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Patrimonio storico, in Riviera gli edifici da proteggere sono 200

SAN BENEDETTO - Il piano di recupero redatto dall'Amministrazione comunale è anche volto a snellire le pratiche burocratiche relative ad interventi di restauro ammessi dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici
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La “casa bassa” di Via Cairoli, uno degli edifici storici tutelati dal piano di recupero comunale

 

di Giuseppe Di Marco

 

Case basse, ma anche ville risalenti ai primi del ‘900: sono perlopiù questi gli edifici storici che il Comune di San Benedetto ha deciso di tutelare, includendoli in un piano di recupero del patrimonio locale.

 

La decisione è stata presa questa mattina e verrà presto ufficializzata con un’apposita delibera di giunta, con la quale l’Amministrazione affiderà al servizio Urbanistica l’incarico di redigere una variante al Piano Attuativo di Riqualificazione e Salvaguardia del Patrimonio Edilizio Urbano allo scopo di «rafforzare gli strumenti – fa sapere il Comune – a contrasto di interventi che possano snaturare l’architettura del paesaggio cittadino, ovviamente in accordo con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio».

 

Il tutto, a valle di un censimento, effettuato dagli uffici di Viale De Gasperi, che include circa 200 edifici storici, perlopiù privati, che appunto l’ente rivierasco intende proteggere da eventuali interventi che snaturerebbero il design e l’estetica degli stessi. Fra questi rientrano le famose case basse di Via Fratelli Cairoli e Via degli Orti, ma anche numerose costruzioni a più piani del quartiere Marina Centro e del Paese Alto.

 

«È un lavoro che portiamo avanti da molto tempo – ha spiegato l’assessore all’urbanistica Bruno Gabriellie riguarda le aree storiche di San Benedetto, che come noto sono divise in tre zone – A1, A2 e A3, nda – Molte delle costruzioni che si trovano al loro interno sono stata incluse nel nostro catalogo dei beni per i quali possono essere previsti solo determinati interventi di ripristino e restauro. Si tratta, insomma, di una sorta di vincolo urbanistico, che avrà anche un altro scopo. I titolari di queste proprietà, nel momento in cui devono iniziare una pratica edilizia sono obbligati a rivolgersi alla Soprintendenza, con conseguente aggravio di tempistiche. D’ora in avanti, grazie a questo piano di recupero, non ci sarà più la necessità di fare tanta burocrazia».

 

«E’ un’operazione lodevolissima – ha aggiunto l’assessore alla cultura Lina Lazzariche si propone di salvaguardare l’ossatura edilizia della Riviera, tutelando al contempo le qualità artistiche che presenta il nostro panorama urbano».

 

Come accennato in precedenza, il piano include le case basse e, per quanto riguarda quella di Via Cairoli, ci sarebbe anche un’ulteriore buona notizia: il Comune infatti avrebbe riaperto una trattativa con i proprietari per acquisire l’edificio, al fine di recuperarlo ed adibirlo ad un uso pubblico e culturale. L’importanza di questi manufatti, va ricordato, è stata recentemente rimarcata dal Circolo dei Sambenedettesi, che hanno più volte ricordato all’Amministrazione la necessità di rimetterli in sesto.


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