Sara, ascolana a Dubai: «Ho visto missili partire dal deserto, sembrava un film. Ma qui mi sento al sicuro»

DUBAI - Sara Giuseppetti è una personal trainer 28enne che dal Piceno si è trasferita nella città sul Golfo Persico, vicino all'instabile Iran: «Vedo i miei nonni in lacrime, ma rassicuriamo le nostre famiglie: qui cadono detriti, ma il Governo sta gestendo tutto molto bene. Il Consolato italiano però ci ha abbandonato». L'intervista
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di Andrea Pietrzela

 

Sara Giuseppetti

«Voglio mettere in chiaro che a Dubai non ci sono stati bombardamenti. Qui siamo semplicemente nel mezzo: ci sono stati missili e droni intercettati, e sono caduti detriti in diversi punti della città. Ma non è stato bombardato il Burj Al Arab e non è stato bombardato il Burj Khalifa. Ovviamente non voglio sottovalutare la situazione, ma neanche creare allarmismo non necessario».

 

Ci tiene a rassicurare tutti Sara Giuseppetti, personal trainer ascolana di 28 anni che da più di un anno vive a Dubai, metropoli sul Golfo Persico sopra la quale oggi volano missili. Sara, che ha scelto di lasciare tutto e partire trovando il coraggio di cambiare vita per inseguire i propri sogni, aveva già previsto le avvisaglie della guerra a giugno, quando ci furono «bombardamenti veri tra Israele e Iran, e per due giorni chiusero lo spazio aereo. Poi ci fu subito una tregua. Ma sapevamo che prima o poi l’avrebbero ripresa…».

 

Oggi il vicino Iran è di nuovo in guerra con Israele, e Stati Uniti. E Dubai si trova a ridosso del Paese di Teheran. «Chiamo i miei nonni che sono in lacrime, io sto più male per loro più che per me – racconta Sara – Ma qui la vita sta andando avanti. C’è chi vive chiuso in bagno e c’è chi va in giro come niente fosse, sicuramente ci deve essere una via di mezzo. Io sto lavorando come posso: alcune palestre sono piene, alcuni ristorante anche. Anche se ogni tanto si sentono botti, soprattutto a Marina, la zona sul mare».

 

«Ho visto i missili e dormito una notte per terra in cucina»

La paura, a Dubai, ha preso il sopravvento all’improvviso sabato 28 febbraio, all’ora di pranzo locale (+3 ore di fuso rispetto all’Italia).

 

«Ero a Marina a fare un brunch di lavoro, ancora non c’era stato nessun botto ma sono iniziate ad arrivare le prime notizie, così siamo subito andati via – il ricordo di Sara – Alcuni miei amici in barca hanno visto dei missili, ma non sapevano ancora cosa stesse succedendo. Mentre ero in strada andando a casa di amici con quattro cose prese al volo, ho visto missili partire dalla mia destra e dalla mia sinistra, dal deserto. Sembrava un film. Arrivo a casa, guardo i tg locali e inizio a capire. Erano missili partiti per difesa. Poi ci arriva l’allarme sul telefono, che ci dice di evitare spostamenti e di stare lontano da porte e finestre. La prima notte è stata la più brutta, sentivamo boati e non abbiamo chiuso occhio. Io sono stata tutta la notte seduta per terra sotto l’isola della cucina, anche perché qui le finestre sono tutte vetrate. Eravamo molto spaventati, poi nei giorni seguenti abbiamo capito meglio la situazione e ora siamo un po’ più tranquilli».

 

Quella notte è stata l’unica, racconta la personal trainer, con tanti scoppi nel cielo di Dubai. Lunedì mattina c’è stato soltanto un allarme, che però nella città funziona a zone. Martedì notte si è sentito qualcosa verso Marina, e mercoledì notte il drone caduto sul consolato americano.

 

«Sono stati sparati più di 500 missili ma qui non è arrivato nulla, sono stati quasi tutti intercettati – spiega Sara, che aggiorna costantemente anche tramite il suo profilo Instagram – Ora si sentono per lo più aerei che passano, di continuo. Abbiamo i caccia sopra la testa, che però indicano che la situazione è monitorata e sotto controllo». (L’intervista continua sotto al video).

 

 

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Sara infatti, nonostante tutto, a Dubai continua a sentirsi al sicuro. Si è spostata già due volte da quando ha dovuto abbandonare il suo appartamento, in un piano alto, per stare in compagnia e al piano terra.

 

«Ovviamente non stiamo bene, ma cerchiamo di mantenere la calma e di farla mantenere ai nostri familiari in Italia. Intanto qui restiamo all’erta: evitiamo spostamenti, io ho il passaporto sempre dietro, i contanti, lavoro al pc, ho il supermercato vicino. Ma i supermercati non sono presi d’assalto, ci sono scorte e non ci saranno problemi nemmeno nel lungo periodo secondo il Governo, neanche a livello di prezzi».

 

Il Governo emiratino, racconta la residente, «sta facendo un lavoro pazzesco»: invia aggiornamenti o alert sistematici, diffonde consigli e informazioni, si fa vedere tra la gente («il capo di Stato, per dire, era a mangiare al Dubai Mall»). Insomma, lo Stato locale è presente e vicino ai cittadini. Al contrario di quello italiano per i connazionali all’estero.

 

«Abbandonati dal Consolato»

«Dal consolato italiano non ci hanno considerato – lo sfogo di Sara – Zero chiamate, zero comunicazioni, zero assoluto. Gli altri Stati parlano, anche tramite i social. Il nostro no. Ci hanno fatto solo iscrivere ad un’app, “Viaggiare sicuri”, organizzando transfer per l’Oman. Ma se la situazione si fa grave, come dobbiamo gestirla? Lo sappiamo dallo Stato emiratino, ma dallo Stato italiano no. Non ci è arrivata nemmeno una mail».

 

Sara con la mamma Caterina

Per tutti questi motivi Sara si sente più al sicuro lì, a Dubai, piuttosto che all’idea di tentare di prendere un volo per tornare in Italia. Anche perché volare, in questo periodo, è un po’ come giocare alla roulette: «Alcuni voli sono partiti dall’Oman, ma io non me la sento né di partire né di abbandonare tutto – dice – Dubai è molto sicura, anche per chi come me è arrivato qui da solo. In più oggi se parti per l’Oman non sai se riesci a volare davvero, perché c’è molta gente e perché la situazione aerea cambia di ora in ora. Poi, se voli, non sai se e quando potrai tornare qui. Io per Pasqua dovevo tornare, ma ora non so cosa fare».

 

Il pensiero, ovviamente, corre alla famiglia: ai nonni, a mamma Caterina, papà Leandro e alla sorella Gloria che ha lasciato qui. «Io vorrei riuscire a dare loro tutto quello che loro hanno dato a me. Sono partita per lavorare e per crescere anche per loro, e spero di poter continuare: non vorrei andare via. Per ora cerco di rimanere sempre in contatto con tutti: ho fatto un gruppo WhatsApp con gli amici stretti e uno con la famiglia, dove aggiorno su ogni cosa prima che la sentano dai telegiornali e con toni più catastrofici».

 

Per il momento a Sara non resta altro che aspettare, sperando che la situazione migliori: «La speranza principale è che il conflitto non si ingrandisca a livello globale: se coinvolgesse altri Paesi… Noi qui per ora stiamo bene, diciamo che la guerra è altro e non è a Dubai. Ma è ovvio che siamo nel mezzo, questo sì».

 

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