Referendum, dai Comuni del cratere marchigiano un “sì” controcorrente: sono 81.351 contro 80.603 “no”
SISMA&VOTO – Nonostante il peso dei grandi centri abbia riequilibrato il risultato, resta un dato politico di fondo: nelle aree interne del cratere il sì non solo tiene, ma prevale. Tra i dati più significativi: Monte Cavallo (82,35%) e Bolognola (78,02%) in provincia di Macerata, Palmiano (72,04%), Montemonaco (70,97%), Castignano (61,83%) e Acquasanta Terme (60,31%) nell’area ascolana, Castelsantangelo sul Nera (67,59%) e Cessapalombo (63,59%) nel Maceratese, Montappone (60,36%) e Smerillo (60,11%) nel Fermano
Nel quadro nazionale del referendum sulla giustizia, c’è un dato che rompe gli schemi e arriva dal cuore dell’Italia centrale: nei Comuni del cratere sismico marchigiano il voto ha seguito una traiettoria diversa, in controtendenza rispetto al dato nazionale, con una prevalenza complessiva del sì sul no. Un risultato che emerge chiaramente dall’analisi dei dati nei territori colpiti dal sisma del 2016, dove il consenso alla riforma si è rivelato più diffuso e radicato, come nei Comuni delle aree interne.
Innanzitutto un dato: il sì traina nei piccoli Comuni: percentuali anche oltre il 70% Sono soprattutto i centri più piccoli a segnare la differenza, con risultati che in molti casi vedono il sì largamente prevalente. Tra i dati più significativi: Monte Cavallo (82,35%) e Bolognola (78,02%) in provincia di Macerata, Palmiano (72,04%), Montemonaco (70,97%), Castignano (61,83%) e Acquasanta Terme (60,31%) nell’area ascolana, Castelsantangelo sul Nera (67,59%) e Cessapalombo (63,59%) nel Maceratese, Montappone (60,36%) e Smerillo (60,11%) nel Fermano.
A contenere questo trend sono stati però i Comuni più grandi, del cratere e non. Vedasi Ascoli Piceno (49,55% sì), Macerata (46,83% sì), Fermo (46,26% sì). Nei centri più popolosi il no risulta più forte o comunque competitivo, incidendo in modo determinante sul dato complessivo.
In questo quadro, il ruolo del Commissario straordinario alla ricostruzione, il senatore Guido Castelli, apparrebbe determinante. E i sostenitori dell’azione e delle scelte del commissario ci vedono un valore più ampio, ossia quello del ricostruire fiducia nelle istituzioni e riportare lo Stato nei territori, avvicinare il cratere alle posizioni del Governo, contribuire a spostare l’asse del consenso verso il sì, in controtendenza rispetto al quadro nazionale e rafforzare una cultura amministrativa orientata a responsabilità, efficienza e riforme. Certo, una lettura dei supporter di Castelli che non trova sponda nei critici sull’operato del commissario. E a monte siamo dinanzi, comunque, a un’analisi incentrata sulla correlazione tra imprinting “ricostruzione” e referendum sulla giustizia che potrebbe lecitamente sembrare una forzatura. Ma nella girandola di interpretazioni e letture socio-politiche tutto, o quasi, è concesso.
Ma un dato c’è ed è incontrovertibile: il voto nei Comuni marchigiani del cratere è lo specchio di comunità che non sono ferme, ma interpretano il cambiamento e lo accompagnano. Nonostante il peso dei grandi centri abbia riequilibrato il risultato, resta un dato politico di fondo: nelle aree interne del cratere il sì non solo tiene, ma prevale. Un segnale che sembrerebbe andare oltre il referendum e che, al netto delle espressioni di voto, indica come proprio dai territori più colpiti paiono emergere sensazioni diverse.