di Pier Paolo Flammini
Roberto Boscaglia
Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza. Manca il tre per avere la prova e dunque per commentare Ternana-Samb 1-1, e ripartire dal secondo tempo, si è nel campo dell’alea e non delle certezze. Tuttavia dopo i 20 minuti finali di Samb-Campobasso, quando Boscaglia modificò l’abituale 4-2-3-1 (o 4-4-2) nel 3-5-2, a Terni il cambiamento c’è stato ma dal 1′ minuto del secondo tempo con gli stessi risultati, positivi.
Contro il Campobasso la modifica dell’assetto è coincisa con la fine dei contropiede micidiali dei molisani, che fin lì avevano preso, come dice Boscaglia, i difensori a campo aperto: solo un super-Cultraro aveva evitato che la sconfitta assumesse contorni più larghi. Nulla di tutto questo dal 75′, quando, con l’ingresso di Alfieri per il centrocampo a tre (e di Lonardo come vera seconda punta) la Samb si era schierata col 3-5-2. Stesso schema di Terni: Piccoli alzato come esterno di centrocampo e Parigini spostato a esterno destro. Nell’intervallo finale zero tiri del Campobasso, due occasioni per la Samb, con Lepri di testa su angolo allo scadere e sempre Zini, di testa, su cross di Piccoli, in un’azione simile a quella valsa il pareggio di Terni ma con incornata leggermente fuori dai pali.
A Terni storia identica: il primo tempo poteva finire 2-0 (o 3-1), Cultraro ha parato quel che doveva e quando non è bastato ecco il palo e gli errori di Panico. Nella ripresa, 3-5-2 stavolta con Bongelli mezzala, Candellori mediano basso per proteggere meglio la difesa, Maspero e poi Touré mezzala sinistra, Stoppa avvicinato a Eusepi. La Ternana ha tirato su azione in una sola occasione, dopo le vampate del primo tempo, e su un passaggio sbagliato di Zini, con Vallocchia. Il calcio di rigore, quanto mai generoso, non rientra nell’elenco delle occasioni. La Samb si è procurata invece quattro ottime occasioni per segnare con gol finale, tante situazioni meglio gestibili, aumentate con l’ingresso di Martins che ha dato imprevidibilità nei pochi minuti in cui è stato in campo.
Eusepi è sembrato un altro giocatore, finalmente con un giocatore veramente affianco come Stoppa; il quale non ha più giocato come centrocampista offensivo ma come attaccante puro; Parigini, pur senza brillare e in un ruolo forse a lui non congeniale (oltretutto a destra), ha azzerato la verve di Vallocchia padrone della fascia nel primo tempo; Dalmazzi, con la difesa a tre, aumenta il proprio rendimento; Zini può appoggiare il centrocampo senza lasciare libera la difesa; Piccoli svolge bene la fase difensiva come da terzino ma va maggiormente al cross (anche nel finale contro il Campobasso); e in mediana ci sono tre uomini anziché due, e si vede.
L’unico dubbio riguardo questo assetto è la posizione di Parigini, ma questo devono valutarlo Boscaglia col calciatore. Se tuttavia si torna indietro, ci si accorge che anche durante la gestione D’Alesio le occasioni concesse agli avversari sono sempre state poche con la difesa a tre, persino nella partita mal giocata contro la Pianese (quando però D’Alesio arrischiò il 3-4-2-1…), quando tra l’altro il gol avversario avvenne con la difesa a 4, seppur in 10, per troppo spazio concesso dal rientrante Zini. Lo stesso dicasi nella sconfitta col Perugia, quando gli umbri, oltre un tiro di Montevago arrivato dopo un rimpallo, hanno segnato su una indecisione di Orsini in uscita.
Diverso invece il contesto con la Juve Next Gen (4 gol in un tempo…), primo tempo contro la Torres, e infine Campobasso fino al 75′ e primo tempo di Terni. La difesa rossoblù in questi frangenti è parsa molto al di sotto del solito. Insomma, servono tre centrocampisti, e per averli o si gioca col 4-3-3, lasciando molto solo Eusepi, o si va sul 3-5-2, e qui si deve sacrificare Parigini. Se lo può fare, il cerchio di Boscaglia si chiude, in attesa che il cerchio diventi magico e l’allenatore siciliano si trasformi in Sdregò.
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