Stoccaggio Gas, la battaglia non è finita: corsa contro il tempo verso la scadenza del 22 giugno

SAN BENEDETTO - Il progetto Gas Plus non è archiviato: dopo la positiva pronuncia del Tar, possibile appello al Consiglio di Stato. Il territorio è pronto alla mobilitazione, mentre la Cabina di Regia intercomunale è ancora ferma, in attesa delle mosse dell’amministrazione (commissariata) sambenedettese
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di Marco Braccetti

 

La questione dello stoccaggio di gas naturale nel sottosuolo piceno resta una ferita aperta e un fronte di mobilitazione caldissimo. Nonostante le recenti sentenze del Tar del Lazio abbiano segnato un punto a favore del fronte del “No”, la guardia resta altissima: la partita legale e politica è tutt’altro che chiusa.

 

L’ultimo capitolo giudiziario ha visto il Tar del Lazio respingere sia il ricorso del Comune di San Benedetto sia quello della società proponente, la Gas Plus Storage S.r.l. Quest’ultima puntava a un’estensione della proroga fino al 2029, ma i giudici hanno confermato l’efficacia del decreto Via (Valutazione d’impatto ambientale) solo fino al 22 giugno 2026. Entro quella data l’impianto dovrebbe essere pronto e collaudato: di fatto, impossibile.

 

Se da un lato la scadenza ravvicinata viene letta come una notizia positiva, dall’altro non rappresenta la parola “fine”. La società ha infatti la facoltà di ricorrere al Consiglio di Stato o, in futuro, di avviare una nuova procedura di VIA. Il rischio concreto è che il sito di San Benedetto rimanga stabilmente nell’elenco delle aree destinate allo stoccaggio nazionale.

 

«L’obiettivo finale è fare uscire definitivamente San Benedetto da questo elenco. È inammissibile che una località come la nostra, ad alta vocazione turistica e densamente abitata, possa essere considerata adatta a ospitare un sito così pericoloso. Sarebbe la prima volta in Italia e, probabilmente, nel mondo». Queste le parole di Alfredo Vitali e Massimo Bartolozzi, veterani della lotta contro la Gas Plus. I due hanno fatto il punto durante una conferenza stampa nella sala consiliare sambenedettese, alla presenza di rappresentanti istituzionali.

 

(da sinistra) Vitali, Bartolozzi, Loggi, Cappellacci e Grasso

Per contrastare il progetto è stata istituita una Cabina di Regia intercomunale che coinvolge San Benedetto, Monteprandone, Martinsicuro e Colonnella. Uno strumento che, nelle intenzioni dei promotori — tra cui il sindaco di Monteprandone Sergio Loggi — dovrebbe unire le forze tecniche e politiche del territorio.

 

Tuttavia, ad oggi la Cabina di Regia è operativa solo sulla carta. La caduta della giunta comunale sambenedettese e il recente addio del dirigente tecnico Giorgio Giantomassi hanno rallentato la firma per l’incarico ai tecnici e la ripartizione delle spese. L’auspicio emerso in conferenza è che la commissaria prefettizia Stentella proceda rapidamente alla convocazione di una nuova riunione operativa per sbloccare la situazione.

 

Nel frattempo, i Comuni di Monteprandone, Martinsicuro e Colonnella si sono già attivati. «Siamo pronti a mettere a disposizione risorse per contribuire alle spese legali, qualora fosse necessario resistere in Consiglio di Stato dopo l’ultimo pronunciamento del Tar del Lazio», dichiarano gli assessori Elia Grasso (Colonnella) e Marco Cappellacci (Martinsicuro).

 

Restano inoltre da sviluppare ulteriori studi geologici per rafforzare la tesi dell’inadeguatezza del territorio sambenedettese a ospitare un progetto simile. Il giacimento di stoccaggio del gas si estenderebbe infatti su un’area di circa 15 chilometri quadrati nel sottosuolo, coinvolgendo numerose località limitrofe.

 

Con le elezioni alle porte, il tema dello stoccaggio torna centrale nel dibattito politico. È stato annunciato un incontro pubblico, ipotizzato per sabato 9 maggio, durante il quale i candidati sindaci saranno chiamati a esprimere posizioni chiare e a indicare le azioni che intendono intraprendere per la tutela del territorio.

 

«L’obiettivo è unire il territorio in una battaglia comune. Manteniamo alta la guardia e siamo pronti a tornare in strada per una grande manifestazione popolare come quella di dieci anni fa. Potrebbe sembrare che la questione sia risolta, ma non è così: probabilmente siamo alle battute finali, ma c’è ancora da lottare per raggiungere il traguardo definitivo», concludono Bartolozzi e Vitali. La comunità attende ora risposte concrete, mentre il conto alla rovescia verso il 22 giugno 2026 è ufficialmente iniziato.


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