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Legge 194, Latini e Acciarri: «Negli ospedali piceni la prestazione è sicura, senza dolore e gratuita» 

ASCOLI - L'onorevole e vicepresidente della Commissione Cultura e la consigliera regionale intervengono nel dibattito acceso dalla revoca della convenzione con l'Aied. Ecco, punto per punto, gli aspetti che ritengono doveroso rimarcare, dai dati regionali alle modalità di accesso all'interruzione volontaria di gravidanza
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Interruzione volontaria di gravidanza e revoca della convenzione con la sezione ascolana dell’Aied: «Diritto garantito in piena autonomia dal Servizio sanitario, sia nell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli che al “Madonna del Soccorso” di San Benedetto: una prestazione in assoluta sicurezza, senza dolore e del tutto gratuita, nel pieno rispetto della legge 194, senza dover ricorrere a convenzioni con enti collaterali». 

 

A scendere in campo sono Giorgia Latini, onorevole e vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, e la consigliera regionale ed ex assessore comunale di Ascoli Monica Acciarri.

 

Entrambe, seppure con note separate, tese ad evidenziare i vari aspetti della delicata questione, affermano che gli ospedali piceni sono «punti di riferimento per tante donne, anche da fuori regione».

Monica Acciarri

«Il “Madonna del Soccorso” – evidenzia Acciarri – lo è da sempre. Da alcuni anni, all’ospedale di Ascoli, hanno preso servizio alcuni ginecologi non obiettori, attualmente quattro, disponibili a fare questo tipo di intervento. Prima non era così. Per questo è stato necessario stipulare una convenzione con il privato.

Dal mese di settembre 2022, dopo numerosi incontri, anche l’ospedale di Ascoli è in grado di offrire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza esattamente come quello di San Benedetto: interruzioni entro il 90esimo giorno, sia chirurgiche che farmacologiche, utilizzando il farmaco RU486, nel rispetto del protocollo della Regione Marche, che ci ha visto selezionati come secondi nella Regione, dopo solo Senigallia.

Quando ricorrono le circostanze descritte dalla legge – sono ancora le parole di Monica Acciarri –  si effettuano anche ed interruzioni oltre il 90esimo giorno. Cosa rara in Italia».

 

«Le Marche – sottolinea Latini – garantiscono questo diritto con numeri superiori alla media delle altre regioni d’Italia. Nelle Marche l’offerta del cosiddetto servizio di interruzione volontaria di gravidanza è infatti di gran lunga maggiore rispetto a quella nazionale: gli interventi possono essere effettuati nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62%. Per quanto riguarda gli obiettori, il numero di aborti a carico dei medici non obiettori è 0,8 a settimana. 

Giorgia Latini

Ho più volte rimarcato – continua la deputata ascolana – che la legge chiede di rimuovere le cause che portano le madri a questa difficile decisione, non di indurle ad abortire.

L’articolo 1 della legge 194 del 1978 recita che “lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”.

Il nostro compito è mettere in condizione le donne di decidere liberamente, sperando che nessuna sia costretta a prendere una scelta così importante magari per questioni economiche o per cattiva informazione.

Lo scorso anno, con il Fondo Famiglia, la Regione Marche ha stanziato un milione di euro prevedendo anche interventi a sostegno della nascita e l’adozione di figli: i beneficiari complessivamente sono stati 454 (151 donne che avrebbero potuto abortire per ragioni puramente materiali e 199 ragazze madri e 104 famiglie che hanno scelto il percorso dell’adozione)».

 

Ancora Acciarri: «Negli ultimi 5 anni sono state fatte 340 interruzioni volontarie della gravidanza con metodo chirurgico e 80 interruzioni della gravidanza con metodo farmacologico, per un numero totale di interruzioni che supera i 400 casi».

 

La consigliera regionale espone inoltre il percorso che deve fare la donna e che viene applicato a chi si rivolge al Sistema Sanitario Nazionale è ben descritto nella legge 194: «La paziente deve rivolgersi al consultorio familiare di riferimento e, senza appuntamento, viene immediatamente e gratuitamente presa in carico. 

Vengono analizzate le possibili soluzioni ai problemi che rappresenta e, qualora non ci siano altre soluzioni, viene certificata la sua volontà di interrompere la gravidanza.

Trascorsi sette giorni da questa certificazione, posti dal legislatore per une eventuale ripensamento, la paziente può fare l’interruzione di gravidanza rivolgendosi alle strutture pubbliche accreditate, in un percorso completamente gratuito, garantito dalla legge e nel rispetto della privacy.

L’interruzione chirurgica, per chi si rivolge al pubblico, è chiaramente eseguita in anestesia generale per evitare alla paziente, che ricordiamolo è una donna prima che paziente, sofferenza su sofferenza.

E un ringraziamento – sottolinea Monica Acciarri – di ciò va a tutto il personale, medico e del comparto, delle Unità Operative di Ostetricia e Ginecologia, di Anestesia e Rianimazione e dei blocchi operatori, senza la cui fattiva collaborazione questo servizio non potrebbe essere offerto con tale elevata qualità

Chi si rivolge all’Aied farà il proprio intervento chirurgico senza la presenza di un anestesista, da pazienti sveglie e coscienti». 

 

«L’Area Vasta 5 negli ultimi anni ha pagato per l’attività di professionisti esterni fino a 90.000 annui», riferisce Acciarri che aggiunge: «Tra l’altro, mentre la paziente che si rivolge al Consultorio inizia un percorso del tutto gratuito, chi si rivolge all’Aied inizia un iter con alcuni costi a proprio carico, per una serie di prestazioni senza le quali l’Aied stessa non emette il certificato indispensabile per poter fare l’intervento».

 

«Del tutto infondate – conclude l’ex assessore comunale di Ascoli – sono, poi, le accuse di chiusura del servizio di interruzione di gravidanza in ospedale nel periodo estivo e festivo».

m.n.g.

 

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