«Nel riparto del Fondo sanitario nazionale 2025 alle Marche vengono sottratti 56,9 milioni di euro, perché i cittadini si curano altrove più di quanto la nostra sanità riesca ad attrarre pazienti da fuori regione». È quanto afferma l’onorevole Augusto Curti, commentando i dati ufficiali sulla mobilità sanitaria.

Augusto Curti
Un dato in peggioramento rispetto all’anno precedente: «Nel 2024 il saldo negativo era di 47,2 milioni: parliamo di risorse reali che vengono sottratte a ospedali, personale e servizi sul territorio», sottolinea il deputato.
Curti entra poi nel merito politico della questione: «La mobilità sanitaria non è una calamità naturale, né un evento imprevedibile. È l’effetto diretto di come una Regione organizza, governa e difende il proprio servizio sanitario pubblico».
Secondo il parlamentare, il problema non è inevitabile ma governabile: «Altre regioni non si limitano a pagare il conto a fine anno. Governano i flussi attraverso il potenziamento degli accordi interregionali, favorendo regole condivise e obiettivi di riequilibrio».
Una mancata strategia che, secondo Curti, alimenta un circolo vizioso: «Meno risorse significa minore capacità di risposta, maggiore frammentazione e cittadini costretti a spostarsi anche per prestazioni programmabili».
Il deputato colloca quindi le responsabilità nel tempo: «Dopo cinque anni pieni di governo regionale, con il sesto ormai avviato, non è più credibile chiamare in causa il passato. Chi oggi amministra ha avuto tutto il tempo per intervenire, ma la promessa di una sanità capillare si è tradotta in un sistema strutturalmente disarticolato».
Da qui la proposta politica: «Serve un piano regionale sulla mobilità sanitaria che parta dal governo dei flussi, con accordi interregionali strutturati e obiettivi misurabili di riduzione del saldo negativo entro la fine della legislatura».
La conclusione è netta: «Una quota delle risorse recuperate deve essere vincolata per legge al rafforzamento del servizio sanitario pubblico e dei servizi territoriali. La Giunta, infine, ha il dovere di accettare obiettivi vincolanti e una verifica annuale in Consiglio regionale».
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