Dormitorio Villa Rambelli, il Pd: «La destra presenta la sicurezza come istanza punitiva»

SAN BENEDETTO - In città la discussione si accende, dopo l'assemblea del quartiere intervengono i democrat: nvece di pretendere che lo Stato, nelle sue varie diramazioni, aiuti chi ne ha necessità e, di riflesso, garantisca l'ordine pubblico, viene proposto il totale abbandono di queste persone
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Quartiere Sant’Antonio di Padova, assemblea per la questione dormitorio

 

Il Pd interviene a due giorni dall’assemblea pubblica che si è svolta nel quartiere di Sant’Antonio nella quale molti cittadini hanno espresso la propria contrarietà a trasformare la casa del custode di Villa Rambelli, in via Silvio Pellico, in dormitorio pubblico, con sette senza dimora e un operatore della cooperativa On The Road. A tal proposito il direttivo del Comitato di Quartiere chiederà al Commissario Straordinario Maria Rita Stentella un nuovo incontro.

 

Sul tema interviene con una nota il Partito Democratico di San Benedetto: «Il dibattito sull’impiego della casa del custode di Villa Rambelli come dormitorio ha mostrato le macerie politiche ed etiche che il governo e la comunicazione di destra hanno lasciato negli ultimi anni, pieni di false soluzioni e promesse vuote. La sicurezza è stata presentata non come un diritto, ma come istanza punitiva».

 

«L’aumento della povertà – continuano i democratici – ha rivelato lo smantellamento di moltissimi presidi sociali, le cui funzionalità e utilità stanno emergendo in questo periodo di tensioni fra i cittadini. Invece di pretendere che lo Stato, nelle sue varie diramazioni, aiuti chi ne ha necessità e, di riflesso, garantisca l’ordine pubblico, viene proposto il totale abbandono di queste persone. Tale gestione non solo non permette di attutire le tensioni sociali, ma non può che portare ad esiti infausti. In questo senso, la recente morte (probabilmente accidentale) di una donna incinta e del compagno in forte situazione di disagio sociale è esempio lampante dell’epilogo inevitabile a cui questa gestione porterà».

 

«Al netto delle questioni sul vincolo d’uso della casa del custode, che vanno approfondite adeguatamente, è doveroso che la politica smetta di solleticare la pancia dei cittadini ed è necessario far capire loro che l’istituzione di presidi sociali non è solo mera solidarietà “buonista”, ma la prima garanzia di ordine pubblico per una convivenza in sicurezza» concludono.


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