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Ciip, una storia lunga oltre 100 anni: dal primo acquedotto dell’Ascensione alle 450.000 persone servite oggi

PICENO - A fine mese si vota per stabilire l'eventuale successore del presidente Alati. Per capire meglio il peso che un momento del genere comporta per tutto il territorio ecco dati e cenni di una vicenda partita nel lontano 1896. L'individuazione delle sorgenti di Pescara e di Capodacqua di Arquata avvenne nel 1918: 14 Comuni i primi consorziati, oggi sono 59, di cui una parte del Fermano. Un'impresa di gestione servizi pubblici a rilevanza industriale che opera su una rete idrica di oltre 6.000 chilometri. Il sisma del 2016, la crisi delle sorgenti e una gestione che terminerà nel 2047
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di Luca Capponi 

 

Tra il 29 e 30 giugno la Ciip nominerà il nuovo consiglio d’amministrazione e, di conseguenza, il presidente che succederà a Giacinto Alati. Prima di lui, negli ultimi anni, si sono susseguiti alla guida del consorzio Antonio Cataldi, Carlo Nardinocchi, Francesco Marozzi, Emidio Speranza e Paolo Nigrotti. Nel 2010 è iniziata l’avventura di Alati alla presidenza, avventura che potrebbe anche continuare, almeno stando ai rumours della vigilia.

La sede ascolana

Per capire meglio il peso che un momento del genere comporta per tutto il territorio vale la pena di ripercorrere un po’ di storia e al tempo stesso ricordare qualche dato.

Ad esempio, forse non tutti sanno che il consorzio Cicli Integrati Impianti Primari è un’impresa di gestione servizi pubblici a rilevanza industriale, gestore unico del Servizio Idrico Integrato dell’Ato numero 5 “Marche Sud”, e associa ben 59 Comuni: tutti e 33 quelli della provincia picena e una parte del Fermano, per un totale abitanti serviti che è di 448.544 persone, mentre le utenze idriche sono 178.920. Il capitale sociale, come riportato dal sito ufficiale, è di 4.883.340 euro.

L’attuale rete idrica si sviluppa per oltre 6.000 chilometri, costituita dall’Acquedotto Pescara d’Arquata, dall’Acquedotto Monti Sibillini e dall’Acquedotto del Vettore, ai quali si aggiunge, in caso di emergenza idrica, l’impianto di soccorso che attinge acqua dal subalveo del fiume Tenna a CNord di Porto San Giorgio ma anche l’ultimo realizzato nel 2019 a Castel Trosino. Nella gestione Ciip è compresa anche una rete fognaria di 2.302 chilometri che risponde alle necessità depurative dell’89% della popolazione servita.

La sua storia è lunga, e comincia oltre un secolo fa, nel 1896, quando venne inaugurato l’acquedotto di Fermo denominato Acquedotto Monte Polesio o Acquedotto consortile dell’Ascensione che punta a risolvere le esigenze della popolazione del Fermano. Nel Piceno la situazione è invece molto frammentata, col problema idrico a permanere nonostante diversi tentativi di migliorare lo stato delle cose.

L’acquedotto del Pescara (foto da Ciip spa)

Nel 1918 la soluzione al problema: vengono individuate le sorgenti di Pescara e di Capodacqua di Arquata, e dopo oltre dieci anni viene costituito il Consorzio per l’Acquedotto Pescara d’Arquata “Luigi Razza”. L’acquedotto ha una dotazione idrica di 200 litri al secondo. Aderiscono i Comuni di Acquasanta Terme, Acquaviva, Appignano, Arquata, Ascoli, Castel di Lama, Castorano, Colli, Folignano, Monteprandone, Monsampolo, Offida, Spinetoli, San Benedetto e Venarotta, nel 1933 si unisce Grottammare, nel 1951/52 si arriva a 44 Comuni e la dotazione idrica arriva a 450 litri al secondo.

Il 16 ottobre del 1955 viene inaugurato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il tronco dell’acquedotto Sorgenti Pescara d’Arquata – Ascoli Piceno, mentre cinque anni dopo viene istituito il Consorzio Idrico Intercomunale del Piceno.

Giacinto Alati

Quasi trent’anni dopo, nel 1982, viene messo in opera l’Acquedotto dei Sibillini, ennesimo passo in per combattere le crisi idrica, in particolare per la fascia costiera.

Nel 1993 ecco la trasformazione in consorzio-azienda, con il fine di dare efficacia, efficienza ed economicità ai servizi offerti. L’anno dopo la Legge Galli prevede anche la riorganizzazione dei servizi idrici in un unico gestore, che deve curare l’intero ciclo delle acque per ciascun Ambito Territoriale Ottimale (Ato) individuato dalla Regione. Le Marche ne individuano cinque.

Siamo nel 2003: il Consorzio Idrico Intercomunale del Piceno passa da ente pubblico economico consortile a società per azioni a totale capitale pubblico, cambiando denominazione in Cicli Integrati Impianti Primari spa. Due anni dopo la Ciip sigla l’atto di fusione per incorporazione della Vettore Servizi Ambientali Spa: nasce il Gestore Unico del Servizio Idrico Integrato dell’Ato 5 Marche Sud.

Altro momento spartiacque è quello dei terremoti 2016/2017, che hanno richiesto una serie di interventi di risanamento.

«Le caratteristiche tecniche, la complessità delle opere acquedottistiche e la notevole estensione delle stesse hanno fatto prevedere una durata complessiva dei lavori di almeno 25 anni ed hanno imposto, anche ai fini dell’efficienza e dell’economicità dell’intervento, che gli stessi vengano iniziati e portati a termine dallo stesso gestore -si legge sul sito Ciip-. Si è pertanto evidenziata la necessità di un prolungamento dell’attuale affidamento della gestione per 15 anni sino al 31 dicembre 2047 e la proroga della durata della società sino al 31 dicembre 2100».

Agli effetti nefasti del sisma, che riducono la portata delle sorgenti fino quasi a prosciugarne alcune, si sommano poi quelli della siccità persistente, tanto che gli ultimi anni sono stati tra i più difficili di sempre. Sia per il Ciip che per tutta l’utenza, costretta ai sacrifici indotti dalle chiusure del flusso che si sono susseguite con maggiore frequenza.

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