di Maria Nerina Galiè
Da una parte lo spreco di un bene prezioso, capace di salvare vite. Dall’altra la voce di chi quella vita ha rischiato di perderla davvero. È in questo contrasto che si inserisce la testimonianza di Ilenia Catalini, 32enne di Ascoli Piceno, che ha deciso di esporsi pubblicamente dopo la vicenda del plasma buttato nelle Marche perché mal conservato.
Una storia che ha suscitato indignazione, ma che per Ilenia ha un significato ancora più profondo. Lei quel percorso lo ha vissuto sulla propria pelle, combattendo contro un linfoma di Hodgkin e affrontando un lungo e complesso iter terapeutico.
«Io, come tanti altri pazienti oncologici del sangue – racconta – ho dovuto affrontare lo scorso giugno il trapianto di cellule staminali emopoietiche. Prima una chemioterapia molto aggressiva per azzerare le difese immunitarie, poi il trapianto. E infine, per ripristinare le proprietà del sangue, il bisogno di plasma».
Un passaggio delicato, spesso decisivo. Nel suo caso, però, è andata diversamente. «Mi ritengo fortunata – spiega – perché il mio organismo è riuscito ad autoprodurlo, anche se attraverso un percorso difficile e debilitante. Ma se così non fosse stato?»
Una domanda tutt’altro che retorica. Il gruppo sanguigno di Ilenia è 0 Rh negativo, uno dei più rari: può ricevere plasma solo da donatori con le stesse caratteristiche. «Questo significa – sottolinea – che per molti pazienti il plasma donato è letteralmente una questione di vita o di morte».
Ed è proprio pensando ai tanti “compagni di viaggio” incontrati durante la malattia che la sua voce si fa più dura. «Ci rendiamo conto? Ci sono persone che rischiano la vita e, nello stesso tempo, si spreca un dono fatto con amore e generosità. Ho visto con i miei occhi lacrime, paura, sofferenza. So cosa significa stare su quel confine sottilissimo tra farcela e non farcela».
Ilenia ricorda anche il lavoro instancabile del personale sanitario che l’ha seguita nel reparto di Ematologia dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli Piceno: «Medici e infermieri lavorano giorno e notte senza risparmiarsi. Anche per rispetto del loro impegno, oltre che per i pazienti, è necessario capire cosa è successo e individuare eventuali responsabilità».
Sul piano tecnico, al centro della vicenda ci sarebbero difficoltà nel rispetto dei tempi di lavorazione del plasma, che deve essere trattato e congelato entro poche ore dalla raccolta. Il mancato rispetto di queste tempistiche – dovuto, secondo le prime ricostruzioni, anche a problemi organizzativi e a una possibile carenza di personale – avrebbe reso inutilizzabili diverse sacche.
Resta però ancora incerta la reale entità dello spreco. Le stime oscillano: si parla di alcune centinaia di sacche, ma non mancano ricostruzioni che indicano numeri ben più elevati. Un’incertezza che alimenta il dibattito politico e istituzionale.
Per Ilenia, però, il punto è chiaro: «Tagli alla sanità? Carenza di personale? Non ci sono scuse per quello che è accaduto. Quando si parla di queste cose, si parla di vite umane».
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