
Sandro Donati
Non punto e a capo, ma quasi. La convergenza del centrodestra sul nome di Sandro Donati, presidente della Banca del Piceno e in passato assessore comunale a San Benedetto nella seconda giunta Perazzoli e assessore regionale nella giunta Spacca, non si è avverato. Nell’incontro di giovedì sera infatti, sul nome di Donati, sono emersi contrasti in particolar modo da parte della Lega, che nei mesi scorsi ha avanzato come candidati sindaco i propri esponenti Lorenzo Marinangeli e Pasqualino Piunti.
A fronte delle resistenze Donati non vorrebbe forzare: la guida della Banca del Piceno è incarico importante ed essere un candidato azzoppato in partenza un rischio troppo grande. A spiegare i motivi della presa di posizione di Donati è l’ex consigliere comunale della Lega Lorenzo Marinangeli: «Nulla contro la persona; non lo conosco personalmente e credo che sia capace e professionale. Ma il sindaco di San Benedetto deve essere sambenedettese non nel senso geografico, ma come espressione politica della città. Non può essere scelto altrove. Non è campanilismo, la mia esperienza politica esige che siano i sambenedettesi a scegliere il proprio sindaco senza ingerenze esterne. Ora sceglieremo un altro nome, potrebbe anche essere un civico come Nicola Mozzoni anche se qualcuno può dire che non ha esperienza amministrativa e rischia di fare gli errori di Spazzafumo, oppure un candidato espressione dei partiti».
I nomi del centrodestra restano quelli circolati fino a una settimana fa: Gianni Balloni, Gigi Cava e Giuseppe Formentini oltre al consigliere regionale Andrea Assenti per Fratelli d’Italia, lo stesso Marinangeli e l’ex sindaco Pasqualino Piunti per la Lega. Proprio Piunti è molto attivo in questo periodo: sta organizzando incontri periodici con gli esponenti delle liste a suo supporto (potrebbero essere tre).

Giorgio Fede
Se il centrodestra non ride, nel centrosinistra non si è allegri. Qui la convergenza sul tavolo della coalizione è pronta sul nome del deputato del M5S Giorgio Fede: anche il Pd è pronto ma la spaccatura interna ai democrat, seppur formalmente ricucita con l’ingresso nell’esecutivo del segretario di Margherita Sorge e Alessandro Marini, sta ritardando l’investitura. Si arriverà a un “caso Donati” anche a sinistra? La situazione è diversa ma i malumori della minoranza Pd e la richiesta della stessa di appoggiare Fabio Urbinati, oltre alla spaccatura perdurante del partito non solo a San Benedetto ma in tutta la provincia, col segretario provinciale Francesco Ameli insieme alla maggioranza sambenedettese mentre la minoranza è vicina al sempiterno ex deputato Luciano Agostini.

Maria Elisa D’Andrea
Mentre le due coalizioni hanno i loro problemi interni, e a poco più di due mesi dal voto e un mese dalla presentazione delle liste, al centro e tra i civici, dopo Luigi Anelli (Voce Nuova), Alessandro Bollettini (Azione), Nicola Mozzoni (Insieme per San Benedetto, con lui potrebbe esserci il presidente di Confindustria Simone Ferraioli e forse altri gruppi come alcuni ex amministratori della giunta Spazzafumo), dovrebbe uscire presto allo scoperto anche il notaio Maria Elisa D’Andrea, dirigente della Samb e della Fondazione Sambenedettese e moglie del presidente della Samb Vittorio Massi.
Viste le difficoltà delle due coalizioni non pochi al centro sperano di ripetere il colpaccio di Spazzafumo nel 2021: stavolta, almeno per ora, l’area però è più affollata. A meno che si arrivi a una sintesi proprio centrista, mentre a destra e a sinistra si rischia il collasso.
T.R.
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