
Splendida acquasantiera nella chiesa ascolana di Santa Maria Intervineas
di Gabriele Vecchioni
Entrando in una chiesa, la prima struttura che si incontra, a lato dell’ingresso, è l’acquasantiera, a testimonianza dell’importanza dell’acqua nella simbologia religiosa del cristianesimo. In realtà, il simbolismo dell’acqua è un fiume carsico che percorre la storia tutta dell’umanità e riaffiora nei miti e nelle grandi religioni, a partire dalle grotte pastorali con le rocce stillanti, dedicate a Ercole (e poi a San Michele Arcangelo) e dai bagni rituali dei Misteri Eleusini della Grecia antica.
L’acqua ha sempre avuto una funzione importante perché considerata il principio cosmico primordiale, l’origine della vita. Ritorna poi costantemente come elemento che guarisce e protegge: i fedeli bevono l’acqua dei santuari perché sacra e si bagnano con essa. Sono usanze che provengono da riti antichi, da superstizioni ma sono stati “filtrati” da una fede profonda.
Nel cristianesimo, l’acqua è un simbolo potente di purificazione, di rinascita e salvezza. Già nell’Antico Testamento, essa viene associata alla benedizione divina. Nei Libri profetici (Ezechiele, 47) si legge: «Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza […] perché le loro acque sgorgano dal santuario».
Il battesimo, uno dei sacramenti più importanti, è strettamente legato all’acqua; ora si attua per aspersione ma anticamente si effettuava per immersione totale (e successiva riemersione) del battezzando, a simboleggiare il seppellimento e la resurrezione (a nuova vita).
Oltre all’acqua del battesimo, a volte è addirittura presente, all’interno dell’edifico sacro, una polla di acqua sorgiva, che il fedele associa all’elargizione di grazie. È una situazione non-rara nella nostra zona, basti pensare alla chiesa offidana di Santa Maria Assunta (la Collegiata) dove, nella suggestiva cripta, è stata ricostruita (in miniatura) la grotta di Lourdes, con tanto di acqua che scorre.
Prima di analizzare un po’ più da vicino l’argomento dell’articolo, qualche riga sull’importanza sociale dei santuari. Visitare un santuario (parola derivata dall’incrocio di sanctus e sacrarium), un “luogo sacro” legato a una epifanìa, è sempre un incontro con la religiosità popolare che nei santuari incontra la manifestazione del divino.

Facciata del santuario della Madonna delle Grazie di Spinetoli
Il caso del Santuario della Madonna delle Grazie a Spinetoli. Al santuario Cronache Picene ha dedicato un articolo (leggilo qui) che ne raccontava l’origine e la storia. In esso si poteva leggere che nell’edificio originario (del sec. XVIII, che inglobava una edicola dipinta più antica) era presente una sorgente d’acqua. L’acqua della risorgiva era raccolta in una piccola vasca sotto l’altare maggiore, alla quale si accedeva con una breve scala di laterizio e una grata di ferro.

Il Santuario della Madonna delle Grazie, a Spinetoli (cartolina dei primi anni del Novecento, arch. A. Vagnoni)
L’acqua era considerata dai fedeli come miracolosa e veniva identificata come “Acqua di Santa Lucia”, il che non lascia dubbi sulle sue caratteristiche: la popolazione le attribuiva proprietà benefiche nelle malattie degli occhi. Il culto legato al posto risultava così rafforzato: «Nato nel Settecento, il santuario vide crescere, nel corso del secolo successivo, la frequentazione di devoti provenienti anche da località del circondario e dal vicino Abruzzo. La partecipazione convinta dei fedeli si manifestava anche con atteggiamenti devozionali vistosi quali il lento procedere, scalzi o in ginocchio, nell’ultimo tratto del percorso, secondo una tradizione dalla forte valenza simbolica».
Nell’articolo citato prima era riportata una frase di Attilio Camaioni che riferiva (1971) che «Quest’acqua, convogliata in una vaschetta sita appositamente sotto l’Altare di Maria e alla quale si accedeva mediante una gradinata in mattoni protetta da una grata, in solide verghe di ferro, retrostante lo stesso altare, è stata fonte di numerosi miracoli…»

L’area dell’altare (prima e dopo, spiegazione nel testo, arch. A. Vagnoni)
Dopo i danneggiamenti dovuti al terremoto del 1943, l’edificio fu ricostruito nel 1948 e subì un ulteriore intervento nel 1953, con modifiche stilistiche importanti, soprattutto all’interno, come si evince dalle foto a corredo dell’articolo. I restauri, l’ampliamento della chiesa e la sua modernizzazione hanno portato all’ «incresciosa soppressione» della fonte; con la scomparsa della sorgente è venuto meno uno dei motivi di richiamo per i fedeli.

La Collegiata di Offida
La Collegiata di Offida e la ricostruita grotta di Lourdes. Al centro del borgo collinare si apre la medievale Piazza del Popolo, con la tipica distribuzione spaziale triangolare. Spalle all’edificio comunale, sul lato destro della piazza, la bella chiesa della Collegiata Nuova, intitolata a Santa Maria Assunta (sec. XVIII, edificata su disegno di Lazzaro Giosafatti con materiali provenienti dalla demolizione del convento annesso a Santa Maria della Rocca); nella cripta nella quale scorre una sorgente perenne.

La ricostruzione della grotta di Lourdes, a Offida (cart. d’epoca
Nell’ipogeo della chiesa è stata ricostruita, nel 1920, su disegno del maestro maceratese Ghino Leoni e in dimensioni ridotte, la grotta di Lourdes, utilizzando materiale litico (la pietra sponga) proveniente in gran parte dal Monte dell’Ascensione (area di Rotella); la grotta francese, luogo dell’apparizione mariana alla pastorella Bernadette Soubirous, che rinvenne una sorgente d’acqua in fondo alla grotta dell’apparizione, è uno dei luoghi di pellegrinaggio più noti della cristianità. Anche nell’ambiente offidano, un luogo di culto molto suggestivo, utilizzato spesso per le funzioni religiose, è presente una fonte di acqua corrente, utilizzata dai fedeli per le aspersioni.

Il Santuario della Madonna dello Splendore, a Giulianova
Madonna dello Splendore, a Giulianova. Il frequentato santuario giuliese sorge a fianco del convento dei frati Cappuccini, nella parte alta della cittadina adriatica.
Anche se la storia del santuario è molto antica (primi del Quattrocento), l’aspetto attuale risale a metà del Novecento e ha stravolto l’aspetto originario del tempio sacro.

Santuario a Giulianova. Area delle abluzioni
Adiacente alla struttura c’è un’area recintata con una sorgente d’acqua e una vasca per le abluzioni dei fedeli, in prossimità del luogo dove, a metà del sec. XVI, sarebbe avvenuta l’apparizione della Madonna al veggente, il contadino Bertolino: si tratta di una “Madonna arborea”, apparsa cioè tra i rami di un olmo in un alone luminoso (lo “splendore” dell’intitolazione dell’edificio sacro). Si tratta di una classica leggenda di fondazione, simile a quella di altri santuari (in Abruzzo), dedicati a Madonne arboree, come quello di Santa Maria di Propezzano, al quale Cronache picene ha dedicato un recente articolo (leggilo qui).

Santuario a Giulianova. La piscina
L’apparizione (ripetuta per tre volte) si concretizzò con la scoperta di una scaturigine, le cui acque risanarono un paralitico. Da allora le acque di quella sorgente sono considerate benefiche («segno di grazia e di benedizione da parte di Dio, per intercessione della Vergine Maria») dai fedeli che usano una bassa vasca per le loro abluzioni (purificazioni sacrali mediante lavaggio). I fedeli si segnano e si bagnano con quest’acqua nel cosiddetto “tempietto dell’acqua”, impreziosito da mosaici che raffigurano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento che hanno a che fare con l’acqua.
L’acqua, canalizzata, arriva in un pozzo all’interno della chiesa, nei pressi dell’altare principale (in realtà, è questa la sede primitiva della sorgente scaturita miracolosamente).

Statua di gusto popolare dei Sant’Onofrio, nella cappella del romitaggio omonimo
. Il rapidissimo excursus sulle località sacre che hanno il plus della presenza diretta o della vicinanza di sorgenti d’acqua o, comunque, di acqua scorrente termina con un’altra emergenza storico-naturalistica, anche questa in Abruzzo. Alle pendici della Montagna Madre, la Majella, c’è l’eremo di Sant’Onofrio, una singolare figura di anacoreta (eremita) che era vestito solo dei suoi lunghissimi capelli, che coprivano le sue nudità.
All’interno della costruzione c’è la “culla di Sant’Onofrio”, una cavità rocciosa nella quale i fedeli si sdraiano sperando di risanare dolori alle articolazioni; nel bosco vicino scorre l’acqua di una fonte che è utilizzata dalle fedeli gravide per bagnarsi il seno e favorire così la montata lattea.
Conclusioni. Bagnarsi con l’acqua che scorre “naturalmente” (non proveniente da una rete idrica, cioè) ha lo stesso valore del toccare una roccia ritenuta sacra (per esempio, sacralizzata dalla presenza accertata di un santo): una pratica antica che si può ricondurre al concetto animistico che il contatto con essa e, per suo tramite, con la terra-madre sia fonte di salute e di captazione di energia vitale; nello stesso tempo, si trasferisce, per assorbimento, ogni influenza negativa. Sono pratiche tradizionali di religiosità popolare studiate da antropologi ed etnologi che riprendono concetti arcaici che il cristianesimo ha assorbito con una lenta pratica di sincretismo culturale, con la fusione di elementi provenienti da culture ad esso estranee.
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