
I partecipanti all’escursione (foto di Nazzareno Di Luigi)
di Walter Luzi
Ski & trek, per la montagna un amore senza fine. L’appuntamento con la tradizionale giornata di trekking al termine della stagione sciistica è diventata una classica per le comitive di Domenico Cagnetti. Il maestro di sci più popolare della città. Con gli Alesi, Luciano, Sandro, Bruno e il compianto Pino, nella loro Piagge, le leggende viventi di questa disciplina invernale, di cui furono i pionieri fin dagli anni Cinquanta.

Domenico Cagnetti davanti alla casetta dello sci club a Monte Piselli
Classe 1941, praticamente un highlander, ad ogni tarda primavera, al termine del nutrito programma di settimane bianche invernali che accompagna, Domenico chiama a raccolta i suoi …discepoli. Il suo amore per la montagna è, infatti, viscerale, totale e incondizionato. Prescinde, come per ogni donna che si ama davvero, dal colore del vestito che indossa. Che sia il prediletto bianco in inverno, il marrone in autunno o il verde che ne accompagna la primavera e l’estate. Prescinde anche dall’aspetto puramente professionale che, nel suo caso, pure è stato predominante nella propria vita.
È passione autentica quella di Domenico Cagnetti, come quelle di altri noti montanari, più o meno tutti suoi coetanei, abituali frequentatori della “nostra” Montagna dei Fiori. Delle piste innevate di Monte Piselli fino all’ingloriosa fine, e dei mille sentieri che lo abbracciano, da sempre, tutto intorno ai suoi versanti. È amore vero, il suo, per la “sua” montagna. Che tutti avvertono bene, e che tutti finisce per contagiare. Un legame forte quello di Domenico Cagnetti e di quelli come lui, con la storia e le leggende di questa montagna degli ascolani, le sue caciare e le sue neviere, il vento che porta con sé la bufera, o scaccia le nebbie riscoprendo il sole. Risalendo e discendendo, come fatto per tantissime altre stagioni della vita, quei pendii di rocce bianche e di erbe alte. Diventate piste di sci quando, rispetto a oggi, dal cielo veniva giù molta più neve, e politici e amministratori facevano molte meno chiacchiere.

In marcia (foto Di Luigi)
Oggi i sedili della seggiovia lasciati appesi alle funi portanti, a cigolare ed arrugginire, mettono tristezza. Come quel campetto scuola abbandonato, un tempo fiore all’occhiello della piccola stazione sciistica ascolana. Che faceva impazzire letteralmente i frequentatori “nordisti”. «Ti giuro, è vero! – raccontavano increduli agli amici – da quassù, sciando, si riesce a vedere anche il mare!». Una peculiarità propria di pochissime altre località sciistiche in Italia, allegramente gettata alle ortiche insieme a tutto il resto.
Si parla anche di questo con gli altri appassionati lungo il sentiero che sale da San Giacomo verso la sommità di Monte Piselli. Domenico Cagnetti, a ottantacinque anni, ha il fiato meno corto di tanti meno giovani di lui. Nel gruppo anche Alfonso “Ffonzì” Bianchini, novanta primavere festeggiate da qualche mese, senza perdere né smalto, né gamba.
La stazione di monte Piselli a metà degli anni 80 con il rifugio Pizi e il campo scuola
Si parla di passato e di futuro della Montagna dei Fiori. Del carrozzone lottizzato che è stato capace solo di progressivamente smantellare, anziché mantenere, il patrimonio che aveva a disposizione, e miope fino al punto di non continuare ad investire, nei tempi di vacche grasse degli anni Ottanta e Novanta, nello sviluppo della località. Quest’ultima dalle innumerevoli potenzialità, ma dal bacino di utenza, e dalla tradizionale stagionalità, obbligatoriamente, da allargare. Senza perdere mai di vista però, la sostenibilità, ambientale ed economica, di ogni serio progetto allo studio. Evitando, magari, di avventurarsi in onerosi progetti faraonici e badando al concreto, al fattibile in tempi brevi, a costi contenuti e più realistiche possibilità di sopravvivenza nel tempo. Si guarda, in proposito, alla conferenza speciale già indetta per il 27 luglio, convocata alla presenza di tutte le parti coinvolte sull’area. Sperando che serva a spezzare il tirare a campare generale degli ultimi decenni, superare le contrapposizioni strumentali, i protagonismi fini a sé stessi, e i bassi interessi da pollaio.

Ogni tanto il gruppo Cagnetti in marcia deve farsi da parte lungo il sentiero, per agevolare il passaggio dei concorrenti partecipanti all’Ascoli Xtreme Trail. “Il trail delle meraviglie” come lo hanno definito gli organizzatori, in una terra ricca di storia e tradizioni, fra le pareti in travertino e i fitti boschi, con tracciati che si snodano su panorami che spaziano dai Monti Sibillini fino al mare, partendo dal centro di Ascoli, la “Città delle Cento Torri”. Sono gli atleti più esperti che hanno scelto i percorsi più duri, il Croce Trail (40 km fino alla Croce) e il Caciara Trail (27 km fino a Monte Piselli). I principianti si sono contentati, invece, del percorso più leggero l’Eremo Trail (15 km fino al bosco delle Piagge).
La meta della passeggiata del gruppo di Domenico Cagnetti è, invece, meno massacrante, ovviamente non competitiva, e si conclude in un luogo dell’anima per il maestro. La casetta di legno, un tempo adibita a segreteria dello Sci Club Monte Piselli, che si affaccia sul vecchio campo scuola abbandonato da tempo. Vestigia di quel fulgido passato sciistico, è diventata tempio della memoria di questi luoghi. Ed espressione materiale del gran cuore di chi ha fortemente voluto che continuasse, comunque, a vivere.

Domenico Cagnetti, con i fratelli Alesi, hanno voluta mantenerla fino ad oggi, con lo stesso amore con cui l’hanno costruita, con le loro mani, mezzo secolo fa. Lì dentro hanno trascorso i periodi migliore delle loro vite, e nel quadro generale di incuria ed abbandono circostante delle strutture che hanno reso celebre quel campo scuola, la piccola casetta di legno dello sci club è rimasta, grazie a Domenico, l’unica cosa bella e viva dell’intera montagna.
Camminatori ed escursionisti in viaggio verso la Croce sanno che quassù, in estate come in inverno, qualcosa continua a vivere. Domenico, quando c’è, e c’è spesso, accoglie tutti. Offre una bevuta, un minuto di riposo, di pausa nella salita, di ristoro per la gola seccata dall’arsura, e, soprattutto, di conforto per lo spirito. Ricorda insieme a loro gli anni belli. Non senza rimpianto, non senza emozione. Come stavolta. Come ogni volta. Gli amici di sempre, Dino Felicetti e Giovanni Giuliani, hanno preparato uno spuntino e un bicchiere di buon vino per tutti. Alla tua salute maestro! Ti vogliamo bene.

Alfonso Banchini con Domenico Cagnetti

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