Tutto nero attorno alla Samb: l’unica cosa buona è che non c’è più nulla da perdere

SERIE C - Riflessioni sul difficilissimo momento dei rossoblù
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di Pier Paolo Flammini

 

I tifosi della Samb durante un match casalingo

Tre sconfitte consecutive (in una settimana), terzo allenatore di stagione, 1 punto in 5 partite, 10 nelle ultime 18 con una sola vittoria, 8 sconfitte casalinghe (record negativo storico eguagliato il 1933-34, primo anno all’ex Ballarin), 9 partite in casa senza vittoria (eguagliati i record negativi del 1989-90 e 2005-06, entrambi però in una situazione societaria pessima).

 

Numeri che fanno pensare a una china irreversibile. Ma il calcio a volte sorprende. Si pensi al Gubbio, arrivato a San Benedetto con una situazione simile alla Samb: gli umbri hanno rischiato di perdere ma adesso hanno 9 punti in più. O il Forlì, surclassato in casa propria dalla Samb ma adesso con sei punti di vantaggio (e una partita in meno); la Torres è stata a lungo ultima ma adesso ha perso una sola volta nelle ultime 12. Questo significa che la prima base della sconfitta è non crederci, pensare di essere inferiori agli altri e giustificare così il rendimento negativo.

 

La Samb ha ripreso gli allenamenti e Mancinelli finalmente avrà una settimana intera per preparare la sfida, cosa non avvenuta dal suo arrivo, martedì scorso, con due incontri ravvicinati. Anche perché le due formazioni iniziali, contro Juventus Next Gen e contro Torres, rischiano di essere state sperimentali, corrette nella ripresa con risultati molto diversi. Detto questo, c’è un problema tattico di difficile risoluzione per un allenatore alla guida della Samb, ma, a questo punto, anche un punto paradossalmente a favore (lo so, andiamo per iperbole, sarebbe meglio la situazione contraria): dopo essere stata sempre fuori dalla zona play out – a differenza delle dirette concorrenti (Torres, Perugia, Bra) che hanno acquisito in questi mesi una mentalità combattiva, mentre a San Benedetto da mesi ci si è rotti la testa prima di essersela davvero rotta (adesso… quasi) – adesso occorre scendere davvero nella mentalità per la salvezza ed essere pronti anche gli spareggi.

 

Perché parliamo di difficile soluzione? Perché il giocatore più forte arrivato a gennaio è senza dubbio Parigini: non a caso segnò 7 gol con l’Under 21… chi lo conosce dice che adesso è pienamente maturato. Contro la Torres è stato schierato per la prima volta nel suo ruolo, esterno di attacco. Su sette occasioni gol create, rigore compreso, sei arrivano da sue iniziative; aveva anche segnato un gol, al 95′, probabilmente valido (Sky non ha fornito immagini ma da quelle riprese dai tifosi in curva la sua posizione appare regolare).

 

Parigini, appunto. Acquistato come una delle quattro punte nel 3-5-2, le sue prestazioni sono state fino ad ora sotto tono, anche se col Perugia, entrato nella ripresa, ha avuto ben tre palle gol. D’Alesio infatti, appena arrivato, aveva provato a schierarlo come quinto di centrocampo: Mi ci adatto, ho coperto anche quel ruolo in passato, ha detto quando si è presentato ma oggettivamente un rischio non semplice da affrontare. Privarsi di Parigini sembra impossibile ma la sua presenza impone il 4-3-3, o il 4-2-3-1 che però non è semplice nelle condizioni della Samb, almeno dall’inizio.

 

La difesa a tre, forse troppo presto accantonata e criticata, aveva garantito una buona copertura e pochissime occasioni concesse, un paio al Perugia, al quale si deve aggiungere un gol regalato, un paio nel primo tempo alla Pianese e da calcio da fermo nonostante una squadra in difficoltà, mezza al Carpi, una al Bra pagata con un gol pure casuale oltre al rigore; quattro gol su otto subiti in pesante inferiorità numerica (con la Pianese anzi con difesa a 4… con la Vis, si sa come poi). Nelle ultime due partite invece le occasioni per gli avversari sono fioccate, è vero praticamente solo nei primi tempi.

 

Ma vero che per avere Parigini nel suo ruolo il 3-5-2 o il 3-4-3 sembrano moduli scolastici, è l’unico praticabile è il 4-3-3. Purtroppo il mercato di gennaio ha visto l’arrivo di due seconde punte, giustamente, che non trovano però spazio proprio nel 4-3-3… Stoppa è una seconda punta molto brava tecnicamente e nel breve (l’assist d’oro a Konate lo dimostra…) ma per il 4-3-3 ha giocato fuori ruolo, esterno destro. Lì può giocare Konate che continua a soffrire sotto porta. Il problema vero è che se si gioca 4-3-3 oltre Parigini e Konate non ci sono esterni veri d’attacco, con il solo Martins impiegato di recente in quel ruolo da subentrato.

 

Anche in difesa problemi simili: mercato di gennaio per il 3-5-2 (o forse 3-4-2-1, con Parigini fuori ruolo…), quindi a terzino resta Zini, a destra, e Tosi, a sinistra, al momento senza cambi di ruolo se non altri difensori adattati come ad esempio Zoboletti, o addirittura Piccoli. Insomma sia d’estate che a gennaio il mercato è stato impostato per un modulo poi abbandonato con i problemi conseguenti: allora fu l’eccessivo 4-2-3-1, trasformato in 4-3-3. Così c’erano pochi centrocampisti come adesso pochi esterni e pochi terzini per il modulo di Mancinelli.

 

Che aggiungere? Elucubrazioni, forse. La Samb non è abituata a lottare per la salvezza in Serie C. A questo punto deve essere Mancinelli a tirare fuori la scintilla dai suoi, e la piazza essere pronta a giocarsi tutto fino all’ultimo. In Serie B molte salvezze furono epiche e raggiunte quando nessuno se le aspettava; in C si perde l’epicità (quella con Macaluso lo fu perché la squadra si salvò ai play out senza società da mesi), ma bisognerà sperare di trovare questa spiegazione per mantenere una categoria costata tantissima fatica.

 

 



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