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Ore di attesa al Pronto Soccorso
per una bimba di un anno
Il primario: «C’è il “fast track”
ma molti non lo sanno»

ASCOLI - Lo sfogo della mamma: «Dalle 9 alle 16 in una stanzetta, senza vedere e sentire nessuno. Quasi 4 ore per il tampone prima del ricovero». Gianfilippo Renzi, primario dell'Uoc di Medicina e Chirurgia d'Accettazione e d'Urgenza del "Mazzoni": «Mi dispiace per il disagio, ma ci sono regole ben precise. E, per i bambini, una corsia preferenziale. I pediatri della territoriale lo sanno»
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di Maria Nerina Galiè

Le lunghe attese al Pronto Soccorso non risparmiano nemmeno i bambini ed il Covid ci mette lo zampino per complicare il tutto. «Sono entrata con mia figlia di un anno alle ore 9. Ci hanno ricoverato in Pediatria alle 16. Per tutto il tempo, siamo rimaste da sole, chiuse in una stanza, senza vedere o sentire nessuno».

E’ lo sfogo di una giovane mamma ascolana, protagonista di questa avventura accaduta lo scorso mercoledì, 3 novembre, al Pronto Soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli.

A farla spazientire, ci si è rimesso anche il fatto che, per il tampone obbligatorio prima di accedere ai reparti, ha dovuto attendere quasi 4 ore. La macchina dei tamponi rapidi era occupata, perché c’era in corso lo screening degli alunni della primaria di Roccafluvione, dove era stato individuato un focolaio.

Il pronto soccorso del “Mazzoni”

Mostra comprensione per il disagio affrontato dalla mamma, 29enne e con altri due figli a casa a cui pensare, Gianfilippo Renzi, primario dell’unità operativa complessa di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza del “Mazzoni”.
Sentito, per avere il quadro completo della situazione, il direttore tiene a precisare come funziona il servizio di Pronto Soccorso per i piccoli cittadini, rimarcando che nel suo reparto il codice di priorità regna sovrano.

«Mi spiace – afferma il dottor Renzi – che la signora abbia dovuto aspettare tanto. Per i bambini che vengono al Pronto Soccorso, abbiamo allestito una stanza a parte, colorata, con giochi e pennarelli. Per evitare che passino tanto tempo insieme con i pazienti adulti, in un ambiente non adatto a loro. Ma mi rendo conto che lì, mamme e bimbi restano soli».

Il primario non transige sull’assegnazione dei codici di priorità assegnati al triage, che «devono tener conto dello stato clinico del paziente. Sarebbe una discriminazione far passare avanti qualcuno per l’età, sia essa molto giovane o avanzata. Però i pazienti pediatrici ce l’hanno una corsia preferenziale».

Di che si tratta?

«Si chiama appunto “fast track” ed è un sistema volto a scaricare le sale d’attesa al Pronto Soccorso, a bypassarlo. Consiste nel porre in carico allo specialista di competenza alcuni pazienti, in base alla patologia per cui si presentano e che, ovviamente, non rientra in un codice prioritario. E’ un servizio che in Area Vasta 5 vale per diverse specialità, come ginecologia, otorino, oculistica e, appunto, pediatria».

Il Pronto Soccorso del “Mazzoni” di Ascoli

Poiché stiamo parlando di un caso pediatrico, il direttore del Pronto Soccorso specifica che le consulenze dello specialista dei bambini, al Pronto Soccorso, rispettano le seguenti fasce orarie: tutti i giorni dalle ore 12 alle 14 e dalle 18 alle 20.  «Questo – ribadisce il primario – per i casi meno gravi. Per quelli più gravi (codice arancione) è prevista la visita in Pronto Soccorso con richiesta di consulenza. Qui non ci sono fasce orarie. Come, naturalmente, per i codici rossi, visitati dal personale del Pronto Soccorso e dal pediatra immediatamente.

I casi in cui il bambino è stato in fast track, e viene ricoverato direttamente senza essere visitato dal pediatra, sono quelli in cui il paziente è già noto allo specialista, oppure la situazione è talmente chiara ed eclatante che il pediatra, informato del caso, ricorre direttamente al ricovero, in quanto la consulenza non aggiungerebbe nulla e allungherebbe i tempi di permanenza in ProntoSoccorso».

Tornando alle fasce orarie, il direttore del Pronto Soccorso tiene a rimarcare che sono per i codici meno prioritari e soltanto per i casi pediatrici. 

«Negli altri orari – è sempre il dottor Renzi che parla – i piccoli pazienti restano in attesa. Se la mamma l’avesse saputo, magari perché informata dal pediatra, e fosse venuta alle 12 invece che alle 9, avrebbe aspettato 5 minuti».

Alle ore 12, in effetti, la mamma è stata chiamata a fare il tampone per il ricovero. Ma la sua bimba – riferisce – non è stata oggetto di nessuna visita o consulenza pediatrica. «In reparto – è la mamma che parla – si sono meravigliati di come ci abbiano ricoverato senza visita».

«Può non averlo saputo – ipotizza Renzi – perché la consulenza a volte avviene telefonicamente dal triage. E lo specialista, in base alla sintomatologia e alla sua esperienza, può avere già idea di cosa si tratti e dispone il ricovero direttamente».

Tutte queste informazioni, certamente utili al cittadino che spesso si trova in difficoltà, per l’attesa ma anche perché prova un senso di totale abbandono misto a preoccupazione, spesso non si conoscono.

«I pediatri della medicina territoriale – rimarca il dottor Renzi – lo sanno bene. Allora, facciamo chiarezza. Se non si tratta di urgenze, durante i giorni feriali le mamme devono rivolgersi prima al pediatra che, se lo ritiene, può chiamare il Pronto Soccorso o il reparto. O può anche mandare il paziente, da noi o in Pediatria, con una relazione.

Nei giorni festivi c’è la guardia medica. In questo caso, se il genitore non si sente abbastanza tranquillo, può venire in ospedale, dove sarà valutato dallo specialista, nelle ore stabilite». 

Tutto, per la piccola paziente in questione, si è risolto al meglio: in Pediatria è stata visitata e sottoposta ad esami, i medici hanno individuato il problema e, nel giro di due giorni, è stata dimessa, con una cura domiciliare.

 


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