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Presidenza Ciip, Fermano compatto e Piceno spaccato: intanto Alati incassa la maggioranza

VOTO - Si complica la posizione di San Benedetto. Ascoli, dopo aver atteso - invano - la mossa dei cugini della Riviera, nell'auspicio di proporre un nome unico, avrebbe confermato l'allineamento con il Fermano. Il sindaco di Fermo: «Soddisfatto della trasversalità interprovinciale. Inoltre, una candidatura tecnica di spessore non si può creare a meno di dieci giorni dalla scadenza della presentazione delle liste»
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Nei riquadri, Marco Fioravanti sindaco di Ascoli e Paolo Calcinaro sindaco di Fermo

 

di Giorgio Fedeli e Maria Nerina Galiè

 

Giacinto Alati c’era. E ci sarà. Stiamo parlando della presidenza della Ciip che, a questo punto, numeri, o meglio, firme alla mano, sarà senza soluzione di continuità.

 

Salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, questa è la fotografia della situazione attuale, in ragione del fatto che, al gruppone di Comuni che hanno firmato per rinnovare la fiducia al presidente uscente, con un blocco unitario nel Fermano, si sarebbe aggiunta anche Ascoli.

 

Un condizionale d’obbligo dettato dalla mancanza, ad oggi, nero su bianco della firma del primo cittadino Marco Fioravanti che, però, avrebbe espresso il suo “ok” per la rielezione del presidente dopo aver atteso il pronunciamento di San Benedetto, ancora non pervenuto.

 

Giacinto Alati

E quindi Alati, attestandosi a circa un 60% delle quote dei Comuni di competenza Ciip, avrebbe di fatto la maggioranza, con un notevole margine di errore, per la rielezione, per il suo quinto mandato. Dunque l’assemblea di fine giugno diventa, a questo punto, una mera formalità.

 

Blocco unico nel Fermano, dove tutti i 19 Comuni rientranti nella sfera d’azione della Ciip, a partire da Fermo, hanno firmato per Alati (esclusa la città di Porto San Giorgio dove Nicola Loira non ha firmato poiché tra tre giorni non sarà più sindaco della città). Una totalità emersa chiaramente dalla riunione del 30 maggio scorso a Petritoli.

 

Più spaccata che mai invece la situazione nel Piceno dove il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, è rimasto alla finestra per settimane, nella fiduciosa speranza di un’intesa territoriale, lasciando ai cugini sambenedettesi l’indicazione su un nome che mettesse tutti d’accordo. Ma da San Benedetto, fino ad oggi, non è uscito nulla di concreto.

 

Nel frattempo, però, diversi Comuni più piccoli  hanno fatto fronte unico chiedendo, attraverso una lettera, «la discontinuità», ruotando intorno a Luciano Agostini come possibile competitor di Alati.

 

San Benedetto ha accolto l’appello di primi cittadini a mettersi intorno ad un tavolo, non trovando la quadra però, con un’accesa riunione dei capigruppo di maggioranza, sul nome di Agostini che, sempre da rumors ma da ambienti molto vicini all’ex onorevole del Piceno, avrebbe ritirato la candidatura, mettendosi da parte proprio per non spaccare il Piceno. E’ vero? E’ una “tattica”? Per poi lasciare spazio a chi? Fabio Urbinati è il nome che da qualche ora va per la maggiore nei corridoi della stanza dei bottoni della Riviera. Ma siamo ancora nella fase ipotesi.

 

Antonio Spazzafumo

Perché Spazzafumo adesso non può deludere le aspettative dei sindaci che vogliono la discontinuità (questi rappresentano complessivamente circa il 20% e con San Benedetto si arriverebbe circa al 35%), ricompattare la sua maggioranza e, possibilmente, evitare lo scontro diretto con Ascoli ma neppure dare l’idea di “sottomettersi” al capoluogo di provincia.

 

Insomma, una posizione per nulla invidiabile.

 

Ma al netto degli indecisi, Alati, avrebbe una maggioranza granitica. Un capolavoro di diplomazia e proselitismo che lo porterà, praticamente con matematica certezza, a sedere ancora sulla poltrona di presidente.

 

«Sono davvero soddisfatto della trasversalità emersa, una trasversalità interprovinciale, dal Fermano all’Ascolano, a partire dai capoluoghi di provincia le dichiarazioni del sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, contattato telefonicamente con i Comuni che si sono focalizzati sul rispetto dell’azienda a fronte di scenari più politici.

 

So bene che la Ciip esiste anche senza Alati ma certo è che una candidatura tecnica di spessore non si può creare a meno di dieci giorni dalla scadenza della presentazione delle liste.

 

Un candidato tecnico forte sarebbe da costruire e condividere con maggiore margine di tempo. Mi fa piacere riscontrare questa comunione di intenti. E a questo punto mi auguro che si arrivi a una lista unica che sarebbe, appunto, lo specchio di una comunione di intenti tra i territori».

 

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