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Chalet Zodiaco aperto ai diversamente abili

SAN BENEDETTO - Le recenti polemiche sulla scarsa ospitalità che gli chalet della Riviera delle Palme riservano agli utenti con disabilità, è smentita dallo Zodiaco. La testimonianza delle educatrici della cooperativa Tangram. Uno chalet ricco di storia dove anche i diversamente abili, si sentono a casa
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di Walter Luzi

 

Allo “Zodiaco” di San Benedetto le porte sono aperte a tutti. A margine delle recenti polemiche giornalistiche sulla carente accoglienza che la Riviera delle Palme può riservare ai clienti diversamente abili, qui è smentita. Con i fatti. Da otto anni.

 

A parlare è Nicoletta, operatrice della cooperativa Tangram, che organizza da tempo centri estivi per ragazzi con disabilità allo chalet Zodiaco. «Con il supporto degli operatori ed educatori della cooperativa Coos Marche – ci dice – e in accordo con il Comune di San Benedetto del Tronto, organizziamo da anni questi centri estivi qui allo Zodiaco. A nome di tutte noi educatrici, e anche dei genitori dei ragazzi, soprattutto da una mamma, vorrei ringraziare per l’ospitalità, la professionalità e, soprattutto, l’amore, con cui la proprietà dello chalet ci ha sempre accolti».

 

Lo chalet Zodiaco, sulla riviera sambenedettese, è, notoriamente, un luogo speciale. Perchè è ricco della sua storia. Fra i primi stabilimenti balneari a sorgere infatti, oltre sessant’anni fa, su una costa ancora incontaminata, è, ancora oggi, gestito dalla stessa famiglia Vagnoni. Non solo. E’ stato il primo ristorante di pesce ad aprire i battenti direttamente sulla spiaggia. Ma è uno chalet ricco, soprattutto, di umanità. Che è quasi palpabile nell’aria. Impastata, negli anni, dal sudore e dall’amore di persone speciali che, di questo posto, hanno saputo tirarne su le mura, e costruirne, con gli stessi, gioiosi, sacrifici, la fama.

 

A cominciare dai fondatori, Peppe e Reòcce. All’anagrafe Giuseppe Vagnoni ed Enrico Grossi. Due miti. E poi dalle tante sorelle di Peppe: Evelina, Leda, Nervina, Annina e Mariuccia, alle nidiate di cugini cresciuti come fratelli nella stessa, grande famiglia dello Zodiaco: Pinuccio, Lisetta e Francesca, Mimmo, Eliseo, Nicola e Davide. Tante estati si sono succedute da quando nonno Mico affilava con il suo coltellino i legnetti appuntiti per confezionare gli spiedini di pesce, o intrecciava con le sue mani la paglia dei fiaschetti per il vino da servire a tavola.

 

O da quando Nicola Matteo Scarponi detto “Burì”, personaggio leggendario, cuoco e marinaio come Enrico, regnava nella cucina dello Zodiaco prima dell’arrivo di Susy ed Emanuela. Due turiste scese dal profondo Nord allo Zodiaco, a trovarci anche gli amori della vita. Ma lo Zodiaco è rimasto sempre lo stesso. Non ha mai snaturato la sua anima. Dilapidato l’eredità di valori, ancora oggi, più che degnamente, nelle mani di Mimmo Vagnoni.

 

La conferma, scontata, arriva, ancora, dalle parole di Nicoletta: «La generosità dello Zodiaco – testimonia – non sta solo nel metterci gratuitamente a disposizione gli ombrelloni, i lettini, le sdraio, o anche le indispensabile pedane speciali preposte all’accesso delle sedie a rotelle. Va ben oltre. Lo Zodiaco ci ha fatto sempre sentire parte integrante della loro famiglia. E’ questa la massima funzione, la più alta e nobile, dell’accoglienza».

 

Succede ancora. E’ successo sempre. Succederà sempre. Qui. In questo chalet dalla sagoma inconfondibile, pitturato con gli immutabili colori giallo e rosa. Mura di pietre forti e antiche come i migliori sentimenti. Le sue radici orgogliose affondano in questa sabbia che non profuma solo di salsedine. Ma anche, soprattutto, della sua bella storia. Lo sentono, meglio di tutti, quei ragazzi sulle loro sedie a rotelle, sotto gli ombrelloni dello Zodiaco. Lo sentono bene che qui dentro batte un cuore grande.

 

Allo chalet Zodiaco parata di stelle olimpiche

Il Festival dell’Arte sul Mare <br (Foto e video)

Mimmo Vagnoni e lo chalet Zodiaco

 

 


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