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Le storie del Pride,
Michael racconta la transizione:
«Coming out a 11 anni, in città clima da Medioevo»

ASCOLI - L'esperienza del ragazzo transgender, 16 anni: «La mia famiglia mi ha accettato, mentre fuori ancora oggi mi capita di ricevere commenti omofobi. La pima iniezione di ormoni, che è avvenuta da poco, è andata bene»
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di Marzia Vecchioni 

Michael ha 16 anni e vive ad Ascoli Piceno. È un ragazzo trans ftm, un acronimo inglese che significa female to male e sta ad indicare un individuo che è in transizione o che ha completato la transizione da femmina a maschio.

Un’immagine dal Pride tenutosi il mese scorso a San Benedetto

Una persona transgender è una persona il cui sesso biologico e l’identità di genere non coincidono, perché l’individuo si identifica con il genere opposto a quello attribuitogli alla nascita. L’identità di genere è il senso soggettivo di appartenere alle categorie sociali e culturali “maschio/femmina”; è possibile sentire di non appartenere a nessuno dei generi proposti dalla società, in quest’ultimo caso sarebbe un individuo non-binary.

«Il coming out come trans ftm con mia madre è avvenuto all’età di 11 anni; la sua reazione fu confusa, perché pensava fossi lesbica, ma fu comunque positiva; il coming out con mio padre, invece, consistette nello scrivergli una lettera -racconta Michael-. Anche lui la prese bene. Tuttavia nessuno della mia famiglia utilizzava il nome e il pronome scelti da me. Hanno iniziato da un anno e mezzo. Per quanto riguarda i miei fratelli, ho una sorella maggiore e un fratello gemello, la reazione è stata totalmente normale, l’unica della famiglia che fa un po’ di fatica ad accettare la questione è mia nonna, ma è comprensibile essendo di un’altra generazione. Mio fratello mi ha fatto outing con i miei amici e la reazione è stata di pieno appoggio, al punto che i loro genitori usano il pronome corretto che richiedo, cioè quello maschile, e mi rispettano. Anche a scuola ho fatto coming out e bene o male i professori mi chiamano con il nome che ho scelto e il pronome corretto».

Negli anni Michael ha subito bullismo e discriminazione, consistenti in attacchi verbali, derisioni e isolamento, da parte di compagni di classe e da sconosciuti. È accaduto specialmente nel periodo scolastico delle medie. Il ragazzo non sente che l’ambiente di Ascoli l’abbia accettato del tutto. «In città non sono visto molto bene -continua-. Ancora oggi mi capita di ricevere commenti omofobi come per esempio “ricchione”, “lesbicona”, “è un maschio o una femmina?”. E se vado in palestra ci sono persone che mi fissano e bisbigliano fra di loro».

«La realtà di Ascoli è veramente triste a parer mio: nessuno è informato, nessuno sa e nessuno vuole sapere -va avanti Michael-. A scuola non se ne parla e se viene fatto, è in modo inappropriato. C’è molto odio, faticano molto a comprendere; al massimo riconoscono le persone gay, ma le persone bisessuali, trans, o non binarie sono fuori dal mondo».

Il ragazzo spende belle parole per la sanità, che trova ottima. Ha incontrato psicologi e dottori che lo hanno rispettato.

«Per iniziare la transizione è necessario cercare un centro specializzato, nel quale si parte con un percorso psicologico di circa sei mesi; dopo che lo specialista ha accertato che l’individuo ha la disforia di genere, verranno svolte alcune analisi -spiega-. Se tutto va bene, verrà comunicato che si potrà iniziare in accordo a un endocrinologo la Terapia Ormonale Sostitutiva. Con l’inizio della Tos la persona transgender passa alla fase del “Test di vita reale”, adottando il ruolo del genere di appartenenza nella quotidianità. Dopo circa due anni, tramite un proprio legale di fiducia, si potrà fare richiesta ad un tribunale per cambiare documenti e accedere alle operazioni chirurgiche».

La disforia di genere è il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel sesso assegnatosi alla nascita. È indipendente dall’orientamento sessuale. In Italia c’è la legge 164 del 1982 che norma questo iter. Da luglio del 2017 si può ottenere il cambio di sesso anagrafico sui documenti anche senza alcun intervento chirurgico, perché la corte costituzionale ha stabilito che il trattamento chirurgico non va considerato come prerequisito ma come un possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico dell’individuo.

Nelle Marche non è presente nessun centro specializzato. Si deve necessariamente andare in altre regioni per poter avviare questo iter (come per esempio il Movimento Identità Trans di Bologna e Azione Trans di Roma). Questi centri sono necessari per le persone transgender perché sono gli unici che possono prescrivere gli ormoni ed eventualmente approvare operazioni chirurgiche finalizzate alla transizione. I medicinali prescritti dal medico del centro, però, possono essere ritirati nella farmacia dell’ospedale della propria regione.

«La transizione la sto vivendo serenamente. La pima iniezione di ormoni, che è avvenuta da poco, è andata bene» rivela Michael. Che in conclusione ribadisce: «Ascoli deve darsi una mossa perché sembriamo rimasti al Medioevo».

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