Nel giorno dedicato alla Festa della donna arrivano dati che accendono i riflettori sulla sicurezza sul lavoro femminile. Nel Piceno e nelle Marche il bilancio del 2025 mostra un peggioramento di diversi indicatori, con un forte aumento delle malattie professionali tra le lavoratrici.

La sede Inail di Ascoli
La provincia di Ascoli Piceno si distingue purtroppo per l’aumento delle patologie legate al lavoro. Nel territorio piceno gli infortuni denunciati dalle lavoratrici sono stati 778 (+2,23%), ma è soprattutto il fronte delle malattie professionali a destare maggiore preoccupazione. Nel 2025 si contano 371 denunce, con un incremento del 17,78% in un solo anno.
L’analisi evidenzia due categorie particolarmente vulnerabili che il sistema di prevenzione fatica ancora a intercettare.
La prima riguarda le lavoratrici over 50, che rappresentano circa il 60% delle malattie professionali registrate nelle Marche. Nel manifatturiero del Piceno molte donne arrivano alla pensione con patologie muscolo-scheletriche croniche, spesso causate da ritmi di lavoro elevati e postazioni non ergonomiche.
Il secondo fronte riguarda le lavoratrici straniere, per le quali gli infortuni risultano in crescita del 4,9%, con un’incidenza circa cinque volte superiore rispetto alle colleghe italiane. Molte di loro sono impiegate soprattutto nell’agricoltura stagionale e nei servizi, settori in cui pesano la scarsa formazione sulla sicurezza e le barriere linguistiche.
A commentare i dati è Guido Bianchini, past president CoCoPro Inail di Ascoli Piceno, che sottolinea la necessità di un cambio di approccio nella prevenzione.
«Questi dati sono un atto d’accusa verso un sistema che considera la sicurezza neutra, quando invece ha un genere ben preciso – afferma Bianchini – Nel Piceno assistiamo a un’esplosione di malattie professionali perché per decenni si è ignorato che una linea di montaggio o la movimentazione di un paziente pesano in modo diverso sul corpo di una donna».
Secondo Bianchini, il problema riguarda soprattutto due categorie di lavoratrici. «Stiamo mandando al massacro le lavoratrici anziane nel manifatturiero e le giovani straniere nei servizi. Non servono mimose – conclude – ma l’applicazione rigorosa dell’articolo 28 del decreto legislativo 81/2008. Questo impone che la valutazione dei rischi consideri le differenze di genere e renda obbligatoria l’analisi dei rischi specifici per le lavoratrici».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati