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Sanità, i viaggi della speranza
approdano nel reparto Chirurgia
dell’ospedale “Madonna del Soccorso”

SAN BENEDETTO - Per la prima volta, nella sala operatoria è stata utilizzata la tecnica "ideata" dal primario Salomone Di Saverio, pubblicata nel 2018 nel “British Journal of Surgery”. Consiste nel preservare intatto il pancreas durante l'asportazione di parte del duodeno. I dettagli spiegati dal professore. La testimonianza di un familiare del paziente
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Un momento in sala operatoria, durante un intervento di chirurgia mini invasiva: al centro il dottor Di Saverio

 

di Maria Nerina Galiè

 

Meta del viaggio della speranza per Antonio Pecchini, 73enne di Colonnella (Teramo), è stato il reparto Chirurgia del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto, diretto dal professor Salomone Di Saverio.
Raggiunto da un brutta notizia, l’uomo ha trovato conforto, rapidità nella diagnosi ma, soprattutto, una soluzione non invalidante.

La riproduzione grafica della tecnica chirurgica ideata dal professor Di Saverio

Su di lui è stata applicata una particolare tecnica che ha permesso la rimozione di parte del duodeno, conservando intatto il pancreas.

“Padre” della tecnica, utilizzata per la prima volta nell’ospedale della Riviera, poi per una seconda, ed entrambe con esito positivo, è stato proprio il dottor Di Saverio.
E’ sua “l’invenzione” «di applicare un tubo di drenaggio, in grado di far visualizzare con precisione la sede dello sbocco della via biliare principale e resecare una porzione più o meno ampia di duodeno ma preservando intatta la testa del pancreas», spiega il primario.
Nessuno strumento particolare, sta tutto nelle mani del chirurgo.
Detta così, sembra semplice, tuttavia il sistema – ideato la prima volta nel 2011 «durante un intervento all’ospedale Maggiore di Bologna», racconta il dottor Di Saverio – è stato messo a punto fino a diventare oggetto, nel 2018, di una pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica “British Journal of Surgery”, entrando a pieno titolo nella letteratura medica globale ed adottato poi da diversi colleghi.
«Mi sono arrivate notizie che il metodo è stato applicato non solo in Italia, ma anche in Sud Africa e ad Edimburgo in Scozia», sono sempre le parole del professore.

Per i profani: «Duodeno e pancreas sono come gemelli siamesi, se va via uno, va via anche l’altro», evidenzia il primario. E ancora: «Con questo sistema, che ha la particolarità di aver diviso, appunto, due organi “siamesi”, si abbassa dall’80% al 20 % la mortalità negli interventi in emergenza, cioè per perforazioni, ad esempio, dovute ad un incidente.

Salomone Di Saverio

Ed ha il vantaggio di migliorare la qualità della vita negli interventi in elezione, è il caso dei carcinomi.
Mantenendo intatto il pancreas, e quindi senza la necessità di dirottare il transito nell’intestino tenue, non si incorre nell’alterazione massiva della fisiologia digestiva, che può essere una conseguenza invalidante per il paziente».
«Sono situazione rare», sottolinea il chirurgo che dal 2011 ha effettuato 12 interventi in urgenza e 4 in elezione, tra Bologna, Varese e San Benedetto.
Situazioni rare, ma che capitano.
«Mio padre non era mai stato male, non conosceva ospedali – racconta Daniele, il figlio di Antonio Pecchini – fino a che non ha iniziato a sentirsi debole e spossato. Pensavamo fosse un effetto collaterale del vaccino.
Poi sono iniziati dei dolori ed abbiamo iniziato a fare esami. Ma la strada sembrava lunga».
Il caso ha voluto che a Colonnella si sapeva dell’illustre concittadino tornato a “casa”, come primario del reparto Chirurgia.
«L’ho contatto – è sempre Daniele che parla – e, nel giro di 10 giorni, sono arrivati diagnosi (un carcinoma infiltrante al quarto stadio, ndr) e intervento. Lunghissimo, circa 7 ore, e molto delicato. Ma è andato tutto bene. La rapida ripresa, inoltre, ha lasciato tutti stupiti».
La notizia di una malattia grave è una mazzata, che induce i familiari del paziente a guardarsi intorno cercare il centro che offre le cure migliori.
«Noi non abbiamo dovuto cercare. Il meglio lo avevamo lì e lo sapevamo. Conoscevamo l’esperienza del professore, la sua carriera a Bologna, Varese, Cambridge, Sudafrica.
Ma in questa occasione – continua il figlio del signor Antonio – ho conosciuto altri aspetti di lui. Segue ed affianca costantemente il suo staff, con cui ha creato un grande feeling».

Tiziana Principi

Nella sala operatoria del “Madonna del Soccorso”, durante i due delicati interventi, Di Saverio è stato assistito dalla dottoressa Tiziana Principi, primario del Dea dell’Area Vasta 5 e della Rianimazione del “Madonna del Soccorso”.
«Interventi di tale complessità – sottolinea il primario – richiedono un’equipe primariale, ma accanto a me c’erano anche due giovani chirurghe: in uno le dottoresse Irene Marziali e Lucia Marino, nell’altro Grazia Travaglini ed Elisa Sebastiani.
E’ importante dare la possibilità ai giovani di imparare nuove tecniche, che permettano loro di crescere chirurgicamente».

«Il dottor Di Saverio continua Daniele Pecchini è inoltre, in ogni momento, informato sul paziente e pronto a dare risposte, spiegazioni e rassicurazioni».
Il primario di Chirurgia ha subito carpito, infatti, l’opportunità che gli ha dato l’Area Vasta 5, un’app per mezzo della quale i medici sono informati, in tempo reale ed anche se non sono in ospedale, sulle condizioni dei pazienti e sull’esito degli esami richiesti.
«Eravamo a San Benedetto – conclude Daniele Pecchini – ma, per la dedizione del professore e della sua equipe, per la sicurezza che ci hanno dato prima e dopo l’intervento, ci siamo sentiti come in un centro dal nome altisonante.
Il viaggio della speranza, per noi, è stato di pochi chilometri. Si è fermato al “Madonna del Soccorso”».

 

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