
“Rusce e nire” sul palco
È stata la festa di chiusura della stagione per il gruppo teatrale dialettale Gente Nostra. A Villa Pigna, teatro della parrocchia di San Luca Evangelista, l’arrivederci della compagnia ai tanti affezionati estimatori che hanno gremito la sala. Portano in scena “Rusce e Nire”, un loro vecchio cavallo di battaglia, firmato da Tita Mosca, in due atti, sempre d’attualità.

A nome di tutti saluta, in apertura, il direttore artistico del gruppo Andrea Flaiani, che a questa parrocchia ha legato molti bei ricordi della sua adolescenza, e che ha raccolto le impegnative eredità di Gianni Lattanzi e Guido Mosca. Alla fine, invece, porta il suo saluto anche Laura Addis, assessore alla Cultura del Comune di Folignano. Il clima di festa, quasi da ultimo giorno di scuola, con il Carnevale ascolano in piazza che bussa già alle porte, non ha certo penalizzato la performance degli attori. A cominciare dalle nuove leve, che fanno ben sperare per …il ricambio generazionale, Nicolò Valianti (Alberto) e Mirta Marini (Felicia). Due debuttanti molto promettenti.
La contrapposizione ideologica alla Peppone e Don Camillo, fra fascisti esaltati più o meno convinti e comunisti con la venerata icona di Stalin nascosta appesa nell’armadio, fa sorridere sempre. Soprattutto al confronto di certe sconfortanti caricature contemporanee. Nel giorno dei festeggiamenti per l’anniversario della Marcia su Roma, il mattatore (il compagno Middie “Caporosso”) è Mirko Loreti, supportato nella sua impari battaglia contro il regime da Vincenzo Della Posta (Ado), con la moglie Maria Grazia Isolini (la massaia rurale Marietta) a tentare di ricondurlo a più miti consigli. Molto convincente la falange in camicia nera su cui spicca un impressionante Sergio Storoni (Benito) con Cristiano Fioravanti e Alfredo De Marco (i consoli), Cinzia Ciannavei (la fiduciaria) e Pietro Trasatti (Ciuetta).

Non possono considerarsi comprimari, infine, Angelo Conti (Don Peppe) e Sofia Diletta Tempera (Caterina) molto incisivi anche loro nel tratteggiare i rispettivi personaggi. Il curato acuto, con le sue spassose giaculatorie, e la giovane ed esuberante innamorata destinata a fare da ponte, in qualche modo, fra due mondi diversi e lontani, quello rosso e quello nero del titolo della commedia appunto, di altri tempi.
Wa. Lu.
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