recentemente – anche internazionale, conquistando la fiducia dei più importanti addetti ai lavori del settore editoriale. Nessuna sorpresa, dunque, di fronte alla profonda conoscenza dei non sempre lineari meccanismi della sua professione, ma fino a qualche anno fa le cose non stavano esattamente così.

«Ovviamente i libri li leggevo – spiega Capponi – ma non sapevo nulla su come si stampassero, su come farsi trovare dagli autori e su ogni altro aspetto più strettamente tecnico. All’inizio ho cercato di capire come funzionasse il mondo dell’editoria facendo visita alle tipografie; poi, con pazienza e le idee un po’ più chiare, ho iniziato a scrivere dei progetti per parchi, comuni ed enti pubblici, anche solo per farmi conoscere. In questo settore serve spirito di iniziativa: è così che funziona, anche perché altrimenti, dal nulla, non mi avrebbe certo chiamato qualcuno».

Eppure, almeno in un primo momento, i segreti del mestiere carpiti tra una tipografia e l’altra non furono sufficienti per entrare a far parte del giro. «Ricevevo un no dopo l’altro – ammette Domenico – non è stato facile andare avanti per la mia strada, ma nonostante lo sconforto ho continuato a lavorare in questo modo per almeno cinque anni.

Non ho mai avuto ripensamenti – prosegue – ma i momenti di difficoltà non sono certo mancati. Tuttavia, sapevo di dover proseguire su questa strada perché, in fondo, ero consapevole di potercela fare. Facevo e sbagliavo, sbagliavo e capivo, aggiustando di volta in volta il tiro. Ho cercato di fare tesoro di tutti i no ricevuti, che in un certo senso hanno contribuito a sviluppare la determinazione che oggi ho aiutandomi anche a concepire questo mestiere in modo diverso».

Lo stand di Capponi Editore all’edizione 2019 del Salone del Libro di Torino

Quattordici anni dopo il grande passo, Capponi Editore può contare sulla straordinaria rete di contatti garantita da Messaggerie Libri, il più grande distributore italiano che opera in collaborazione con i più importanti brand editoriali del Paese. «Il momento di svolta – conferma – è arrivato quando hanno accettato la mia candidatura ad entrare a far parte del loro circuito, che ora mi consente di vendere libri a persone che non conosco: una rivoluzione impensabile fino a qualche anno fa». Non solo: la casa editrice è anche partner di Amazon, che da qualche settimana a questa parte distribuisce i prodotti digitali di Capponi Editore su tutti i suoi marketplace europei.

«Per il momento – conferma Domenico – abbiamo selezionato un paio di titoli di prova ottenendo un buon riscontro, in particolare dagli italiani che vivono all’estero. Se le cose dovessero procedere per il meglio, potremo valutare anche l’inserimento del cartaceo nei portali europei di Amazon. Fortunatamente siamo molto ben posizionati sul web, vendiamo moltissimo online.

Tutto è partito dalla poesia – racconta – il mio genere preferito, che però storicamente non riscuote un grande successo nel mercato editoriale. Di conseguenza, abbiamo deciso di puntare sulla saggistica, che rappresenta il filone che più di ogni altro consente a un autore e a un editore di farsi conoscere da un pubblico mirato. Non può mancare, ovviamente, la narrativa, senza dimenticare l’aspetto del food e benessere e delle guide, che rappresentano un altro nostro punto di forza».

Tutto è bene quel che finisce bene, ma cosa spinge un uomo a un passo dalla realizzazione professionale a mollare “l’autostrada legale” per imboccare da un giorno all’altro il cammino impervio dell’editoria?

La copertina di “Family Biz” di Paolo Fazzini, una delle ultime uscite di Capponi Editore

«La curiosità – risponde Domenico – è stata la chiave di tutto: volevo un lavoro che mi permettesse di confrontarmi quotidianamente con cose nuove. Un mestiere dinamico, che già 14 anni fa concepivo in maniera diversa dalla vecchia editoria, quella che si fa mandare il libro dall’autore e poi in qualche modo lo pubblica».

Per sua stessa ammissione, a Domenico Capponi le sfide piacciono eccome. In quest’ottica, una delle più importanti della sua carriera è stata quella di portare avanti la sua attività e la sua passione in un piccolo centro come Ascoli, lontano anni luce dal dinamismo e dalle possibilità offerte da Milano, il cuore pulsante dell’editoria nazionale.

«Ero consapevole delle difficoltà a cui sarei andato incontro – ammette – ma credevo che se per alcuni aspetti lavorare ad Ascoli mi avrebbe complicato la vita, per altri sarebbe invece stato più semplice ripartire dalla mia città.

A conti fatti, è stato difficile e basta – scherza – ma d’altra parte all’epoca quella di Milano non era più una strada percorribile per me. Ho voluto dare fiducia al nostro territorio e ancora oggi, sebbene il 95% del mio lavoro si svolga sostanzialmente altrove, cerco sempre di ritagliare uno spazio per Ascoli e il Piceno, per restituire qualcosa a una terra che mi ha dato tanto».

Se la nostra rubrica dedicata agli autori del territorio ha già avuto modo di spendere qualche parola su dei prodotti “nostrani” al 100%, il merito è anche di Domenico Capponi, che a suo modo si propone di offrire un’alternativa ai tanti ragazzi costretti ad abbandonare la provincia per cercare maggiore fortuna nelle grandi realtà metropolitane.

«Con le possibilità offerte da Internet – dichiara – al giorno d’oggi si riesce a lavorare ovunque senza troppe difficoltà. Pur lavorando ad Ascoli, riceviamo da tutta Italia circa 50 proposte di novità al mese, che poi valutiamo anche grazie al prezioso contributo dei miei collaboratori, rigorosamente locali. Pur operando su scala nazionale, infatti, cerco sempre di coinvolgere persone del territorio, a partire da chi cura le nostre copertine fino ad arrivare alle tipografie.

Domenico Capponi, a sinistra, nel 2018 alla presentazione del libro “Ascoli Piceno. Le torri, la storia, il travertino”

Devo ammettere che, per una questione legata ai costi di produzione, per un periodo ho preferito stampare altrove. Poi, insieme ai tipografi della zona, ci siamo resi conto che era davvero un peccato e ad oggi il 90% dei nostri libri viene prodotto sul territorio».

Nonostante l’improvvisa crisi del trimestre marzo-aprile-maggio dello scorso anno, le scelte azzeccate a livello di catalogo continuano a premiare la fiorente realtà locale di Capponi Editore, che pur a qualche chilometro di distanza di Milano prosegue senza sosta lungo la via tracciata, non senza difficoltà, a partire dall’ormai lontano 2007.

«Attualmente produciamo circa sette o otto pubblicazioni al mese, viaggiando a un ottimo ritmo. Inoltre, al di là delle uscite più “tradizionali”, da qualche tempo siamo attivi anche nel campo dello storytelling aziendale, raccontando le vicende e gli sviluppi di grandi brand locali e nazionali come il Caffè Meletti di Ascoli e l’Istituto grafologico internazionale “Girolamo Moretti” di Urbino, di cui sono diventato l’editore di riferimento. Un motivo di grande vanto per me, l’ennesima dimostrazione che anche in un piccolo centro si possono fare delle belle cose».

E di belle cose, specie nelle ultime settimane, Capponi Editore ne sta sfornando anche parecchie. Mentre chiacchieriamo, i minuti passano e la carne da mettere sul fuoco sembra non finire mai. Armato della passione del primo giorno, Domenico tira fuori un progetto dopo l’altro, obbligandoci a ripensare a un secondo articolo: uno solo non basta per racchiudere tutte quelle idee, che fanno sembrare più lontani che mai i tempi di tutti quei no. Chissà come sarebbe finita con quell’autostrada che portava in Tribunale. Forse meglio non chiederselo, risparmiando la curiosità per la puntata dei prossimi giorni. D’altra parte, non è tutto lì, nella curiosità, il segreto di chi ogni mattina prova a cambiare la nostra percezione del mondo?


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