Foto-ricordo per un folto gruppo di escursionisti (del CAI, sez. Feltre BL) in visita alla Torre, davanti alla quale è ben visibile l’area ricoperta da pietre piatte, le “schiazze“

 

(Foto di Daniele Felli)

 

Arquata del Tronto e le sue frazioni, tra le quali Pretare, hanno subìto gravissimi danni dalla sequenza sismica del 2016: tre violente scosse dal 24 agosto al 30 ottobre 2016, quest’ultima la più violenta (magnitudo 6,5) verificatasi nell’Italia centrale dopo quella del 1980 in Irpinia; non ha causato vittime ma gravissimi danni materiali alle infrastrutture e alle testimonianze storiche.

 

Dopo un primo periodo di “confusione”, la popolazione ha reagito con dignità e con diverse iniziative vòlte a riappropriarsi del territorio, con la sistemazione di antichi percorsi e di strutture di una certa rilevanza storica.

Daniele contempla la Torre, sulla quale campeggiano le bandiere dell’Italia e del “suo” Friuli

Tra queste, il restauro della Torre di Santa Gemma, un’antica fortificazione, a monte dell’abitato di Pretare, a oltre 1000 m di quota, lungo il precorso per Forca di Presta.

Il restauro e la valorizzazione di questa torre quattrocentesca è merito di Daniele Felli, al quale Cronache Picene ha dedicato un lungo articolo-intervista, al quale rimandiamo.

Nell’articolo, Daniele spiega le motivazioni che lo hanno portato dal Friuli alle nostre zone (650 km di distanza), un itinerario che mescola interesse ed emozione (ma l’aspetto sentimentale è quello dominante) e che vale la pena di conoscere (leggi qui l’articolo).

I contrafforti rocciosi del Vettore da Santa Gemma

Ma torniamo ad occuparci di questo antico manufatto.

Quella di Santa Gemma era una delle torri di avvistamento della Rocca di Arquata; in particolare, era quella che vigilava le terre a settentrione, verso le pendici del Monte Vettore, lungo l’antichissima mulattiera che portava al valico di Forca di Presta e che, nei pressi della struttura, era lastricata.

 

Una breve digressione. Dalla via consolare Salaria si staccavano dei diverticoli. Uno di questi, dalla Statio di Surpicanum (alla Piana di San Salvatore, proprio sotto Arquata del Tronto) risaliva la montagna per arrivare al valico del Galluccio (e proseguire per Montegallo, Amandola e Fermo); un altro arrivava a Forca di Presta, la via per l’Umbria. Forca di Presta era un valico importante perché «metteva in comunicazione il territorio umbro-sabino [il Nursino] con la valle del Tronto e quindi con la Salaria (R. Cordella, 1995)».

 

Il toponimo è significativo; Forca indica che il posto è una forca, un posto di valico, e Presta che era un sito posto in alto, a quote elevate; sul secondo termine del nome (nel Medioevo era Prestita), qualcuno lo fa derivare da Praestita, divinità sabina.
Poco sopra Pretare, seguendo la mulattiera che sale verso il Vettore, dietro la cappella, si trovano i resti della chiesa di Santa Gemma (1095 m).

Nell’immagine d’epoca (anni ’20 del Novecento), un campo estivo organizzato dalla Diocesi di Ascoli Piceno. Sullo sfondo, il profilo della Dogana, ancora con due piani. Poco dopo, una frana investì la struttura, danneggiandola

In passato, la località era frequentata il Lunedì di Pasqua quando veniva raggiunta da gruppi familiari del borgo che andavano «a passa’ l’acqua» e vi consumavano, in comunità, dolci tradizionali.

 

Poco prima di arrivare a Santa Gemma, si incontrano i resti di un’antica torre di guardia, una struttura che fungeva da dogana e da osteria per i viandanti.
La costruzione svolgeva il ruolo di torre di guardia e di dogana per la riscossione delle gabelle per il passaggio di merci e di animali; questa funzione è durata a lungo, perché era già stabilita nel 1574 ed è rimasta in vigore fino ai primi dell’Ottocento.

 

Nello Statuto di Arquata (Libro delli Estraordinarii, Rub I/ 1574) si legge che «[…] il Gabelliero eletto, et Deputato dalla Magnifica Comunità d’Arquata debbia, et sia obligato stare a riscotere le Gabella nel Borgo d’Arquata, et un altro huomo a Santa Gemma, et che qualunque passarà con qual si voglia sorte di robba da pagare Gabella la debba pagare nelli luoghi ordinati, et de sopra nominati […] coloro che […] andassero verso Norcia o Visso siano tenuti pagare la Gabella a Santa Gemma, et non pagando a Santa Gemma s’intenda fraudo, et coloro che andassero verso la Marca siano tenuti pagare la Gabella alle Pretare, et non pagando il fraudo alla Fonte Vecchia delle Pretare». Le funzioni fiscali della struttura sono rimaste in vigore per molto tempo (come testimonia un Rapporto del Picchetto, che le registra in data «settembre dell’anno 1809»).

 

 

Inoltre – è Daniele che lo racconta nella sua pagina social«questa torre-dogana era l’unica fra queste strutture, almeno sette, che aveva, negli stabili adiacenti, anche l’osteria per i viandanti e locali per il dormitorio e la posta [il cambio] dei cavalli, quindi era un complesso abbastanza importante».
La torre-dogana era probabilmente «impostata su più livelli idonei a ospitare la guarnigione [un presidio militare armato] e a conservare scorte alimentari. È probabile la presenza di una stanza adibita al ricovero dei piccioni viaggiatori, utilizzati all’epoca come messaggeri per recapitare informazioni alla Rocca».

Daniele Felli nelle vesti di castellano, col fedele D

 

L’area di Santa Gemma si trova a circa 1095 metri di altitudine, immersa nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed è attraversata da una mulattiera parzialmente lastricata, con lacerti di muretti di pietra a secco e una fontana recentemente riattivata (Fonte Santa Gemma, conosciuta anche come Fonte della nocella); qui passa il tracciato del Sentiero europeo E1.

 

Chiudiamo questo articolo con qualche domanda all’amico Daniele Felli, friulano di Udine ma con radici arquatane, anzi… pretaresi (la nonna, scomparsa nel 2020, era nativa di Pretare). Allora, Daniele, decidi di tornare per prenderti cura di alcune proprietà ricevute in eredità e scopri la tua Torre: c’è una tua foto in veste di “castellano” e il telegiornale regionale ti ha dedicato un servizio.

La famiglia Funari espone il quadro raffigurante Santa Gemma (foto d’epoca)

«Sì, ho sempre desiderato la possibilità di avere dei terreni in un’area montana. Nel tempo cercai un’occasione nel mio amato Friuli, ma con la morte dell’ultima nonna, pensai a quei terreni che le appartenevano.
Non li conoscevo, sapevo solo dell’esistenza della Cappellina di famiglia ai piedi del Vettore, poco sopra Pretare. Mi misi a rintracciare le varie particelle, una a una; sulle carte risultava una piccola area rurale, proprio alle spalle della chiesetta. Con mia grande sorpresa scoprii i resti di questa antica Dogana con osteria, che cercai subito di ripulire dalla vegetazione che ormai la stava inghiottendo».

Un utile ripasso del dettato costituzionale

Stai recuperando e consolidando questa antica torre medievale e sulle mura hai sistemato un cartello che ricorda il testo dell’art. 9 della Costituzione: «La Repubblica tutela il patrimonio storico e architettonico della Nazione». È bello che il “manifesto” della tua iniziativa sia proprio un articolo della Costituzione repubblicana: il rudere della Torre, un bene privato, è diventato il simbolo della resilienza e della volontà di restanza.

 

«Il fatto di aver rinvenuto un manufatto storico rientra in una casistica piuttosto rara, e quindi cercai di capire, con le Istituzioni, quali sarebbero state le possibilità per poterlo tutelare. La risposta fu che, essendo il bene su un terreno privato, l’onere della salvaguardia sarebbe spettato a me, in quanto proprietario.
Senza scoraggiarmi, decisi di prendermene cura considerandolo un obbligo morale verso la collettività e le generazioni future, proprio come recita l’articolo 9 della nostra Costituzione».

Una foto insieme agli scout di Brescia in visita al Parco dei Monti Sibillini

L’articolo dedicato a te e alla tua torre si concludeva con questa frase: «Forse è proprio questo il senso del suo viaggio: ricordare e non dimenticare, unire due terre [Il Friuli e le nostre Marche, due terre segnate dal sisma, NdA] attraverso la memoria, il sacrificio e il lavoro, riportare vita dove il tempo e le scosse hanno lasciato solo silenzio. E, nel farlo, dimostrare che la rinascita non è solo un fatto di soldi o progetti, ma di radici e di cuore».

Il Festival dei Mantici alla Torre di Santa Gemma. In secondo piano, la Cappella dei Funari, ricostruita sui ruderi della chiesa antica

Puoi sottoscrivere questa affermazione? Vuoi aggiungere una tua riflessione?

«Sì, il senso è proprio questo. Sono il primo a riconoscere che non stiamo parlando di un edificio di elevato pregio architettonico, ma il fatto che esso sia sopravvissuto eroicamente a secoli di terremoti devastanti (una Torre eroica, di nome e di fatto…) ha richiamato in me questo filo conduttore con la terra in cui sono nato e cresciuto.
Il post-terremoto del ’76 in Friuli, cinquant’anni fa, è un grande esempio di identità e di valori, con la riscrittura di una nuova pagina di storia, in brevissimo tempo.
C’è una celebre frase che dice: “Il Friuli ringrazia e non dimentica”. Il mio desiderio, forte, di tutelare quei resti trova le radici anche in questo. È la volontà di tendere una mano verso un territorio colpito duramente, uno sforzo dal basso con un significato importante».

Un daino, gradito ospite della struttura

Bene Daniele, sono parole che ti fanno onore, come cittadino e come abitante del posto: meglio di tanti altri hai saputo fare qualcosa, con tenacia, per ritrovare un’identità territoriale che rischiava di perdersi. L’interesse degli escursionisti per la “tua” Torre (e per la Cappellina) e per quello che essa rappresentava per i pretaresi lascia ben sperare per il futuro.

Grazie per il tempo che hai dedicato a noi, rispondendo a queste domande, e per l’impegno profuso per la realizzazione del tuo sogno che, in fondo, è anche il nostro.

La Fonte di Santa Gemma (o della nocella)

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