Samb, ribalta tutto: con il Perugia deve essere festa e cuore, la salvezza passa da qui

SERIE C - Invece di prepararsi a una partita che torna a giocarsi alla luce naturale al Riviera dopo oltre 4 mesi in campionato (a proposito: fu l'ultima vittoria casalinga dopo l'esordio col Bra, il 4-2 alla Juventus; e vittoria fu poi di giorno il derby con l'Ascoli di Coppa, a fine ottobre, 2-1, forse ci sarà il tre dopo il due?), troppi covano l'astio verso D'Alesio, il quale a Carpi aveva con evidenza paura di perdere (e alla fine ha sfiorato la vittoria) ma che contro il Perugia guiderà la squadra con la testa sgombra, così come libera ce l'avranno i calciatori
...

La gomitata di Giani sul volto di Candellori, l’arbitro a pochi metri non fischia neanche punizione e confermerà la sua scelta dopo l’Fvs

 

di Pier Paolo Flammini

 

Ah, sambenedettesi! Il passaggio con cui lo scrittore e giornalista Guido Piovene, nel suo “Viaggio in Italia” del 1957, fa dei sambenedettesi è spesso citato per raccontare che tipacci fossero questi sambenedettesi, almeno all’epoca. Poiché è bello, val la pena citarlo: “Sono così diversi da tutti gli altri delle Marche, da costituire una specie di colonia e di razza a parte. Di fronte al marchigiano quieto, abitudinario, classico, gli abitanti di San Benedetto sono fantastici, violenti, pronti alla rissa, ed hanno anche nel fisico qualcosa di orientale e di saraceno. Quelle caratteristiche di colonia eccentrica, diversa dalla terra che li circonda, proprie in generale dei porti, si scorgono perciò più nella piccola San Benedetto del Tronto che nella grande Ancona“.

 

Dal 1957 ad oggi San Benedetto è diventata qualcos’altro, e non è il caso di abbondare in sociologia. Ma il tratto di luogo “fantastico e pronto alla rissa“, seppur metaforica, non si è perso. Tutto qui viene amplificato: la parola diventa poema, l’animo anarchico dissacra qualunque potere, l’individualismo è così forte che se si va d’accordo in due si è accusati di far cartello.

 

Che c’entra tutto questo con la Samb? C’entra, perché nel 1921 la città aveva meno di un terzo degli abitanti attuali e forse l’intero comprensorio era di un sesto inferiore ad oggi; e la Samb venne fondata nel 1923 e divenne subito simbolo di questo strano borgo di avventurieri marittimi.

 

Così oggi l’ambiente rossoblù ha già deciso, e chi può suonare la tromba tira la carica: alla vigilia di una partita fondamentale per la salvezza, domenica alle 14,30 al Riviera delle Palme contro il Perugia, invece di compattare l’ambiente alla ricerca della vittoria che in casa manca dallo scorso 27 settembre, ci si prepara a rovesciare il tavolo della cantina – per restare al tempo che fu.

 

Ma i tavoli è meglio rovesciarli a danni fatti, altrimenti dopo la sbornia resta solo mal di testa e conti da pagare. E la partita col Perugia si preannuncia quasi quella da giudizio definitivo: il pareggio, risultato mezzano, sarebbe una sconfitta, poi, certo, tutto dipende da come evolverà la gara.

 

La società soffre ed è attaccata da tutte le parti, si trascina ancora l’ombra di Palladini sulla scelta del giovane D’Alesio, che in sede di presentazione è stato accompagnato dalle frasi del direttore sportivo De Angelis (siamo ambiziosi, l’obiettivo è la salvezza ma secondo noi questa squadra può dare di più). E invece, pallottoliere alla mano, la situazione non si è mossa granché. Sette punti in 7 partite, 6 nelle ultime 5. Vagli a dire che se ne è fatto uno in più dell’andata con una partita in più fuori casa; vagli a dire che in casa con la Pianese l’arbitro ha rivisto la Fvs e ti ha cacciato un giocatore in situazione dubbia mentre a Carpi una gomitata che ha spaccato il labbro a Candellori non è stata data neanche punizione (bastava il giallo per l’espulsione, per gli osservatori arbitro e quarto ufficializzati penalizzati per il marchiano errore). Hai voglia a dire che sabato quando si parlava della partita tutti avrebbero firmato per il pareggio, con una difesa con due 2006, un 2005 e un 2002, una mediana con un 2005 e un 2006… O che dei rinforzi di gennaio in campo ce ne era solo uno, e senza gli assenti non è che fosse una squadra più forte di quella di dicembre…

 

Sembra che a Carpi si sia perso 4-0, invece. E così invece di tirare un sospiro di sollievo e trasformare Samb-Perugia in una festa di tifo, sembra che ci si appresti a un funerale. Invece di prepararsi a una partita che torna a giocarsi alla luce naturale al Riviera dopo oltre 4 mesi in campionato (a proposito: fu l’ultima vittoria casalinga dopo l’esordio col Bra, il 4-2 alla Juventus; e vittoria fu poi di giorno il derby con l’Ascoli di Coppa, a fine ottobre, 2-1, forse ci sarà il tre dopo il due?), troppi covano l’astio verso D’Alesio, il quale a Carpi aveva con evidenza paura di perdere (e alla fine ha sfiorato la vittoria) ma che contro il Perugia guiderà la squadra con la testa sgombra, così come libera ce l’avranno i calciatori.

 

E libera dovranno averla tutti, perché quel che accadrà potrà cambiare il giudizio fin qui espresso o confermarlo irrimediabilmente (per ora l’unica partita non da Samb è stata il primo tempo con la Pianese, quando si è inseguito il gioco anziché la lotta; all’andata su quel livello ci furono la trasferta di Livorno, svagati per il derby, o la gara pur pareggiata a Campobasso, anche qui come con la Pianese con tre attaccanti centrali e un centrocampo in linea a 4).

 

Sarebbe bello, o sarebbe stato bello, che la società riuscisse a lanciare ancora segnali in questo senso, se non è tardi: la Curva Nord è già sold-out, ma una chiamata agevolata per i ragazzi delle scuole o delle scuole calcio o di altro genere potrebbe servire a far intendere che ci si vuol distendere un poco. Torneranno Lepri, Dalmazzi e Zini, il che non è poco, ma di questo ci sarà modo di parlarne.



Articoli correlati


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




X