
Francesco Balloni e Arianna Trillini
Il Piano Casa può rappresentare un’occasione importante non solo per aumentare l’offerta di abitazioni e favorire la rigenerazione urbana, ma anche per sostenere uno dei comparti più rilevanti dell’economia picena. È la posizione espressa dalla Cna di Ascoli Piceno, che guarda con interesse al provvedimento in discussione a livello nazionale, pur sottolineando la necessità di rafforzare il ruolo delle piccole e medie imprese all’interno del sistema degli interventi previsti.
Nel Piceno il settore delle costruzioni continua infatti a rappresentare una componente significativa del tessuto produttivo locale. Secondo i dati della Camera di Commercio delle Marche aggiornati al 31 maggio 2026, sono 2.512 le imprese attive nel comparto in provincia di Ascoli, pari al 13,4% delle 18.771 aziende complessivamente operative sul territorio. Un numero che registra anche una crescita dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Per la Cna, il Piano Casa potrebbe tradursi in un doppio beneficio: da un lato offrire risposte concrete al crescente fabbisogno abitativo, dall’altro generare nuove opportunità di lavoro e investimenti per le imprese della filiera delle costruzioni, dell’impiantistica e dell’intero sistema casa.
Una prospettiva che assume un valore ancora maggiore nelle aree interne del Piceno, dove il tema dell’abitare si intreccia con quello dello spopolamento e della tenuta sociale dei territori. I dati contenuti nel rapporto annuale 2026 della Banca d’Italia mostrano infatti una situazione particolarmente delicata: tra il 2012 e il 2025 la popolazione residente nelle aree interne marchigiane si è ridotta del 10,9%, un calo ben superiore a quello registrato nel resto della regione. La densità abitativa risulta inoltre inferiore sia alla media marchigiana sia a quella delle analoghe aree del Centro Italia.
In questo quadro, la riqualificazione del patrimonio edilizio e la creazione di nuove opportunità abitative vengono considerate strumenti importanti per rendere più attrattivi i territori e favorire la permanenza di famiglie, lavoratori e giovani.
L’associazione accoglie positivamente alcune modifiche introdotte dalla Commissione Ambiente della Camera attraverso un emendamento che recepisce proposte avanzate dalla stessa Cna. Tra le novità più rilevanti figura la possibilità di prevedere, nei nuovi insediamenti abitativi, la presenza non solo di attività commerciali ma anche di imprese artigiane di produzione e di servizio, contribuendo così a creare quartieri dotati di funzioni economiche e sociali.
Un secondo elemento riguarda l’estensione degli interventi di edilizia convenzionata a canone calmierato anche ai lavoratori dell’edilizia e dell’impiantistica, categorie che spesso si spostano dal luogo di residenza per esigenze professionali e che in precedenza non rientravano tra i destinatari delle misure.
Nonostante questi passi avanti, la Cna ritiene che il provvedimento necessiti ancora di ulteriori miglioramenti. Restano infatti aperte questioni legate alla semplificazione burocratica, all’accesso al credito, agli strumenti per la rigenerazione urbana e soprattutto al coinvolgimento delle piccole imprese, che rappresentano la struttura portante del comparto.
«Il Piano Casa può diventare una grande opportunità per dare risposte all’emergenza abitativa e sostenere la crescita dell’intera filiera del sistema casa – dichiarano la presidente della Cna di Ascoli Piceno, Arianna Trillini, e il direttore Francesco Balloni – Per le aree interne può inoltre rappresentare uno strumento importante per contrastare lo spopolamento e favorire nuovi servizi e opportunità di sviluppo».
Secondo l’associazione, il successo del provvedimento dipenderà però dalla capacità di tradurre gli obiettivi in interventi concreti sul territorio.
«Le imprese artigiane costituiscono l’ossatura del comparto delle costruzioni e di gran parte dell’economia locale – aggiungono Trillini e Balloni – Per questo dovranno avere un ruolo centrale nell’attuazione delle misure previste, trasformando le opportunità del Piano Casa in cantieri, occupazione e risposte efficaci ai bisogni delle comunità».
Per la Cna, dunque, la sfida non riguarda esclusivamente il settore edilizio, ma investe il futuro stesso dei territori, in particolare quelli dell’entroterra, chiamati a contrastare il declino demografico e a costruire nuove prospettive di sviluppo attraverso politiche abitative e investimenti diffusi.
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