In Riviera, la comunità dei Frati Minori Conventuali si prepara alla festa di Sant’Antonio da Padova con due importanti novità che restituiscono alla città altrettanti simboli della sua tradizione religiosa. Sono stati infatti completati il restauro della storica statua del Santo e quello del concerto campanario della parrocchia, composto da cinque campane che tornano ora a scandire la vita del quartiere più popoloso della città. La chiesa di Sant’Antonio si trova lungo via Toscana, a breve distanza dal palazzo municipale.
Un doppio intervento che intreccia devozione, memoria e patrimonio artistico, proprio alla vigilia della solennità del 13 giugno, uno degli appuntamenti più sentiti dai fedeli sambenedettesi.
La prima restituzione riguarda il simulacro di Sant’Antonio, opera lignea realizzata negli anni Quaranta dallo scultore Ferdinando Prinoth, artista della rinomata scuola della Val Gardena. L’opera, particolarmente cara alla comunità, era stata segnata dal trascorrere del tempo e necessitava di un intervento conservativo.
Su iniziativa del parroco Padre Andrea Cannuccia, il restauro è stato affidato a Mirco Bacelle, restauratore sambenedettese, affiancato da Raffaele Bruni. L’intervento ha consentito di ripulire le superfici e consolidare la struttura, restituendo piena leggibilità ai dettagli della statua e all’espressività delle figure di Sant’Antonio e del Bambino Gesù.
Per generazioni di fedeli quella statua ha rappresentato un punto di riferimento spirituale. Ai suoi piedi sono state affidate preghiere, richieste di aiuto e ringraziamenti, diventando nel tempo una presenza familiare per l’intera città.
Il simulacro è stato ricollocato in chiesa il 31 maggio scorso, in occasione dell’avvio della tradizionale Tredicina di Sant’Antonio, e sarà protagonista della processione solenne prevista il 13 giugno alle ore 18.
L’altro importante recupero riguarda invece il campanile della parrocchia. È stato completato il restauro del concerto campanario formato da cinque campane, acquistate negli anni Sessanta grazie alle offerte e ai sacrifici dei parrocchiani dell’epoca.
I bronzi furono consacrati dall’allora vescovo Vincenzo Radicioni secondo il rito del Pontificale Romanum e vennero realizzati dalla storica fonderia Scarselli di Firenze. Accordate in Sol3, le campane sono dedicate a Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi, San Pietro, Madre di Dio e San Massimiliano Kolbe.
L’intervento tecnico e conservativo è stato eseguito dalla ditta sambenedettese Belltron, consentendo il pieno recupero del sistema campanario e del suo caratteristico suono. Grande soddisfazione è stata espressa da Padre Andrea Cannuccia: «Vedere la statua restaurata e poter riascoltare la voce delle nostre campane è un dono immenso per tutta San Benedetto – afferma il parroco –. Ringraziamo il restauratore Bacelle e i tecnici della Belltron per la professionalità dimostrata. Dietro queste opere c’è la fede dei nostri padri, che acquistarono le campane con immensi sacrifici, e c’è la devozione di oggi. Ora siamo davvero pronti, nel corpo e nello spirito, a vivere la festa del 13 giugno».
Per la parrocchia si tratta dunque di un ritorno alle proprie radici, ma anche di un investimento sulla memoria collettiva. La statua restaurata e le campane nuovamente funzionanti rappresentano infatti due elementi profondamente legati alla storia religiosa e sociale del quartiere, pronti ad accompagnare ancora le future generazioni di fedeli.
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