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“Macbeth” incanta, Ventidio Basso esaurito: cantanti, attori e coro orgoglio ascolano

ASCOLI - Ennesimo successo dell'opera firmata Pier Luigi Pizzi prodotto dalla Fondazione Rete Lirica delle Marche che dà appuntamento a febbraio (16 e 18) con l'altro capolavoro verdiano "La Traviata"
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di Franco De Marco

 

Non meraviglia che Pier Luigi Pizzi faccia meraviglie. Con il “Macbeth” prodotto dalla Fondazione Rete Lirica delle Marche, presentato sabato nel Teatro Ventidio Basso di Ascoli dopo il debutto a Fermo, ha inanellato l’ennesimo grande successo e regalato uno spettacolo di rara bellezza. Ed è un successo che vale doppio perché, senza offesa per nessuno, i mezzi a disposizione non erano certamente rilevanti come può permettersi un grande teatro.

 

Invece in questo caso, da prendere davvero a modello, il risultato è stato uno spettacolo quasi entusiasmante sia per l’aspetto visivo sia per quello vocale. Esempio sublime di teatro musicale. L’ambizione umana, la sete di potere, il male di cui sono capaci gli uomini, la sanguinosa ascesa al trono di Scozia di Macbeth: il tema scespiriano è stato declinato con rara efficacia. Eppure la scena era costruita solo su una passerella rialzata (dove stavano i potenti) e da un piano inclinato. Ma è stata illuminata, dominata, da un sapiente uso del led wall, fondale con efficaci immagini in primo piano («per me è stata la prima volta con questa tecnologia» ha dichiarato Pizzi). I cantanti? Giovani ma molto bravi. Cantanti ma anche consumati attori come pretende sempre Pizzi.  Il direttore d’orchestra Diego Ceretta, pur al debutto in quest’opera particolarmente complessa di Giuseppe Verdi tratta da William Shakespeare, ha fornito un’esecuzione magistrale: ritmo serrato, sfrondato da suggestioni grand’opera, dinamiche, sfumature, colori, stati d’animo, insomma anche per la Form (che merita ben altra attenzione e non di subire le baruffe della politica, vero Regione?) una prestazione di assoluto rilievo.

 

È stato uno dei migliori spettacoli lirici visti negli ultimi anni, se non in assoluto, al Teatro Ventidio Basso. La Rete Lirica delle Marche ha indovinato quasi tutto grazie all’esperienza, alla qualità e alla passione del direttore Luciano Messi e del direttore artistico Alessio Vlad. Su questa strada speriamo che si continui. Da applausi anche il pubblico che, come avevano fatto giovedì gli studenti, ha finalmente riempito il Ventidio Basso con un tutto esaurito e non ha lesinato applausi.

 

Il soprano russo Lidia Fridman, anch’essa al debutto nel ruolo della Lady, malvagia e assetata di potere, capace di muovere Macbeth come un burattino, ha una bella voce musicale (qua e là forse qualche forzatura di troppo) e scenicamente è stata straordinaria con movenze da consumata attrice di teatro. Volto bianco, veste lunga, filiforme, dinoccolata, strega manipolatrice.  Già la sua sola apparizione, lontana dalla scena principale, dava forza ed espressività alla drammaturgia. Macbeth è stato interpretato dal baritono albanese (ma formatosi in Italia) Gezim Myshketa, il più collaudato del cast: una voce verdiana capace di passare con disinvoltura dai pianissimi agli acuti con fraseggio sempre calibrato. Insomma un Macbeth di alto livello.  Ma tutti i cantanti sono stati bravi e centrati, senza sbavature, ognuno capace di disegnare alla perfezione il personaggio. Il basso baritono Gianluca Margheri, con il suo fisico da culturista, è stato un Banco molto efficace apparendo come un Cristo insanguinato dopo essere stato ucciso. Da segnalare anche le prestazioni di Matteo Roma (Macduff) e Giuseppe Settanni (Malcom).

 

Giovanni Farina e Pier Luigi Pizzi

Se i singoli sono stati bravi il Coro del Teatro Ventidio Basso, orgoglio ascolano, diretto dal maestro Giovanni Farina, un “allenatore” che sa tirar fuori il meglio dai suoi “giocatori”, è stato bravissimo. Il Coro, si sa, in Macbeth è quello che detta la drammaturgia e genera atmosfere e azioni. Quelle streghe scrivono la storia. Il maestro Farina ci ha messo del suo nel finale con il Coro a far eco all’azione scenica. Voto complessivo all’allestimento 9.

 

Nel finale ancora un’ovazione quando il Coro del Teatro Ventidio Basso ha cantato gli auguri al direttore d’orchestra Diego Ceretta: era il suo compleanno.

 

Prossimo appuntamento con la Fondazione Rete Lirica delle Marche a febbraio quando andrà in scena l’altro capolavoro verdiano, il più amato dal pubblico, “La Traviata”: debutto a Fano (2 e 4 febbraio), poi a Fermo (9 e 11) quindi ad Ascoli (16 e 18).

 


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